mercoledì 3 dicembre 2008

Le Briciole di dicembre

Ho ricevuto oggi la lettera delle Briciole del mese di dicembre. Essa trattava tra tante altre cose, di alcune persone che, pur essendo ammalate, nella loro sofferenza, riescono a donare pace e speranza. Carla, la responsabile di questo movimento, afferma che la virtù in cui ci si deve allenare per prepararsi alla festa del Santo Natale è la capacità di perdonare. Ho riflettuto su questa virtù riguardo alla mia vita. Perdonare è molto difficile e supera di gran lunga la capacità umana. Saper perdonare è una grazia di Dio, così come saper accettare con gioia la sofferenza nella propria vita ed essere così luce per gli altri. E' difficile a volte comprendere senza criticare colui che è vicino. Bisogna saper rompere i propri schemi, non desiderare di essere la vittima di turno e di essere al centro dell'attenzione. Bisogna saper sciogliere i nodi interiori per essere liberi di amare l'altro senza che i suoi limiti ci rendano schiavo.
Se io so perdonare me stessa, riesco a perdonare anche l'altro. E' un discorso molto complesso e si apre alla conoscenza di .
Qualche anno fa mi capitò tra le mani un libro che una persona mi seppe felicemente consigliare, che trattava sulla crescita umana e spirituale. E' importante conoscere le proprie mozioni interiori e quindi saperle indirizzare bene.
Tutti i meccanismi di difesa che noi possediamo dentro, fanno sì che l'uomo non riesca a donare più di tanto di e ad affermare la propria libertà.
La medicina adatta è soltanto l'amore di Dio, nient'altro può guarirci, psicologia, altro!
Ritornando alle Briciole, mi dona davvero tanta pace, sapere che Dio ha bisogno di tutti noi! Di tutti noi! A volte si misura la santità da quanto si lavora, da quanto si soffre...Ma tutto ciò, come anche San Paolo disse, non vale a nulla senza la carità.
Questa mia malattia è una grande gioia! Dio mi dà sempre la forza di saper superare i conseguenti momenti di debolezza interiore! Essa è la mia speranza nella vita eterna, è la grande grazia della mia vita. Ho domandato con fede solo una volta, prima che compissi la grande scelta della mia vita, di essere guarita, ma non mi guarì. Mi voleva alla sua sequela così, con questa malattia, forse incompresa da alcuni che mi sono vicini e che mi limita tantissimo nella mole di lavoro che vorrei fare e non riesco a svolgere.
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