domenica 25 settembre 2016

La menzogna

Parliamo adesso delle menzogne. Spesso si ripete che il diavolo è il padre della menzogna. Certamente, essendo l'opposto di Dio che in Gesù si è proclamato “Via, Verità e Vita”, il diavolo è “Perdizione, Menzogna e Morte”. Niente di più vero! ma... e se dico una bugia innocente innocente? Mmm... qualche dubbio. C'è solamente un caso che giustifica il fatto di nascondere alcune cose e di non dire la verità intera, il farlo sarebbe un'imprudenza e comunque avere dei confini entro il quale non fare entrare gli altri è un diritto. Non sono obbligato/a a dire tutto a tutti, c'è una zona in cui nessuno può entrare impunemente e nemmeno dovrebbe fare più di tanto domande. Il “non dire” sarebbe il recinto che protegge la proprietà privata, ognuno ha il diritto di vivere in pace senza poi dover affrontare il rinfacciare dalla persona di cui hai sbagliato a fidarti.... in fondo la fiducia di una persona si deve conquistare, anche duramente, e non si deve pretendere di estorcere delle confidenze. Per tale motivo, queste piccole omissioni, per la propria protezione, sono dei doveri da compiere e non possono essere considerate bugie. 

Tutte le altre bugie non hanno nessuna giustificazione. Il problema è che certe persone sono talmente furbe che sanno come dimostrare che sono sincere ma in realtà non è così. Il metodo è questo ed è diabolico: nelle piccole cose che confidano, si accusano, confidano i loro errori, ma poi nascondono o raccontano cose mai accadute o secondo una loro verità. Questo è terribile, ma esiste eccome!


Ho parlato di recinto non a caso. Anche Gesù ha raccontato di lupi che scavalcano il recinto che si fanno passare per agnelli. E lui sopra di tutto, odiava la falsità, l'insincerità. Quanto l'ha ostracizzata proprio nei farisei e nei dottori della legge. Essi vedevano la loro verità, accecati, non sapevano far altro che vedere le cose a modo loro... e da una menzogna non può che uscire del male. 

sabato 24 settembre 2016

24 settembre, un mese

Proprio oggi è passato un mese dal terremoto di Amatrice. Ricordo ancora la mattina quando le prime immagini tragiche apparivano in tv. Ancora ricordo il mio singhiozzo e... ancora adesso mi salgono le lacrime agli occhi, impotente davanti a tanto dolore dei nostri fratelli. Chi ha subito un tale dolore o similare, sa bene che in quei momenti tutto si riduce a un solo pensiero: trovare vite pulsanti sotto le macerie... Tutto il resto non conta più e quando ci si riesce, è la gioia più grande. Ovviamente non ho sperimentato la devastazione del terremoto, ma episodi similari. Quando le persone a noi più care sono in pericolo di vita, ti scordi di tutte le altre preoccupazioni. Sì, perché tutto si ridimensiona, prende le proporzioni reali, non si ha tempo per delle sciocchezze.
Solo una preghiera, per chi è nell'eternità e per chi è rimasto e lotta ancora. 

Malati di indifferenza

https://youtu.be/kc2AXr1XatI

Ci sono anche i peccati di omissione. Tante volte non diamo troppa importanza a questi, ma certe immagini parlano chiaro, più di ogni altra cosa. 
Ieri un sito cattolico, ha divulgato un video che altri giornali avevano già condiviso. Il fattaccio ripreso è avvenuto negli Stati Uniti. Si vede una donna in overdose da eroina svenuta a terra e una bambina di appena due anni piangere disperatamente. Di tale fatto si potrebbe ragionare per ore... già solamente su questo... Perché la libertà va bene, ma quando non tocca e distrugge la vita degli altri, come è accaduto per questa bimba che, a sentirla piangere, spezza veramente il cuore. Come può una madre pensare solamente a se stessa... Come può la droga diventare la cosa più importante della vita, scordando le cose fondamentali... può chiamarsi diritto questo? Usare le droghe a discapito degli altri? Sono stata più volte combattuta nel pubblicare ciò che spezza il cuore, poi ho deciso di farlo. Ognuno decide di combattere le proprie battaglie, ma se queste mi portano a ciò... No, grazie, sono battaglie di morte.
Non voglio dilungarmi su questo, ma su un secondo punto: l'indifferenza della gente. Quando ho visto il  video, il pianto straziante della bimba mi ha toccato il cuore, fin nelle più profondità, il desiderio di abbracciarla, di farle sentire la vicinanza... cercando di rianimare la madre, che aveva bisogno di soccorso. Possibile, nessuno, nessuno ha toccato né la madre né la bambina. E non dico altro... e poi combattiamo le nostre battaglie di libertà... 

