mercoledì 23 agosto 2017

Pensiero cristiano

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Il nostro passato ci insegna. La storia stessa c’insegna. Leggere libri, guardare anche film,  quelli istruttivi, ci aiuta ad aprire la mente, a metterci nei panni degli altri. Già, perché a quanto pare la difficoltà degli uomini del nostro tempo, è quella di mettersi nei panni altrui, ovvero capire le sofferenze, le emozioni degli altri. Si fa una confusione totale, anche fra le persone  cosiddette credenti. Si predica l’amore, si legge il vangelo, poi di fatto avvengono tante discriminazioni, e a causa di una rigidità interiore eccessiva, si scambia l’osservanza totale per santità. Proprio come i farisei. Abbiamo timore di amare, abbiamo paura degli altri, ci sentiamo eternamente minacciati, soprattutto quando si pensa al nostro portafogli. Più si ragiona come Gesù e più ci si sente soli. Alcune persone camuffano i loro sentimenti di rabbia come una cosa giusta, per un bene superiore, ma tante volte non è così. Per crescere bisogna di fatto cercare di uscire dai propri schemi per comprendere gli altri. 

I farisei accusavano Gesù perché stava con i peccatori. Oggigiorno non abbiamo perso questa mentalità. Il fatto di comprendere gli altri, non vuol dire condividere i loro pensieri più scabrosi o approvare ciò che fa, è semplicemente capire che la persona che commette il peccato non è il peccato stesso. Forse è spinta dalle proprie ferite interiori o prigioniera del male. Non possiamo mai sederci sul banco d’accusa e puntare il dito sugli altri, perché non sappiamo cosa faremmo noi nelle medesime circostanze. Uno psicologo diceva che dovremmo decentrarci talmente tanto da noi stessi che dovremmo riuscire a capire anche l’azione omicida di un assassino. Come cristiani, come dovremmo pensare?

venerdì 21 luglio 2017

Il buio oltre la siepe

“Il buio oltre la siepe” è un film di antica data, ma molto educativo, profondo e attuale. Nessun valore va in disuso! La trama è questa.
La storia viene raccontata in prima persona dalla protagonista Scout, ormai adulta, ed è ambientata in Alabama all'inizio degli anni 30, durante la grande depressione. Jean Louise (Scout) e Jeremy (Jem) Finch sono due ragazzini orfani di madre, che vivono nella piccola cittadina immaginaria di Maycomb. Il padre Atticus è avvocato e, nonostante il poco tempo concessogli dalla sua professione, si occupa con grande sensibilità e affetto dell'educazione dei due figli, col solo sostegno della brava domestica nera Calpurnia. La vicenda si svolge nell'arco di tre anni e inizia quando la bambina ha sei anni ed è impegnata, durante l'estate, in giochi avventurosi col fratello Jem, più vecchio di 4 anni e con l'amico Dill, suo coetaneo. Abituati a inventare personaggi ispirati alle vicende dei loro romanzi di avventura preferiti, i tre ragazzi sono attratti dalla misteriosa presenza del vicino di casa Boo (Arthur Radley), in passato membro di un gruppo di giovinastri, che per evitare il riformatorio è stato segregato in casa dal padre.
“La tranquillità della cittadina è sconvolta da una grave vicenda: Tom Robinson, un bracciante nero, viene ingiustamente accusato di violenza sessuale nei confronti di una ragazza bianca (Mayella Ewell). Atticus è incaricato dal giudice Taylor di difenderlo. Atticus riesce a dimostrare l'assenza di prove a carico dell'imputato, e avvalora la sua innocenza dimostrando in modo incontrovertibile che le percosse subite dalla giovane, e la stessa violenza, sono opera del padre, il crudele e ignorante Bob Ewell; ma la giuria condanna ugualmente Tom. Scout e Jem assistono all'intero processo dalla balconata riservata ai neri, ospiti del loro pastore. La maggioranza degli abitanti di Maycomb disprezza Atticus, che viene definito “negrofilo”, anche per aver permesso ai suoi figli di mescolarsi al pubblico di colore durante il processo. Tom viene quindi incarcerato. Atticus è convinto che ci siano buone possibilità di ribaltare la condanna col ricorso in appello, ma Tom è stanco e sfiduciato e durante l'ora d'aria tenta la fuga, venendo così ucciso dalle fucilate delle guardie come un povero uccellino indifeso. Nonostante questo, Bob Ewell continua a nutrire un terribile odio nei confronti di Atticus che lo spinge addirittura a cercare di uccidere Jem e Scout mentre stanno rincasando una sera al ritorno dalla festa di Halloween I bambini vengono salvati da Boo, che per anni li aveva osservati in silenzio dall'interno della sua abitazione considerandoli forse i suoi unici amici. Per salvare i due ragazzi Boo è costretto a uccidere Ewell. Lo sceriffo ne è consapevole ma, per evitare allo psicolabile Boo lo stress del processo e i clamori della folla, decide di archiviare il caso come un incidente.
Questo film fa riflettere sulla diversità come ricchezza. I pregiudizi ci possono portare a un odio smisurato verso persone o cose che non lo meritano. È come condannare una persona all’emarginazione, alla morte spirituale e sociale. È terribile questo. L’ odio dettato dal pregiudizio è senz’altro quello più privo di senso in assoluto, proprio perché non ha fondamento.

