giovedì 4 agosto 2016

Sofferenza

Poco tempo fa ho ricevuto su un post scritto parecchi anni fa un commento che mi ha fatto riflettere o almeno mi ha motivato a chiarire alcuni argomenti che, per chi non crede, possono apparire giustamente ostici. Comprendere la spiritualità cristiana non è così semplice, ci vuole la grazia dello Spirito Santo, altrimenti si rischia di fraintendere tutto. Purtroppo anche coloro che si dicono cristiani non sempre intendono profondamente certi concetti che poi, ovviamente, si devono tradurre in atti concreti. 
Il post parlava proprio di questo. Gesù, ci è narrato in un passo del Vangelo, afferma che chi non porta la propria croce e lo segue, non è degno di Lui. Chi ama di più il padre, la madre, fratelli, sorelle...etc... non è degno di Lui. 
È vero, in questo post lo ribadisco. Per comprendere il vero valore del cristianesimo, bisogna amare più di tutto e di tutti Dio. Perché? Per il semplice fatto che Dio ha dato la vita a noi e ancor prima ai nostri genitori. È stato lui! Per cui sopra di tutti bisogna amare colui che ha dato la vita, che ha generato la vita e sempre la conserva. 
Il problema è che il discorso di Gesù si fa ancor più duro e afferma che bisogna portare la propria croce ogni giorno e chi non lo fa, non è degno di Lui.
Forse ci siamo abituati con il tempo a questo termine: croce. Non gli attribuiamo il suo vero significato. Riflettiamo su questo termine. Non è stato Dio ad inventare la croce. La croce era il patibolo, voluto dagli uomini come strumento di giustizia... sulla quale venivano innalzati i condannati a morte. La croce era uno strumento di giustizia molto crudele che lacerava le carni e introduceva il condannato all'agonia senza consolazione, ad un corpo arso dalla febbre, contuso, dalle membra lussate, destinato a sperimentare la mancanza d'aria, l'asfissia. La croce era il talamo su cui il condannato affrontava l'agonia. Inoltre la sua posizione era verticale, fatta di legna. Gesù con quella semplice frase ha dato all'uomo un impegno arduo che può compiere solamente con l'aiuto dello Spirito Santo. L'uomo deve accettare la croce, la condanna anche ingiusta degli uomini, il loro giudizio, la desolazione, la derisione, la solitudine, le percosse. Deve accettare la sofferenza della crocifissione, quella della carne straziata, una sofferenza umana che asfissia e desola. Ma sarebbe davvero triste se il discorso di Gesù si fosse fermato a questo. Ha aggiunto una parte fondamentale: “ e non mi segue”. Si deve portare la croce con amore in riparazione dei propri peccati, per placare la giustizia.... Già, perché forse non ci pensiamo, ma ogni nostro più piccolo peccato ha ripercussioni negative sugli altri e per tale motivo esigono la riparazione. Se non si offre la santa Messa e la propria sofferenza per la giustizia, tali peccati verranno riparati in Purgatorio... e lo chiederemo noi stessi... Magari questo discorso potremo affrontarlo in un altro momento... Altrimenti pure questo potrebbe essere oggetto di fraintendimenti. 
Noi siamo creati per la felicità e dobbiamo viverla appieno su questa terra. La felicità, però, non è derivante da cose concrete che noi facciamo, anche se possono aiutarci a trovare la distensione del nostro spirito e non sono un male... ma è un equilibrio interiore, che talvolta può essere sconvolto sebbene per breve tempo, il quale si nutre di una certezza, una pietra ferma nel nostro deserto di sabbia oscillante sotto la sferza del vento: tale pietra non può essere altro che la vita eterna e quindi Colui che ce la dona: Dio. Non può essere altro. Si deve nutrire di questa fonte inesauribile. Per essere duratura, la felicità deve abbeverarsi ad una fonte eterna. In natura non esiste nulla di eterno, tutto è soggetto a corruzione. Noi desideriamo l'eternità e l'abbiamo bene in mente, anche se i dubbi possono sconvolgerci e gettare un'ombra ai nostri pensieri. L'eternità è data solamente da Dio, l'eterno in persona. 
La sofferenza è generata dal peccato originale, è sua conseguenza, ma Gesù ci ha indicato la strada per redimerla: “offrila per riparare a ciò che tu fai di male, alle tue imperfezioni... offrile con amore, pensando alla gioia a cui io ti colmerò... se mi segui, ti condurrò alla vita eterna....”. Non solo. Siccome la croce è lo strumento di morte che Gesù ha scelto per redimerci dal peccato, lui diventa il modello per eccellenza: egli ci ha mostrato come portare la croce. Anche se siamo innocenti, come lui lo era, ha portato ugualmente la croce per pareggiare i conti dell'umanità intera, senza recriminare, senza dire che il tutto è ingiusto. 