venerdì 23 settembre 2016

Il peccato e il pentimento

Nessuno di noi, nemmeno i santi, è perfetto. È una frase che ho accennato nell'altro post, ma è quella che fa la differenza. È inevitabile sbagliare, anzi, dirò di più: più un'anima s'avvicina a Dio, più riconosce i suoi sbagli, ha la coscienza più fine, capace di captare ciò che va contro il cristianesimo.
Quando infatti un'anima è lontana da Dio non vede per niente i suoi difetti. Un paragone semplice semplice: Dio è il sole. Più tutto è luminoso accanto a noi, più vediamo le macchie sul nostro vestito, ma quando stiamo al buio, lontani dal sole, non vediamo né le macchie che abbiamo sul nostro vestito né gli ostacoli che abbiamo davanti, per cui nemmeno ciò che c'è nel cuore altrui. Immaginiamo... a volte l'immaginazione ci fa pensare che ci siano dei mostri pericolosi, cose che non ci sono. È colpa del buio in cui siamo immersi... e allora stiamo affrontando un altro paradosso cristiano. I santi vedono maggiormente le loro debolezze e le vedono in rapporto a Dio, non al prossimo. A volte ci pentiamo solamente quando perdiamo qualcosa a noi più caro o vediamo che una nostra azione ha effettivamente creato uno svantaggio per noi.
Il cristiano vero... e ci si arriva piano piano... invece, si pente non perché ha perso qualcosa, il suo onore, la sua faccia... Si pente perché ha offeso Dio, perché ha osato allontanarsi da Lui.
Questo fa la differenza. Alla base di ciò spesso vi è l'egoismo. Bisogna imparare a lasciare andare le persone per il loro bene, anche se fa molto soffrire e non trattenerle accanto per il nostro sollazzo o egoismo. Questa è una frase che spesso ripeto, ma è tremendamente vera. Come sempre bisogna inserirla in un contesto, ma in fondo lo ripete anche Gesù: “Non c'è amore più grande di chi dà la vita per i propri fratelli” e non intende solamente morire. Lasciare andare una persona fa soffrire molto. Un esempio semplice semplice che va bene anche agli animalisti. Quando abbiamo un micino che non si fa curare e non ne conosciamo il padrone e siamo veramente  impossibilitati a tenerlo in casa nostra, non esitiamo a chiamare chi è competente che lo possa curare e portare in un luogo sicuro. È vero, un gattile non sarà il massimo ma se il gattino ferito non si lascia curare e peggiora di giorno in giorno, potrebbe finire tra le zanne di un cane. Ci fa soffrire questo, perché siamo costretti a non vederlo più, a non godere delle sue moine, ma per il suo bene abbiamo dovuto chiamare chi si occupasse di lui. Ovviamente questo esempio è relativo, perché non possiamo fare lo stesso discorso per una persona adulta che sa interloquire e quindi esporre i suoi pensieri, dolori, aspirazioni.

Un discorso a parte lo spenderei per il falso pentimento, appena accennato sopra. La motivazione del pentimento è importantissima, perché potrebbe essere la bussola delle nostre azioni future e comunque del vero bene della nostra anima.
Risultati immagini per pentimentoInizio con un altro esempio per andare sul pratico. Stiamo badando a un bambino piccolo di circa un anno e mezzo. Tutti consigliano di lasciarlo camminare da solo anche se ovviamente traballa un po' e rischia di cadere, soprattutto per far sviluppare in lui l'autonomia e l'autostima. Chiaramente, essendo in mezzo alla strada il cui asfalto è sconnesso, può capitare più facilmente che il bimbo cada. Il bambino cade, si fa leggermente male e piange disperato. La mamma può provare due pentimenti: il primo perché ha lasciato camminare il bambino da solo e si è fatto male, il secondo perché la gente, incuriosita dalle strilla del bambino si ferma e comincia a brontolare per l'incapacità della madre. Il secondo pentimento è suscitato dall'amor proprio e non dall'azione in sé.  In ogni caso, avendo agito bene, per il bene del figlio, il dolore per ciò che è successo è relativo perché sa di aver fatto tutto il possibile anche se potrebbe essere stata un po' imprudente.