Empatia o relativismo?

In un articolo che parlava di un grave fatto di cronaca, si osservava che ciò che manca oggi è l’incapacità di guardare le cose dal punto di vista dell’altro.
I rapporti umani sono difficili, persino nel vangelo vi sono momenti in cui vengono narrate le difficoltà di comprensione tra gli apostoli. Questo non si nega. Sebbene siamo intelligenti, il nostro istinto, ci fa agire d’impulso, senza che noi possiamo riuscire a filtrare l’evento dalla neocorteccia, luogo del cervello deputato al caso. Le nostre reazioni sono perciò dettate dall’istinto di sopravvivenza, abbiamo paura e perciò le nostre emozioni sfociano senza essere filtrate dalla ragione. Questo è normale. Ciò che ci raccomandano gli psicologi è di cercare di sviluppare la capacità di empatia, comprendere i sentimenti dell’altro. Ciò è fondamentale per poter educare gli altri. Mettersi nei panni altrui è importantissimo anche nel proprio cammino spirituale. Non si può negare. Questo non va confuso con il relativismo, privo di verità fondanti. Dobbiamo avere dei punti di vista fermi, ma bisogna essere capaci di vedere la cosa da prospettive differenti. Comprensione ed empatia non sono solamente virtù determinanti per essere dei buoni psicologi o insegnati… ma pure dei buoni cristiani.

Faccio un esempio pratico. Si presenta una persona amareggiata dagli eventi della vita, atea convinta. Di fronte a questa persona non dobbiamo porci come dei giudici. Dobbiamo comprendere ciò che passa dentro il suo cuore , capire il suo punto di vista, ma noi non dobbiamo essere relativisti, lasciare la nostra fede per abbracciare il suo ateismo… Dobbiamo piuttosto essere prossimi, rimanere fondati nella nostra speranza, senza convincere a tutti i costi la persona che abbiamo davanti. Se noi siamo dei testimoni credibili, lei si convincerà da sola. Già, a volte si fa un grande minestrone: si mescola comprensione, empatia e relativismo… ma non è così la questione. Delle verità devono esistere nella nostra vita, altrimenti saremo come delle persone che si mettono in viaggio senza avere punti di riferimento, senza una vera meta da raggiungere… Se da principio questo può apparire esaltante, lo sarà per breve periodo, poi ci perderemo, non sapremo più qual è la nostra strada e potremo persino rischiare la nostra vita soffocati, sconvolti, travolti dai marosi della vita. Attenzione, questo può portarci a morte sicura!