Attentati in Europa

Non ci sono parole. In questo periodo durante il quale ho taciuto, sono avvenute altre tragedie, altri attentati... in Germania e nuovamente in Francia.
Non riuscivo nemmeno a scrivere, a mettere nero su bianco i miei pensieri perché scivolavano talmente veloci, come l'onda sulla rena, che non riuscivo a cogliere le sfumature dei vari avvenimenti e riflettere su di essi. Difficile trovare una risposta ai mille interrogativi e forse non ce ne saranno mai, perché la cattiveria e l'odio non si possono spiegare...
In Germania un tizio ha sparato in un centro commerciale, senza uno scopo preciso, tipo roulette russa ma ha mirato ai più giovani. Era un pazzo, in analisi psichiatrica... Sembrava un fatto isolato, come ne possono accadere spesso quando una persona malata di mente si accanisce contro gli altri quando sente ribollire un odio profondo per il suo passato e la sua stessa vita...
Ci si stava per rialzare da quell'episodio non terroristico, convincendosi che non era tale, quando un siriano si fa esplodere davanti ad un winebar. Le sue intenzioni erano ben altre: entrare in un festival della musica e quindi perpetrare una strage ancor più grande. La questione però non cambia. Sempre atto terroristico era, che poi non sia andato a “buon fine” ossia secondo le intenzioni del terrorista, non ha importanza. Il terrore ha cominciato a rimbalzare pericolosamente tra Germania e Francia per ricadere nuovamente nel territorio francese. Rouen. Per l'esattezza una chiesa dove si celebrava la santa Messa mattutina. Un colpo alla cristianità e un nuovo atto di vigliaccheria e di idiozia. Hanno sgozzato un prete ottantaquattrenne... Hanno compiuto quattro atti sacrileghi in un solo istante: hanno ucciso un uomo, hanno ucciso un innocente, hanno ucciso un anziano indifeso, hanno ucciso un prete, ossia un consacrato del Signore! Un terribile atto di vigliaccheria! Bambini... anziani... giovani... Dentro il cuore tanta rabbia. Mi ritornano in mente quante volte i nostri antenati si sono rivoltati contro il male, contro la violazione dei diritti umani e della libertà. Quanto hanno lottato per conquistarla, per i figli, per le loro mogli... Tante.... Troppe... Non hanno esitato a donare la propria vita per la loro patria. E così, anche in questi atti terroristici persone comuni hanno preso il loro coraggio nelle loro mani e con la rabbia e l'amarezza nel cuore, si sono ribellati a quell'ingiustizia.
A Nizza: due comuni cittadini hanno tentato di fermare il camioncino impazzito.
Germania: un ragazzo dà del matto al giovane che “giocava” al tirassegno nel centro commerciale. 
La rabbia di vedere la propria gente indifesa, la propria città offesa, è un sentimento radicato, profondo, appartenente ad ogni epoca, anche questa affetta gravemente da individualismo e neoliberismo. 