Sembra un caso strano? No, no. Ovviamente quanto una persona si tormenta dal rimorso dipende dalla gravità della materia del suo sbaglio. Pensiamo ad esempio alla sofferenza terribile di alcuni poliziotti costretti ad uccidere il ricercato. Anche se lo fanno per salvare altre persone perché quel ricercato, quel bandito è un pericolo pubblico, non si dà pace perché la materia è grave anche se ha agito per proteggere la comunità.
Quello che deve far paura è questo: faccio del male a una persona a sua insaputa e non sento né rimorso né il bisogno di scusarmi se non quando vengo scoperta. Terribile. Quando si fa così si è al pari dell'assassino, perché il pentimento non serve a nulla e, in realtà, non è nemmeno pentimento, si chiama egoismo allo stato puro e si è disposti a fare qualsiasi cosa per se stessi a discapito degli altri.
Questo deve allarmarci veramente molto, interrogarci su quanto buio abbiamo dentro e in fretta, andare alla fonte della luce per trovare ristoro. 

giovedì 22 settembre 2016

Domande

Essere cristiani? Ok! Ma come? E per di più come cristiani cattolici? 
Poi i vari interrogativi, con un certo peso, un enorme peso...
Perché quelli che vanno in chiesa e pregano sono peggio di quelli che non credono?
Una domanda sicuramente corposa che non può essere liquidata, forse, con una sola frase o un ragionamento. Cerchiamo tuttavia di rispondere, anche se chi vorrà essere scettico lo sarà comunque anche se Cristo stesso venisse a spiegare il catechismo e il perché esista una Chiesa con determinate idee.

Il fulcro della vita cristiana cattolica è l' Eucaristia. Non si scampa. Perché? La risposta non potrebbe essere più semplice: l'Eucaristia è il Corpo stesso di Cristo, chi non si nutre di Lui non potrà mai assimilare la sua Vita. Se uno si dichiara cristiano cattolico, non può fare a meno di sostare davanti all'Eucaristia e soprattutto nutrirsi di Essa. Da questo scaturisce però un altro problema non da meno ai giorni nostri.
Mentre prima del Concilio Vaticano II l'Eucaristia si riceveva di rado, troppo di rado, con un timore esagerato di cadere nel vilipendio nei confronti del Santissimo Sacramento (era il confessore che decretava se si poteva ricevere l'Eucaristia e quante volte), adesso si vedono i confessionali vuoti e lunghe file a ricevere la Comunione. NON È UNA PANETTERIA!!! non possiamo ricevere la Comunione quando ci pare e piace, dopo magari anni che non si mette il piede in confessionale, con dei grandi peccati mortali che offuscano l'anima! Lo dice la stessa Sacra Scrittura: chi mangia il Corpo e beve il Sangue di Cristo indegnamente, mangia e beve la sua condanna. 
Ed è conducendo una vera vita cristiana che si sente più il bisogno che il dovere di ricevere il Corpo di Cristo. Non tentiamo di ingannarlo... Che non ci troviamo a combattere contro Dio stesso, prenderlo in giro sarebbe lo sbaglio più grande della nostra vita. Per cui, solamente con una vita sempre più impegnata, potremmo dare a Gesù tutta la nostra vita, non possiamo invertire il percorso, anche se ci sono delle eccezioni, sono per lo più rare. Il momento della conversione, il momento in cui si incontra veramente Cristo, deve assolutamente esserci. Se non c'è si prende in giro Dio e non è proprio il caso, visto che Lui ha il potere nelle sue mani delle nostre vite.
Risultati immagini per eucaristia
Gli ideali della Chiesa sono racchiusi nel Vangelo. Nessuno dice che la Chiesa non abbia commesso sbagli o che non li commetta, tuttavia essere parte di essa è una grazia enorme, perché il suo capo rimane Cristo.   