mercoledì 19 luglio 2017

Hitler

Hitler, una figura controversa che ha fatto discutere il mondo intero. Ma chi era quest’uomo? 
Tempo fa, su un canale televisivo, hanno ripercorso la storia di Hitler, domandandosi il motivo per cui ebbe così tanti consensi tra il popolo. Interessante. In effetti, al contrario di Mussolini che si appropriò del potere tramite un colpo di stato, Hitler giunse al comando della Germania in modo regolare. 
Il documentario voleva far riflettere sul fatto che Hitler non aveva doti umane di comando e soprattutto, la sua ascesa al potere fu singolare. Forse non tutti sanno che per un certo periodo era stato disoccupato e che era la Caritas che lo ospitava nei suoi alloggi… non aveva una casa…
Che fosse povero ma talentuoso, poteva agevolarlo nella sua ascesa politica… Ma a quanto pare non possedeva doti organizzative e tanto meno militari che potesse suscitare ammirazione tra il popolo tedesco. La sua fu tutta un’illusione. 
Austriaco di nascita, si identificava in modo particolare con il popolo tedesco. Dopo la prima guerra mondiale, la Germania era profondamente umiliata e povera. Aveva perso rovinosamente la guerra. Hitler aveva partecipato alla prima guerra mondiale a fianco della Germania, ma non era stato coraggioso come invece lui voleva far credere. Aveva ricoperto dei ruoli per i quali non esisteva alcun rischio per la vita. Ottenne un’onorificenza, ma non così alta come lui voleva far credere. Egli si gloriava di imprese eroiche che non aveva mai compiuto! 
L’unica dote di cui si poteva avvalere era l’oratoria: insomma, era uno che con le parole ci sapeva fare! Grazie a questa dote egli riuscì a conquistare con  molta fatica il popolo, umiliato, stanco, in ricerca di un prestigio che gli era stato tolto così a caro prezzo, desideroso di riconquistare una propria dignità e potenza agli occhi del mondo. Manco a dirlo, Hitler venerava Mussolini! Lo prendeva a modello! E diventò più potente, tanto più potente di lui a prezzo di tante vite umane. 

Racconto tutto questo, ripercorro questa fase della storia, perché tante volte mi capita di avere a che fare con dei nostalgici di quel terribile regime che costò tante vite non solo agli Ebrei, Cattolici, cittadini dei Paesi occupati, Gay, malati psichiatrici e fisici, ma anche tra gli stessi tedeschi o nazisti. Forse provocherà non poca delusione il sapere che a Hitler non interessava per niente del popolo tedesco. A lui interessava solo l’odio che aveva in cuore, di essere al centro dell’attenzione e il suo regime fu tutta una farsa e non da poco! Pensare a Hitler come un possibile capo di qualsiasi nazione per risollevarla è ridicolo. Lui ha condotto la Germania all’annientamento, senza contare che l’ha aizzata ad un vero odio fratricida. Ovviamente, anche il suo degno compare Stalin, ma di lui questa volta non voglio parlare. 

Hitler era un drogato… Eppure le donne (ahimé!) ne erano fortemente attratte…. Ma chissà perché quando si avvicinavano a lui diventando sue amanti, impazzivano e si suicidavano o tentavano il suicidio! Terribile! Questo dice quale personalità complessa fu Hitler a livello umano. Egli teneva a distanza le donne, i suoi rapporti con esse erano molto freddi… Si accennava che forse Hitler era omosessuale! Ma che strano! Non era tedesco, non sapeva farci con le donne… ma come mai proprio questi erano i martiri del suo crudele regime? Inoltre era malato, la droga lo aveva consumato…. 
Ragazzi! Di questo avete nostalgia? Ridicolo!

domenica 11 giugno 2017

Charlie

Un solo nome: Charlie. Con questo ho già detto tutto. Ognuno di noi, ovviamente interpreta la questione secondo il suo carattere, la sua esperienza e il suo punto di vista. Ogni evento, ogni notizia, viene vagliato, filtrato dalla nostra intelligenza, intelligenza costituita da un vissuto personale, dalle esperienze che l’hanno segnata.
Allora ecco le varie opinioni: chi sente il peso della vita, vorrebbe che si staccasse la spina; chi ama la vita e ha speranza, vorrebbe che il bimbo vivesse; chi vorrebbe che ci fosse l’eutanasia o il suicidio assistito, desidererebbe che il caso inglese facesse breccia soprattutto in quegli stati in cui staccare la spina è ancora reato.
Il fatto è che gli psicologi dicono che i ricordi del nostro passato sono modificati e selezionati per giustificare il presente che noi viviamo.