L'ultimo attentato a Rouen segna una tappa fondamentale per la storia. Dopo tanti anni, la terra europea è stata imporporata del sangue di un martire per la fede cristiana. Già, perché tanti sacerdoti qui in Italia hanno perso la vita lottando per il bene, ma il loro assassinio era più per la voce che davano ai diseredati, agli schiacciati dalla criminalità, al loro riscatto, non tanto per la fede cristiana. 
Dopo tanti anni, in Francia, il primo martire... Mi sembra di ricordare sant' Ignazio d'Antiochia. Anziano anche lui, frumento macinato per Cristo. 
Da questo episodio, le sante Messe domenicali ospitano anche i musulmani accorsi per testimoniare che l'atto terroristico ha ferito al cuore anche la loro religione. Non è quel Dio che professano. Per la prima volta in Italia, hanno partecipato alla santa Messa! Dio non si fa mai vincere in generosità. L'atto è commovente, come tutti gli atti di puro amore. I musulmani negano la sepoltura all'attentatore di Rouen... e partecipano ai funerali di padre Jacques. “Nous sommes freres” 
Il tutto accade quando i giovani stanno convergendo a Cracovia per la giornata mondiale della gioventù. Pensano di farci paura, ma i cristiani, quelli veri, sanno morire per la loro fede. 

venerdì 15 luglio 2016

Oltre la morte

Altro attentato in Francia, una cosa orribile. Ci si domanda quando finirà. Forse mai.  Altre vite spezzate, altri volti scomparsi, altre famiglie distrutte. A volte si pensa che a noi non accadrà mai, che noi siamo spettatori della sofferenza degli altri, oppure ci crogioliamo nel nostro dolore e vogliamo di proposito mettere la testa sotto la sabbia...
Rabbia, solamente rabbia... di fronte alla violenza che c'è nel mondo... ma Dio non l'ha voluta, è l'uomo con il suo odio, il suo rancore che chiude il suo cuore nella tomba, nel silenzio senza fine di una morte eterna. Non si uccide per Dio, qualsiasi sangue versato inutilmente, è un peccato che grida vendetta davanti a Dio. Loro pensano di fare la battaglia contro satana, combattendo contro l'Occidente, ma in realtà appartengono a satana, più degli stessi atei. È vero però, che l'Occidente, l'Europa, deve convertirsi, si è allontanata troppo da Dio e da ciò non può derivare un bene. Non siamo più sicuri nelle nostre case, nelle nostre Nazioni e dobbiamo pur pensare che potrebbe accadere anche a noi. 
Una volta la precarietà della vita era segnata dalle malattie, dalla fame, dalla povertà. Adesso da questi episodi di violenza sempre più serrati, sempre più frequenti, che vogliono spaventare. Che ignobili! Hanno falciato la vita di tanti bambini... che idioti e vigliacchi. Scusate le parole, ma solamente questo mi viene in mente. Loro si nutrono di odio...

Vero è, che a parte questi episodi violenti, dobbiamo essere pronti, la vita è un sottile filo che ci tiene “legati” a questa terra. La nostra patria è nel cielo, qui, volenti o nolenti, siamo di passaggio. Non sappiamo qual è il nostro destino e come avverrà la nostra morte, ma avverrà prima o poi. Per cui dobbiamo prepararci a questo passo importantissimo. Le persone, le cose, il mondo, la nostra stessa vita non ci appartiene. Non possiamo pensare di vivere una lunga vita, non sappiamo nulla di cosa ci capiterà nemmeno tra un minuto. Per cui dobbiamo vivere come se già non appartenessimo a questa terra. Che cos'è che avremo oltre questa vita? L'amore, semplicemente l'amore. E dobbiamo vivere d'amore già su questa terra, non quell'amore possessivo, ma un amore divino, capace di trascendere dai sensi... E poi, non pensiamo di aver perduto i nostri cari che sono già morti. Semplicemente ci hanno preceduto in cielo.  Il legame sarà tanto più forte se avremo fede. Se siamo lontani da Dio non potremo mai fare esperienza di quell'amore eterno e ci rimarrà solamente quel vuoto inevitabile lasciato dalla persona cara che è già andata in cielo...