“Chi va in chiesa è peggio di chi non ci va.”
Può darsi, anzi tante volte è vero, ma è tanto triste. Perché succede questo? 
Succede perché non vedendo più in noi peccati veramente gravi, ci sentiamo in dovere di criticare gli altri, di guardarli dall'alto in basso, proprio come i farisei: più si è impegnati nella chiesa, più vi è questo rischio tremendo. Un rischio tremendo, immenso perché si scorda qual è il cuore pulsante della Chiesa: l' Amore e con esso la misericordia. Chi conosce la propria debolezza e miseria, sa bene che non è facile essere sempre ligi. Ciò non vale solo per noi stessi, ma anche per gli altri. Quindi non dovremmo stupirci se gli altri cadono nel peccato. “A chi si perdona molto, molto ama” afferma Gesù. Ed è vero. La grazia del perdono deve essere tangibile per l'anima. 
È possibile che il cristiano impegnato abbia dimenticato un altro punto focale: tutto è dono, anche il fatto di non cadere nel peccato. Se Dio permette che si cada, è perché vuole riportare il cuore dell'uomo al senso vero del suo Amore. Già, perché troppe volte si parla di vita cristiana santa come di perfezione intendendo un'anima senza difetti. Non è così, siamo tutti deboli, fragili, nessuno, nemmeno i santi, è perfetto. La perfezione cristiana sta nell'amare Dio. Chi ha veramente incontrato l'amore di Dio, desidera appartenergli per sempre e ogni istante della sua vita risplende del suo amore. Il cuore rimane per sempre Suo. 
Siamo tutti inesperti nella vita. La vita è un banco di prova serio e noi siamo sempre come bambini che muovono i primi passi. Siamo soggetti alle cadute, ci possiamo fare male, pure seriamente, ma se abbiamo sempre la forza di ritornare fra le braccia del Padre, sarà molto semplice.
Quelli che non vanno in chiesa sono migliori quando vivono il sacramento dell'amore, quello vero con i fratelli. Senza questo amore, è un po' grama la cosa. 
Maria Simma raccontò di un giovane che era morto e che non era molto credente, né praticante. La mamma, una buona cristiana, era preoccupatissima per le sorti dell'anima del suo figliolo. Si rivolse quindi a Maria Simma che, come sappiamo vedeva le anime del purgatorio. Il giovane apparve alla mistica e le disse che era salvo perché era morto salvando una vita. L'amore, quello vero, è sacramento dell'amore di Dio ed è strada sicura verso il paradiso... Ma chi cerca di vivere l'amore seriamente, sa come sia difficile abbandonati alle nostre flebili forze...
Per cui non alziamo le nostre creste: essere cristiane è solamente un dono di Dio, sì, un privilegio, ma non datoci per i nostri meriti. Nessuno è privilegiato. A tutti è concesso l'amore di Dio come dono, non ci sono cristiani di serie A (sacerdoti, consacrati)  e B(tutti gli altri), ma solo ministeri diversi: tutti non possono essere cervello, cuore... alcuni dovranno essere le mani, i piedi. Il corpo è importante nella sua integrità. 

giovedì 15 settembre 2016

La Madonna Addolorata

Risultati immagini per madonna addolorataOggi è la memoria della Madonna Addolorata. Non si esauriranno mai le meditazioni sul tema della passione di Cristo, un tema troppo grande, di una portata infinita, quanto infinita è e dovrebbe essere, la conseguenza nelle nostre vite.
Corredentrice: mai si medita o si crede fermamente a questo. Lo è stata davvero Maria, in tutta la sua pienezza. Il “Sì” che disse da ragazza quando l'angelo le domandò la sua disponibilità a portare nel  grembo la vita del Figlio dell'Altissimo. Grande nell'accettare, nella sua umiltà, un disegno e impegno così grande. Grande nell'accettare la sofferenza del vedere il proprio figlio vilipeso... e rischiare, essendo sua Madre, la stessa condanna, le stesse denunce.
È terribile vedere il proprio figlio essere ucciso. Ella ricalca la figura della madre riportata nel libro della Bibbia, dei Maccabei la quale incita i suoi figli a non negare il Dio dei loro padri ma a donare la loro vita fino al martirio. 
Grande la Madre sopravvissuta al tremendo martirio del Figlio. Non morirà come la madre dei fratelli, ma sopravviverà al Figlio, lo vedrà risorto... bellissimo...
Il pieno martirio del cuore, infatti, non è solamente avere il coraggio di morire, ma vedere e lasciar morire i propri cari con la fede pura che un giorno, non poi tanto lontano, li riabbracceremo, nell'eternità.