Può essere che noi peschiamo dai nostri ricordi per rendere più accettabile il presente, ma può essere anche che ricordiamo il dolore che quell’esperienza ci ha provocato e riconosciamo che, nonostante la durezza, quell’evento ha contribuito a renderci migliori. Ovviamente ciò se siamo riusciti a interiorizzarlo e a vederlo come una grande progetto di Qualcuno che ci ama profondamente. Già, perché altrimenti diventa difficile accettare una sconfitta come tale. In fondo il bambino non scorda il dolore della punizione inflitta dai genitori, ma in seguito capirà che la durezza dei genitori serviva a preservarlo o a renderlo migliore nel presente. Negando la presenza di Dio, regolandoci solamente con i dettami della psicologia, non riusciremmo ad accettarlo, faremmo come quei bambini che, per non ascoltare i rimproveri dei genitori, si tappano le orecchie ed emettono versi e rumori. Dio ci dà una chiave di lettura, un modo di vedere la realtà sicuramente diverso. 

Quando accadono fatti eclatanti come appunto quello di Charlie, l’opinione pubblica si interroga, interviene, vuole dire la propria, si formano fazioni. Ciò che è più agghiacciante, oltre al fatto che Charlie potrebbe stare meglio, è che è lo Stato che vuole decidere, scavalcando la volontà dei genitori.
È chiaro, io sono di quelli che pensano che Charlie abbia bisogno di una possibilità e di una speranza, che nessuna vita sia inutile. Ho visto che molte persone, anche menomate nell’intelligenza amano la vita più di un sano, che molto più spesso dei sani, non si piangono addosso, riescono a vedere nelle piccole cose la grandezza di Dio. 

domenica 28 maggio 2017

La Chiesa e il Papa

Essere Chiesa. Non è semplice: sentirsi parte di un corpo mistico, che non si vede, non è così facile. Ci vuole una grazia particolare, quella della fede. Eppure, l’appartenenza alla Chiesa è fondamentale. Non si tratta certamente di conformarsi passivamente a degli ideali, tutto parte dall’
incontro con una persona: Cristo. La Chiesa è la nuova Eva nata dal fianco di Cristo in croce. Credere questo è fondamentale.
Il cristianesimo non è una filosofia, è incontrare una Persona che ti cambia la vita. Il cristianesimo non è fatto di infrastrutture impossibili da sgretolare, il suo cuore è l’amore. Senza l’amore tutto è vano. 
Il capo della Chiesa attuale è papa Francesco. Quante se ne dicono, quanti siti sedicenti cristiani parlano male del papa! Ne ho già parlato in un altro post, ma è sempre bene spolverare alcune riflessioni, non è mai troppo. Prendo spunto dalla visita del Papa a Genova del 27 maggio per avviare queste riflessioni.
È un grande evento per la Chiesa di Genova. È un modo per ricordare e rinnovare la sua obbedienza al Papa… Quanto è discusso, quanto è criticato! Eppure tutto parte dal Vangelo. Anche i papi hanno i loro difetti, magari ne hanno pure tanti, non lo sappiamo. Qualche volta può essere che giunga fino a noi l’eco dei loro difetti… e meno male che è così. In fondo dobbiamo diffidare delle agiografie che ci presentano dei santi perfetti impeccabili. Per fortuna non è così: per vedere il cielo più da vicino, bisogna scalare una montagna ed è faticoso. Ci sono tratti in cui camminiamo più celermente, altri in cui facciamo più fatica e ci sentiamo spossati, quasi provati e tentati di lasciare il percorso. Nessuno nasce già santo. Ad alcuni vengono dati alcuni doni da usare per il servizio di Dio, ma non vuol dire che tali doni facciano più santa la persona. Per completare un puzzle ci vogliono tutti i pezzi che sono differenti tra loro, ma ciascuno di questi rimane indispensabile. Se questo pezzo viene a mancare, la figura non è completa. 
Si critica papa Francesco, ma anche Gesù stava con i peccatori. Dio dovrebbe incenerire tutti, non solo i grandi peccatori. Nessuno di noi è senza peccato. Gesù stava con le prostitute, con i pubblicani, ovvero coloro che speculavano sulle tasse e spesso per impinguare le loro tasche, stava con tutti i Giuda della terra. Non ha mai condannato neppure Giuda… Perché dovrebbe farlo il Papa? Peggiore di un ateo è senz’altro una Chiesa che ha dimenticato la misericordia.