Santa Teresa diceva: “Tutto passa, solo Dio resta”. Questo è verissimo: unicamente se avremo questo contatto intimo con Dio, le anime si sveleranno al nostro cuore, altrimenti staranno nel loro cielo e non potranno consolarci e la loro dipartita per noi sarà una sterile disperazione... che non ha nulla  a che vedere con la sensibilità. Dio permette anche dei contatti ultraterreni a chi affida pienamente il cuore a lui perché sa che questo cuore è già in cielo. 
Da ieri stanno dando nuovamente in televisione don Matteo 9. Parlando della figlia del maresciallo e della sua morte avvenuta in un incidente, don Matteo risponde al dolore profondo del padre dicendo che il dolore, la ferita non si rimarginerà mai... Vero, perché quella persona che manca non potrà essere sostituita da nessuno, mai. Don Matteo, però, aggiunge che quella ferita sarà riempita dalla grazia e la grazia si trasformerà in amore....
Oh sì, davvero, unicamente chi avrà fede farà esperienza concreta di questo amore oltre la morte, di questa vita eterna... di queste persone trasformate in angeli a cui non  mancano nemmeno le parole, si trova sempre il modo di comunicare con questi angeli. 

giovedì 14 luglio 2016

Razzismo

Una cosa indecente... insomma, uno schifo! So che questo post avrà una connotazione un po' differente dagli altri, un po' dettato dalla rabbia e dal desiderio che le cose siano diverse... però lascio andare i miei pensieri, con la stessa foga che hanno invaso e travolto la mia mente.
Il disastro ferroviario in Puglia. Che cosa vuol dire? Tante vittime, tanti volti scomparsi... e non era loro colpa... Già perché ci sono degli incidenti stradali in cui perdono la vita delle persone ma... a volte li provocano loro perché bevono, parlano al cellulare, perché corrono come matti e, oltre a mettere a repentaglio la loro vita, mettono in pericolo quella degli altri... Questo, accaduto in Puglia, non era colpa delle vittime, assolutamente. Non hanno voluto loro la distruzione delle loro famiglie... eppure sui Social, appaiono dei post così stupidi che ti verrebbe voglia di non so cosa fare! C'è, insomma, qualcuno che ha osato esultare... non oso nemmeno ripetere le parole che hanno detto loro... ma lo faccio per spiegare il motivo della mia ira... “20 terroni in meno”.... ma è a dir poco schifoso quello che hanno detto, perché denota tanta ignoranza quanta stupidità, ma soprattutto tanto odio e vuoto dentro il cuore. Una vita sprecata... E poi il rinascere di certi termini come “nazionalsocialismo”.... quando si lotta per la tolleranza e l'Unione Europea...
Già, perché l'Unione Europea non dovrebbe essere solamente intesa economicamente o delle banche, ma come  Stati che si aiutano, che trovano insieme un'intesa di pace... La cosa più strana che mi suscita ira è che si accettano solamente alcune categorie di persone e si lotta perché vengono accettate, mentre altre che sono uguali a noi, vengono sistematicamente disprezzate... senza considerare nemmeno per un istante che, sia della questione del sud che degli emigranti, non sappiamo un bel nulla. Il problema è che proprio nel secolo in cui cerchiamo, anche nelle leggi, l'uguaglianza e la fraternità, con ignoranza si sputano sentenze...
Volete tornare al fascismo? Volete tornare al nazismo o nazionalsocialismo? Al periodo storico in cui essere omosessuali, malati psichici, ebrei, disabili, voleva significare essere considerati meno che spazzatura? Tornateci... anzi ci siete già tornati con il vostro odio, perché di questo si tratta. Chiudete le porte del vostro cuore, ma allora accettate la vostra solitudine inevitabile perché l'odio non produce mai cose buone...