mercoledì 14 settembre 2016

Esaltazione della Santa Croce

“Esaltazione della Santa Croce”... Già il nome dovrebbe incuriosire...
Insomma, si esalta uno strumento di morte... è disgustoso! E invece è proprio questa la strada della salvezza dell'uomo, sebbene passi attraverso il più grande fallimento. Se ci pensiamo davvero, in realtà è straordinario e merita una riflessione più intensa e prolungata. Stiamo esaltando una strumento di morte, vi do ragione, ma non è uno strumento qualsiasi. È quello di Gesù, quello su cui Gesù è morto e sul quale ha scelto di morire per me... per te... per tutti noi... soprattutto per i peccatori... insomma per tutti, perché peccatori lo siamo tutti. I santi sono tali perché si sono purificati attraverso la croce, il Sangue di Cristo. 
Percorriamo quindi qualche tappa saliente del percorso di Cristo verso questo episodio che ha cambiato in modo incomparabile il corso della storia dell'umanità. 
Ha scelto Gesù i discepoli e tra questi vi era anche Giuda. Ha avuto la stessa chiamata, come tutti noi cristiani, anche se l'ha avuta in modo particolare. Ha accettato come gli altri apostoli ma qualcosa dentro di sé ha prevalso, qualcosa di sinistro, di non giusto. Ma cosa? Pur sapendo chi era Giuda, Gesù non lo ha mai destituito dal suo compito e nell'ambito della piccola comunità, egli teneva niente meno che la cassa. Forse il suo cuore al principio era retto e l'occasione, come si suol dire ha fatto l'uomo ladro. Tutti e dodici hanno vissuto in modo singolare la propria chiamata alla santità. 
Anna Katerina Emerick ha raccontato che Giuda ha cominciato con piccole cose, rubando il denaro che apparteneva alla comunità, sottraendo parte del suo contenuto. Nessuno dei quattro evangelisti racconta questa storia, ma la fa intendere Giovanni quando raccontò l'episodio della peccatrice pentita. La peccatrice spacca una boccetta di olio prezioso per ungere Gesù e Giuda brontola esclamando: “Che spreco, non si poteva dare questi soldi ai poveri?”. Giovanni commenta che Giuda aveva detto ciò non perché gli importasse realmente dei poveri, ma perché era ladro. Tale frase lapidaria sembra confermare le visioni di Anna Katerina Emerick: Giuda si era lasciato corrompere dall'avidità del denaro e aveva tradito Gesù non di botto, ma a piccoli passi, accettando il male e la prevaricazione nella sua vita fino a compiere l'atto più vile della sua vita che fa esclamare a Gesù: “Sarebbe stato meglio per quell'uomo che non fosse mai nato!”. La cosa però che ci deve far riflettere, anche riguardo alla nostra stessa vita, è la scusa apparentemente buona che Giuda accampa. Il denaro si poteva dare ai poveri! Attenzione! Questo dovrebbe metterci in allarme... anche prendendo in considerazione un'altra frase di Gesù: “non lasciatevi ingannare da quelli che vengono in veste di pecore, ma sono lupi rapaci”. Attenzione, davvero!quante volte usiamo la parola di Dio o la fede, semplicemente per ingraziarci le persone, per far credere che siamo pecore ma in realtà siamo lupi rapaci, pronti a saltare alla gola del nostro presunto nemico? Persino l'Antico Testamento lo diceva: “Hanno in bocca sempre la mia legge... ma il loro cuore è pieno di putredine!”. Ma poi, basta conoscere il Nuovo Testamento... Come si rivolse il diavolo a Gesù nel deserto? Non ha usato parole di uomini, bestemmie, accuse... Ha tirato fuori la Parola di Dio, dimostrandola di conoscerla molto bene! Il diavolo si camuffa splendidamente sotto forma di bene, ma come dice Gesù, è dai frutti che si riconosce un albero... e non parla delle debolezze...
E poi volevo affrontare ancora una volta i due tradimenti, quello di Giuda e di Pietro. Tanti hanno affermato che la differenza fosse il fatto che Giuda non ebbe fede nella misericordia di Dio, mentre Pietro sì. L'altra potrebbe essere la materia. I due tradimenti sono fondamentalmente molto diversi. Giuda aveva complottato contro Gesù, si era messo d'accordo con i dottori e i farisei, accorgendosi poi che nessuno, nemmeno loro, quelli che avevano desiderato ardentemente di avere Gesù fra le mani per ucciderlo, volevano tra i piedi un traditore, tanto che fu trattato da loro con disprezzo. Giuda aveva complottato, aveva avuto anche il tempo di tornare sui suoi passi e non lo fece! Pietro lo tradì per paura di finire anche lui nelle mani del nemico, non consegnò mai Gesù nelle mani del nemico. 
Questa è una grande festa per noi... perché è la festa della nostra redenzione che nessuno potrà toglierci.