domenica 16 aprile 2017

Pasqua

Oggi è Pasqua di Risurrezione. Alleluia! È la festa liturgica più importante per la vita cristiana perché è il perno su cui essa ruota, i pilastri, le colonne su cui poggia. 
Per me è festa più gioiosa e straordinaria che esista. Gli inferi tremano, la morte è sconfitta. Già, mentre è più semplice credere e amare il Natale, la Pasqua tocca e affronta gli interrogativi più pressanti, più terribili dell’uomo: la morte.
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Mi piace pensare spesso alla scena del film “Gesù di Nazaret” di Zeffirelli, della risurrezione di Lazzaro. Tale scena mi aiuta a meditare anche sulla solennità del Natale. Se leggiamo l’inizio del vangelo di Giovanni, troviamo il prologo che afferma che Gesù è il Verbo. Con la parola e il soffio dello Spirito, tutto il mondo è stato creato…. Già, e proprio nella risurrezione dell’amico Lazzaro, Gesù alza la voce e gli intima di “venire fuori”…. La precisazione dell’evangelista non è casuale: “Ma Maestro, è nel sepolcro da quattro giorni e manda cattivo odore”: vuol dire che vuole far riflettere sul fatto che Lazzaro è veramente morto, non è una morte apparente, perché manda già cattivo odore. Non è un particolare da sottovalutare, le parole del Vangelo, hanno tutte un senso, un insegnamento celato. È così, meditando, rileggendo le parole dell’evangelista, ruminandole come le mucche fanno con il cibo, che ci troviamo il tesoro nascosto, la perla preziosa. Anche nelle Sacre Scritture bisogna scavare in profondità come se fosse un terreno fertile per trovare i tesori, comprendere il suo insegnamento…. E dobbiamo farlo con lo Spirito, la nostra povera mente umana limitata, non può arrivare ad assimilare certe verità. 

Ad ogni modo Gesù intima a Lazzaro di uscire dal sepolcro e quella parola gli ridona la vita. Pensiamo davvero alla reale potenza della parola di Dio?
E poi la risurrezione di Gesù, straordinaria. Non si può negare. Gesù, tradito, tormentato in vita, è risorto. Il venerdì santo racchiude il dolore più profondo dell’umanità, l’enigma che spiega il mistero di ciò che noi crediamo sia un’ingiustizia. L’uomo che ha guarito tante persone, viene picchiato, tormentato, deriso… a lui viene preferito un criminale, Barabba… Non ci pensiamo mai. Quante volte ci troviamo ad essere confrontati con gli altri oppure molto più spesso, notiamo che persone meno meritevoli di noi vengono onorati, parlando anche spiritualmente, rispetto a noi. È un dolore profondo, immenso, perché attribuiamo a Dio questa ingiustizia. Ancora una volta gli uomini “spirituali” scelgono di tenere in vita un criminale e uccidono l’autore della vita. Quanto dovremmo riflettere sulle nostre scelte, soprattutto quando decidono del destino altrui!
Ma Cristo, nonostante la sua opera abbia incontrato il fallimento, è risorto, ha trovato la vera vita...

venerdì 14 aprile 2017

Triduo pasquale

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Siamo ormai nel pieno del Triduo pasquale. In questo periodo così difficile, sono molte le cose per cui bisognerebbe pregare. Il fatto è che sono talmente tante che si rischia di metterne alcune nel dimenticatoio!