Se volete essere davvero Italiani, con la I maiuscola, leggete,meditate sul terzo articolo della nostra Costituzione... Essere Italiani veri, significa anche conoscere la propria Costituzione....


Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso , di razza, di lingua , di religione, di opinioni politiche , di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

martedì 5 luglio 2016

Il perdono di Dio

Dio si china sulle nostre miserie... senz'altro... Ma spesso è un ritornello retorico che echeggia nel nostro cuore, a cui crediamo fino ad un certo punto. È così, però, è veramente così.

Quando noi sbagliamo, facciamo molta fatica a perdonarci. Il nostro errore grava sul nostro cuore e talvolta lo schiaccia fino a farlo sanguinare abbondantemente. Per le anime sensibili, quelle che sono impegnate seriamente in un cammino spirituale, tutte le imperfezioni sono oggetto di esame di coscienza e se da una parte è buonissimo, dall'altro ci può spingere a cadere nel baratro degli scrupoli che possono diventare terribili fino a paralizzarci e impedirci di continuare il nostro cammino spirituale. Perché? Questo è semplice da capire. Sotto sotto la motivazione del nostro cammino è umana: desideriamo essere perfetti solo per nostro tornaconto, per avere il plauso umano, per avere la coscienza a posto. Non ci accorgiamo che stiamo incentrando il cammino spirituale su noi stessi e che Dio c'entra poco in questo. Arriviamo al punto di non saperci perdonare... ma non sappiamo perdonare nemmeno gli altri. Il nostro cammino dovrebbe avere come centro Dio e il suo amore. Ciò non vuol dire rimanere e continuare nei propri sbagli, assolutamente, perché certi sbagli, soprattutto quelli che fanno male al prossimo vanno assolutamente evitati. Vuol dire invece, sapersi vedere come Dio ci guarda, saper domandare perdono quando si sbaglia e cercare di amare il prossimo come Dio lo ama.

L'amore di Dio non è retorico, lo racconta il Vangelo a cui dovremmo imparare ad accostarci non con il senso di abitudine, ma di stupore, come quello di cui è colmo il cuore dei bambini. I bambini devono scoprire ancora le cose del mondo e il racconto che ne fanno gli adulti non è che un pallido raggio di ciò che scopriranno loro... Ricordiamoci il tumulto del cuore nell'adolescenza, la sorpresa nello scoprire come può essere piena la vita: esso spingeva a vivere, a tuffarsi in quelle emozioni che, sebbene fossero forti, facevano sentire vivi. Così deve essere il nostro atteggiamento di fronte al Vangelo: sorpreso dell'atteggiamento di Dio.
Gesù si accostava ai malati: gli Ebrei erano convinti che la malattia fosse la conseguenza del peccato, per cui di fronte ad essa non provavano pietà. Gesù curava i malati, curava il peccato, lo faceva sparire, insegnava all'uomo un nuovo atteggiamento che all'epoca pareva incomprensibile...
Allora facciamoci toccare dall'amore di Dio... lasciamoci amare da Lui, veramente.
Ci sono poi peccati che sono più gravi e la guarigione è più difficile perché il rimorso che rimane residuo nel cuore è molto grande. Eppure il buon Dio è capace anche di perdonare questi grandi peccati, ci dà una nuova opportunità come fece con l'adultera: “Va' e d'ora in poi non peccare più”. Già, questa seconda parte dobbiamo tenerla bene a mente: d'ora in poi non peccare più... Nel senso che se chiediamo perdono di quel peccato, dobbiamo mettercela davvero tutta per non commetterlo più.