martedì 13 settembre 2016

Io e te

“Io e te”...Strano il modo di cominciare un post!!! eppure è la chiave di questo post. “Io e te”. Ci dimentichiamo, ci scordiamo che chi abbiamo davanti non è un altro “Io”, è un “Tu”... e non è poco. Non ha i nostri stessi sentimenti, non ha la nostra stessa storia, non ha i nostri stessi pensieri: è un tesoro da scoprire, un regalo da scartare davanti al quale il nostro “Oh!” di sorpresa sarà inevitabile. Dentro ci sarà sempre una sorpresa, già solamente per il fatto che non sappiamo cosa c'è dentro. Spesso pensiamo di conoscere già l'altro, il suo modo di fare... Ma è un po' come quando si va a vedere e ammirare il mare: davanti a noi tanta acqua, come una tavola, agitata e piena di onde, luminosa di sole oppure grigia come le nuvole che vi si specchiano... Ma ne vediamo solamente una parte, il resto sta sotto, nella penombra. Dentro il mare vi è la vita, quella più intensa, e più è profondo il mare, più da sopra non ne vediamo il fondale. Ma perché tante volte noi preferiamo precluderci la grande sorpresa vera di ciò che non conosciamo dell'altro e preferiamo vedere la nostra immagine riflessa in esso, proprio come nell'acqua superficiale del mare?
Ci sono varie risposte, proviamo a valutarne qualcuna. 
La prima è che ci spaventiamo del diverso. Il diverso ci incute timore, paura e preferiamo vederlo come un altro “io”. Visione molto limitata e angusta. Non per niente l'altro ha un volto differente e santa Teresina di Lisieux affermava che vi è più differenza tra le anime che fra i tratti somatici dei volti delle persone. Tuttavia fa comodo pensarla così, ci piace avere gli altri come nostra proprietà e ci rassicura il fatto che gli altri possano commettere i nostri stessi sbagli, abbia gli stessi problemi...
Ma non è così, non è mai così. Anche se due persone sperimentano nella propria vita il medesimo trauma, possiamo notare come reagiscano in modo così differente tra loro, chi con più forza, chi con originalità... Nessuno è uguale a noi, nessuno ha gli stessi nostri problemi. Tale visione limitata oltre che essere assai angusta, è altrettanto pericolosa, perché ciò che a noi pare chiaro, non lo è affatto! Ci prendiamo a cuore il suo destino, come se fosse il nostro, scordando che invero non è il nostro destino. 

La seconda è perché vogliamo scusare i nostri errori. Capitemi bene eh? Bisogna perdonare noi stessi, guardare il nostro ombelico ci preclude la possibilità di ammirare orizzonti bellissimi e spettacolari. Non è questo però il punto. Siccome non siamo in grado di perdonarci ci fa comodo vedere negli altri i nostri stessi errori, le nostre stesse difficoltà... Ma, come abbiamo detto prima, non è mai così! MAI!!! Possono essere simili, maledettamente simili, ma avere sfumature diverse che poi fanno la differenza fondamentale!!! da qui sorge la solita frase: fanno tutti così. È un po' come voler alienare i nostri difetti, le nostre zone d'ombra per autodifesa, per rendercele più sopportabili. Ma non è questa la strada giusta. L'altro è un'opportunità, un regalo da scartare piano.

La terza è che viviamo ancora nel periodo infantile del non capire che l'altro è un altro. Il bambino acquisisce questa concezione passo dopo passo dopo la nascita, con fatica, con la ripetizione di gesti da parte della mamma. Se non abbiamo vissuto bene questo periodo, rischiamo di confondere l'altro con noi stessi. Siamo rimasti bambini, egocentrici. Ma mentre in un bambino questo fa anche sorridere, in una persona adulta è sconvolgente!