Prima di tutto la pace. Non è da tantissimo tempo che l’Europa assapora un tempo di pace. La cosa che mi sembra chiara è che purtroppo le basi di tale pace non mi paiono tanto solide. Mi dà l’impressione piuttosto che l’Europa stia vivendo un periodo che si può definire di “non guerra”. Perché? 
Ragioniamo partendo dal nostro vissuto. Se siamo in pace con noi stessi solo quando tutto va  bene, quando siamo nel benessere, non si può definire pace. Non possiamo riporre la speranza della pace solamente quando abbiamo i soldi, quando tutto va secondo i piani che speravamo nel nostro inconscio o quando riusciamo a pianificare persino ciò che devono pensare o addirittura fare gli altri. La pace e le sue basi devono essere solide e poggiare su qualcosa che resista ai terremoti, che sappia sopravvivere ai dubbi più atroci e quando le cose sfuggono al nostro controllo. È proprio come il discorso di Gesù sulla casa costruita sulla roccia. Strariparono i fiumi, soffiarono forti venti, ma quella casa non cadde.
Ciò che resistette a tutti i terremoti, fu la Croce. 
L’Europa poggia le basi della pace sulla memoria storica di una guerra che l’ha dilaniata, non su basi cristiane, su fondamenta eterne. Mi dispiace dirlo, molti non condivideranno, ma siccome cerca la sua libertà lontano dalla religione, molto probabilmente la sua pace non sarà così duratura. Spero di no, ovviamente.

giovedì 13 aprile 2017

In nome della morte

Mai come in quest’epoca il dibattito sulla vita, è stato travisato o è andato incontro a delle contraddizioni enormi. 
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Da un lato una famiglia inglese si sta battendo per salvare la vita del loro figlioletto davanti ai medici e a un giudice, dall’altro in Italia c’è la fuga per cercare il suicidio assistito in Svizzera… delizia delle contraddizioni! 

Ovviamente il TG ha parlato solamente del suicidio assistito del secondo fuggiasco italiano. Uccidersi è diventato un diritto e molto probabilmente i media stanno premendo affinché lo Stato legalizzi anche in Italia tali pratiche. Che tristezza…
immagino la sofferenza della famiglia inglese che sta cercando di lottare per la vita del loro figlio. 
Ad ogni modo, nessuno pubblicizza il coraggio di molti che, invece di fuggire dall’Italia e dalla propria malattia, scelgono di vivere fino in fondo, che ogni giorno con tutto l’ardore dell’amore per la vita, con la fede e la speranza nel cuore, continuano il loro cammino inesorabile, abbracciando la sofferenza di ogni giorno, superando lo sconforto inevitabile e valorizzando ogni attimo della propria vita. Questi piccoli grandi eroi di ogni giorno che amano infinitamente la vita vengono dimenticati dai media… perché non abbracciano le idee moderne della fuga nel suicidio o eutanasia, aborto… eppure sono quegli alberi della foresta che crescono silenziosamente ed insieme formano una stupenda e rigogliosa foresta…
Terribile pubblicizzare la morte piuttosto che la vita.










domenica 9 aprile 2017

I crimini di oggi

Ciò che sta accadendo oggi, la Storia che si sta scrivendo oggi, non va, non va assolutamente. La Storia insegna e là, scritta tra le righe, dovremmo riuscire a trovare la nostra identità nazionale, europea, mondiale, ma non è così.
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Un tempo tutte le nazioni guardavano armarsi la Germania senza alzare un dito, così come sta facendo adesso l’Europa, sbigottita senz’altro dagli attacchi terroristici da cui ultimamente è colpita. L’America ha deciso di rispondere agli orrori della Siria con i missili, senza peraltro risolvere nulla se non sfinire ancora di più un Paese ormai collassato e annichilito. È difficilissimo trovare una soluzione, lo comprendo e non sono un politico, tuttavia capisco che stiamo rivivendo i medesimi orrori – errori della Seconda Guerra Mondiale. Ciò che sta accadendo in Siria, in Egitto, non ci deve assolutamente lasciare indifferenti e… d’altronde sono sicura che noi non sappiamo tutto ciò che sta succedendo nella politica, cosa c’è dietro tutto questo, gli interessi, la sofferenza di un popolo.

Oggi come allora le immagini ci giungono con il contagocce. So che concretamente non possiamo fare nulla… ma so anche che non possiamo rimanere indifferenti… ancora una volta, complici di crimini che ci toccano solamente quando accadono vicino a casa nostra...