Il cuore nell'eternità

Qualche giorno fa avevo condiviso una frase trovata sul web il cui senso era questo: non importa quanto scotti la sabbia quando sai che arriverai al mare.
Il significato è chiaro: non importa che cosa si passi durante la vita, l'essenziale è che si abbia in mente, senza dubbio, la meta a cui si deve giungere.
Qualche tempo fa, lessi di una mistica che spesso cito: Maria Simma. Diceva che il diavolo sguazza in questo secolo soprattutto manifestandosi nelle malattie psichiche, nello scoraggiamento e nella depressione. A pensarci bene è vero. Il buon Dio ci ha annunciato il vangelo delle beatitudini e il diavolo ha pensato bene di toccare il cuore dell'uomo provandolo nel senso esplicito del vangelo, togliendogli cioè la felicità, facendo sembrare vana la vita che l'uomo vive, declassandola, sottraendole il grande valore di cui è colma. Libertà e vita sono i ritornelli su cui si basa l'esistenza di oggi, ma non s'intendono bene i significati di queste due parole. Libertà s'intende fare ciò che si vuole, spesso violando la libertà altrui e diventando di fatto prepotenza e prevaricazione. Questo è terribile. Il fatto già di appartenere alla specie umana, implica che si debbano seguire delle regole naturali, imposte dalla natura stessa. Basti pensare alla corruzione, alla legge del tempo a cui siamo costretti tutti, uomini e animali, ma pure oggetti. Non possiamo sconfiggere questo, ma possiamo invece dimostrare chiaramente che la nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri. Poi c'è il termine “vita”. Non so cosa intenda per vita l'uomo d'oggi: lo sballo, l'assenza di sofferenza, lo stordimento, l'ottenere tutto ciò che vuole a discapito degli altri... Non lo so, fatto sta che spesso si sente fortemente, palpabile, la paura di vivere, di sentire le emozioni. 

Ieri sera, alla TV, hanno cominciato a ridare la fiction “Braccialetti Rossi 2”, bellissima. Ci sono tanti spunti su cui meditare e riflettere, a partire dalle canzoni scelte. Un'esistenza, sia che viva nella salute che nella malattia, non è immune dal dolore, dalla difficoltà di relazionarsi con gli altri. L'essenziale, quello che rimane all'uomo, è senz'altro ciò che è eterno. Nella Fiction, si esplica negli ideali dell'amore ad ampio spettro, dell'amicizia, dell'uguaglianza, tutte cose di cui necessita l'uomo per vivere pienamente. 

Immergersi in un rapporto d'amicizia, significa mettersi in gioco, perdonarsi mille e mille volte (settanta volte sette), avere la forza di ricominciare, di capire il punto di vista dell'altro e ciò che più sconvolge il suo cuore. Non è facile: se si vuole amare si deve essere pronti a soffrire. In questo mondo in cui nulla è certo e i rapporti umani sono diventati molto difficili perché intrisi dell'individualismo e dell'egoismo, niente è cambiato rispetto ai tempo passati: l'uomo ha bisogno di Dio, perché la sua esistenza e sempre legata ad un filo e nella tomba non si può portare i soldi...e nemmeno le persone che desidera e pretende di possedere...
Da ciò nasce il concetto vero di libertà. Essere liberi da tutto e da tutti per mettere il proprio cuore nelle mani di Dio. Non è certo semplice, è un lungo pellegrinaggio che dobbiamo intraprendere. È un cammino talvolta doloroso che ci domanda di sacrificare ciò che teniamo maggiormente, ma ci deve consolare che la nostra meta sarà il mare, ovvero il refrigerio di Dio, del suo amore e passo dopo passo, con fatica, lentamente distaccarci da tutto ciò che sa di terreno, per avere già il nostro cuore nel tesoro vero: Dio, che sta nei cieli. 