Colpa delle stelle

Avevo già sentito parlare del film intitolato “Colpa delle stelle”, ma solamente qualche giorno fa sono riuscita a vederlo tutto.
Un film toccante, adatto soprattutto a quest'epoca storica e alla mentalità odierna secondo la quale uno vale se ottiene successo, se vince, se si fa vedere forte. Un film che, come “Braccialetti rossi”, offre sicuramente una visione della vita sotto ogni aspetto, in cui non manca il tema dell'amore e dell'amicizia, ma aggiunge due temi fondamentali su cui vertono i punti cruciali per ogni esistenza, dai primi vagiti all'ultimo respiro: la malattia e la morte.
La trama, in breve, è questa. Hazel è una sedicenne affetta da cancro costretta a portare dietro di sé una bombola d'ossigeno. Sa che dovrà morire e questo ovviamente la fa soffrire. Come spesso accade, coloro che le stanno vicini pensano che il rimedio alla sua “depressione” sia quello di mandarla in un gruppo di supporto. I soliti gruppi in cui si parla di ciò che fa soffrire... La particolarità di questo gruppo è che è a sfondo religioso, spesso “il cuore di Gesù” è un'eco ricorrente. Colui che lo guida sembra entusiasta e forse desidera davvero trascinare nella sua gioia i componenti del gruppo i quali devono fare i conti, nella loro giovanissima età, con il cancro che li porterà all'inevitabile. Hazel non si trova bene in quel gruppo e lo crede inutile. Già... perché forse il problema è come si deve affrontare la morte, cioè dare un senso concreto alla propria esistenza. Anche se si parla d'amore e non si vive, quelle parole non hanno senso. Ma è proprio lì che conosce il vero amore e la sua storia, trovato il senso, acquista un valore immenso. Gus le farà vivere intensamente la sua storia, ossessionato dalla paura dell'oblio che avrebbe potuto ingoiare la sua vita. Gus in quel periodo era guarito dal tumore che gli aveva stroncato la carriera di cestista, portandogli via una gamba. Sarà proprio lui, invece, a varcare per primo la soglia dell'eternità. Sarà la morte di Gus che farà sentire un dolore più intenso ad Hazel che pure lo sopporta con gran coraggio, perché aveva capito che in quell'amore vi era l'eternità.
 Vorrei partire da questa frase del film che racconta in breve l'emozione dei due giovani :

"Ci sono infiniti numeri tra 0 e 1. C è 0,1 e 0,12 e 0,112 e una lista infinita di altri numeri. Naturalmente c' é una serie infinita di numeri ancora più grande tra 0 e 2, o tra 0 e un milione. Alcuni infiniti sono più grandi di altri infiniti. Ce l' ha insegnato uno scrittore che un tempo abbiamo amato. Ci sono giorni, e sono molti, in cui mi pesano le dimensioni della mia serie infinita. Vorrei più numeri di quanti è probabile che ne vivrà, e Dio, voglio più numeri per Augustus Waters di quelli che li sono stati concessi. Ma Gus, amore mio, non riesco a dirti quanto ti sono grata per il nostro piccolo infinito. Non lo cambierei con niente al mondo. Mi hai regalato un per sempre dentro un numero finito, e di questo ti sono grata"


“Mi hai regalato un per sempre dentro un numero finito”, è questo il nostro impegno, per la nostra vita, quella di ogni giorno. Regalarci con l'amore un per sempre, nella quotidianità del nostro vivere. La chiave dell'esistenza è questa: dare un senso al proprio vivere con l'amore, disinteressato. 
Altre due frasi che meritano di essere considerate:
"Se vuoi l'arcobaleno devi sopportare la pioggia." 
È difficile dimenticare chi ti ha dato molto da ricordare 