mercoledì 15 giugno 2016

Sepolcri imbiancati

Cos'è la Spiritualità? Me lo sono domandato oggi, soprattutto mentre riflettevo su me stessa, davanti al Tabernacolo.
Che cosa pensiamo quando parliamo di questo? Quando parliamo di fede? Perché andiamo a messa?
Per chi frequenta la chiesa sembrano domande banali, ma non è così, perché il cancro della vita spirituale è l'abitudine, a volte l'indurimento di cuore... e bisogna preservare il nostro spirito da queste cose... bisogna tenerlo vivo, alimentarlo ogni giorno. 
Spiritualità significa andare tutti i giorni a messa?
Significa dire lodi, vespri e rosario?
Significa fare il proprio dovere?
Significa essere forti, fino ad essere dei duri?
sì... e no... Non è solo quello!
Gesù rimproverava apertamente gli atteggiamenti dei farisei che rispettavano la legge in tutto... anzi, rispettandola, sbagliavano e dimenticavano una cosa fondamentale: l'amore. Anteponevano la legge all'amore. E questo è un rischio che corriamo anche noi oggi. Tra tutto ciò che noi cristiani “non dobbiamo fare”, dimentichiamo il “beati” che ha proclamato Gesù nel vangelo.... perché è soprattutto di questo che è composta la vita cristiana: di amore e beatitudine. Tante volte non ci limitiamo ad essere perfetti esternamente, ma siamo esattamente come quei bellissimi sepolcri imbiancati di cui Gesù parlava... Già, pretendiamo dagli altri cose impossibili non accorgendoci che nemmeno noi siamo capaci di essere santi per davvero e la nostra coscienza si è abituata talmente tanto, che non vediamo che la nostra forza altro non è che arroganza e che ciò che noi vediamo e pretendiamo dagli altri, prima di tutto ci rende superbi e Dio ci rigetta automaticamente, poi non lo facciamo realmente nemmeno noi. Ipocriti! Aveva detto Gesù. Ipocrita significa “privo di giudizio”. Tanti di noi sono così. Mi ci metto anch'io ovviamente. È terribile questo: ci espone a far soffrire immensamente chi ci sta vicino e talvolta contribuiamo a togliergli la fede, la speranza e la carità... Insomma... in una parola, rovinargli la vita.

domenica 12 giugno 2016

Il perdono della peccatrice

Il vangelo di oggi è bellissimo, la figura della donna straordinaria e Gesù rivela perfettamente il volto del Padre. Meraviglioso. Non si può rimanere senza nessuna reazione davanti a questo racconto, non si può non riflettere.
Riporto la pericope così com'è:
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. 
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». 
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». 
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.


Ci sono tanti personaggi, c'è il dialogo fra Gesù e Simone, il fariseo... Ma la cosa più importante è il rapporto della donna con Gesù. Ella è pentita, veramente. Sa di aver peccato e con il suo gesto d'amore domanda perdono. Ella profuma i piedi di Gesù, si toglie il velo e li asciuga con i suoi capelli. Straordinario! L'amore e la fede di quella donna devono essere stati molto grandi. Un gesto d'amore, di semplice amore, ma cosa vi è dietro questo gesto. Gesù era un profeta secondo gli Ebrei e un profeta comunque doveva conoscere le Scritture. Secondo loro chi era “santo” doveva essere separato dagli altri, nel vero senso della parola. Se riflettiamo, infatti, i farisei erano convinti che toccare un lebbroso, un immondo, un peccatore, rendeva impuro chi li toccava. Ridicolo per noi. Ma all'epoca non era così. Se uno era “santo”, cioè “separato” non poteva toccare ciò che era ritenuto peccato. Gesù stravolge anche questa visione e questa credenza. L'amore si china, sa ricevere affetto. Così egli apprezza profondamente il gesto della donna e lo interpreta per quello che è veramente: un gesto d'amore. Ella (molto probabilmente era un'adultera) osò “sfidare” la santità di Gesù e il suo stesso rispetto umano: lei sapeva che tutti conoscevano il suo peccato, ma nonostante questo, ella si avvicina a Gesù, il Santo, e senza parlare, gli domanda perdono.

Ciò che importa nella vita è solamente l'amore ed è solo l'amore che è capace di cancellare il peccato in modo completa. Con la confessione riceviamo il perdono, ma con la carità eliminiamo il debito contratto con Dio. 

venerdì 10 giugno 2016

La fede

Come ho accennato in un altro post, la visione della vita di chi crede in Dio, cambia infinitamente. Avere fede non è qualcosa di astratto, un antidoto filosofico che fa alzare il morale oppure cambia semplicemente l'area del cervello dedicata ai pensieri; è uno stile di vita, è la consapevolezza dell'esistenza di un essere supremo che ci ama e ci consola, che nemmeno la morte può farci del male. Ecco perché lo stile di vita del cristiano cambia rispetto a quello di chi non crede in niente, o almeno ha una fede blanda. C'è chi pensa di avere fede solamente perché talvolta, soprattutto nei momenti difficili, si rivolge a Dio: per questi tali la fede rimane un antidoto ai loro mali. Una volta che le cose si sistemano, dimentica tutto e continua il suo stile di vita. 

Uno psicologo affermava che un apprendimento, lo studio, un'esperienza, sia bella che brutta, sono capaci di modificare permanentemente la connessione dei nostri neuroni, per cui anche il nostro modo di pensare e di affrontare la vita. In fondo dobbiamo pur ammettere che oltre alla scienza, anche la filosofia, il pensare umano, ha cambiato profondamente il corso della storia... Già, perché paradossalmente ciò che ha scritto la storia non sono solamente i numeri o le leggi scientifiche, ma pure il pensiero umano. Le grandi stragi si sono perpetrate in virtù di ideali propagati da un individuo e poi condivisi dalle masse. Certi modi di pensare si sono rivelati pericolosi, espansi tra gruppi e gruppi, hanno poi scritto e costruito gli scenari più belli o spaventosi della storia umana. 

Se quello psicologo aveva ragione a dire che lo studio, un apprendimento può cambiare la connessione dei nostri neuroni, è pur vero che siamo responsabili noi di ciò che diamo come cibo al nostro cervello. Noi possiamo decidere cosa leggere, cosa preferire; sicuramente lo studio è molto importante perché aiuta ad allargare gli orizzonti della nostra mente, ad analizzare i vari aspetti, a metterli a confronto e quindi a saperne trarre le conclusioni migliori. Infatti quando lo Stato desidera che il popolo non si ribelli a lui, pensa che lasciarlo nell'ignoranza sia il metodo migliore. Lo studio permette di sperimentare più punti di vista, di sapersi mettere nei panni degli altri, di non aver timore dei diversi punti di vista... e questo non è poco!

lunedì 6 giugno 2016

Gesù è la risurrezione

Il vangelo di ieri era molto toccante: Gesù risuscita un ragazzino morto. 
Questa pericope è affiancata al brano dell'antico testamento che racconta ciò che fa il profeta Elia per risuscitare un bambino. Stessa situazione, stesso miracolo... Ma, mentre Elia deve pregare, invocare da Dio il miracolo, Gesù tocca semplicemente il corpo del ragazzo e con la sua parola lo ridesta dal sonno della morte. Gesù ha una personalità straordinaria: egli si commuove spesso di fronte al dolore umano e, con la sua stessa commozione, vuole insegnarci qualche cosa.
Avere fede non è dimenticare di avere compassione degli altri, anche se si ha una visione della vita totalmente differente da chi non ha questo dono. Chi ha fede comprende benissimo tali parole. Avere fede, infatti, semplifica totalmente l' esistenza, e aiuta a vivere la sofferenza in modo assai diverso da chi invece brancola nel dubbio. Nel tempo diventa abitudine e può essere faticoso capire chi invece è alla ricerca di Gesù. 
Uno psicologo moderno asseriva che l'insegnante deve essere capace non solo di empatia ma anche di entropia, non solamente quindi capace di riconoscere i sentimenti degli altri, ma legittimare gli altri come esseri straordinari, diversi da me e capaci di  re
azioni distinte rispetto alle nostre.