giovedì 4 agosto 2016

Sofferenza

Poco tempo fa ho ricevuto su un post scritto parecchi anni fa un commento che mi ha fatto riflettere o almeno mi ha motivato a chiarire alcuni argomenti che, per chi non crede, possono apparire giustamente ostici. Comprendere la spiritualità cristiana non è così semplice, ci vuole la grazia dello Spirito Santo, altrimenti si rischia di fraintendere tutto. Purtroppo anche coloro che si dicono cristiani non sempre intendono profondamente certi concetti che poi, ovviamente, si devono tradurre in atti concreti. 
Il post parlava proprio di questo. Gesù, ci è narrato in un passo del Vangelo, afferma che chi non porta la propria croce e lo segue, non è degno di Lui. Chi ama di più il padre, la madre, fratelli, sorelle...etc... non è degno di Lui. 
È vero, in questo post lo ribadisco. Per comprendere il vero valore del cristianesimo, bisogna amare più di tutto e di tutti Dio. Perché? Per il semplice fatto che Dio ha dato la vita a noi e ancor prima ai nostri genitori. È stato lui! Per cui sopra di tutti bisogna amare colui che ha dato la vita, che ha generato la vita e sempre la conserva. 
Il problema è che il discorso di Gesù si fa ancor più duro e afferma che bisogna portare la propria croce ogni giorno e chi non lo fa, non è degno di Lui.
Forse ci siamo abituati con il tempo a questo termine: croce. Non gli attribuiamo il suo vero significato. Riflettiamo su questo termine. Non è stato Dio ad inventare la croce. La croce era il patibolo, voluto dagli uomini come strumento di giustizia... sulla quale venivano innalzati i condannati a morte. La croce era uno strumento di giustizia molto crudele che lacerava le carni e introduceva il condannato all'agonia senza consolazione, ad un corpo arso dalla febbre, contuso, dalle membra lussate, destinato a sperimentare la mancanza d'aria, l'asfissia. La croce era il talamo su cui il condannato affrontava l'agonia. Inoltre la sua posizione era verticale, fatta di legna. Gesù con quella semplice frase ha dato all'uomo un impegno arduo che può compiere solamente con l'aiuto dello Spirito Santo. L'uomo deve accettare la croce, la condanna anche ingiusta degli uomini, il loro giudizio, la desolazione, la derisione, la solitudine, le percosse. Deve accettare la sofferenza della crocifissione, quella della carne straziata, una sofferenza umana che asfissia e desola. Ma sarebbe davvero triste se il discorso di Gesù si fosse fermato a questo. Ha aggiunto una parte fondamentale: “ e non mi segue”. Si deve portare la croce con amore in riparazione dei propri peccati, per placare la giustizia.... Già, perché forse non ci pensiamo, ma ogni nostro più piccolo peccato ha ripercussioni negative sugli altri e per tale motivo esigono la riparazione. Se non si offre la santa Messa e la propria sofferenza per la giustizia, tali peccati verranno riparati in Purgatorio... e lo chiederemo noi stessi... Magari questo discorso potremo affrontarlo in un altro momento... Altrimenti pure questo potrebbe essere oggetto di fraintendimenti. 
Noi siamo creati per la felicità e dobbiamo viverla appieno su questa terra. La felicità, però, non è derivante da cose concrete che noi facciamo, anche se possono aiutarci a trovare la distensione del nostro spirito e non sono un male... ma è un equilibrio interiore, che talvolta può essere sconvolto sebbene per breve tempo, il quale si nutre di una certezza, una pietra ferma nel nostro deserto di sabbia oscillante sotto la sferza del vento: tale pietra non può essere altro che la vita eterna e quindi Colui che ce la dona: Dio. Non può essere altro. Si deve nutrire di questa fonte inesauribile. Per essere duratura, la felicità deve abbeverarsi ad una fonte eterna. In natura non esiste nulla di eterno, tutto è soggetto a corruzione. Noi desideriamo l'eternità e l'abbiamo bene in mente, anche se i dubbi possono sconvolgerci e gettare un'ombra ai nostri pensieri. L'eternità è data solamente da Dio, l'eterno in persona. 
La sofferenza è generata dal peccato originale, è sua conseguenza, ma Gesù ci ha indicato la strada per redimerla: “offrila per riparare a ciò che tu fai di male, alle tue imperfezioni... offrile con amore, pensando alla gioia a cui io ti colmerò... se mi segui, ti condurrò alla vita eterna....”. Non solo. Siccome la croce è lo strumento di morte che Gesù ha scelto per redimerci dal peccato, lui diventa il modello per eccellenza: egli ci ha mostrato come portare la croce. Anche se siamo innocenti, come lui lo era, ha portato ugualmente la croce per pareggiare i conti dell'umanità intera, senza recriminare, senza dire che il tutto è ingiusto.