mercoledì 19 luglio 2017

Hitler

Hitler, una figura controversa che ha fatto discutere il mondo intero. Ma chi era quest’uomo? 
Tempo fa, su un canale televisivo, hanno ripercorso la storia di Hitler, domandandosi il motivo per cui ebbe così tanti consensi tra il popolo. Interessante. In effetti, al contrario di Mussolini che si appropriò del potere tramite un colpo di stato, Hitler giunse al comando della Germania in modo regolare. 
Il documentario voleva far riflettere sul fatto che Hitler non aveva doti umane di comando e soprattutto, la sua ascesa al potere fu singolare. Forse non tutti sanno che per un certo periodo era stato disoccupato e che era la Caritas che lo ospitava nei suoi alloggi… non aveva una casa…
Che fosse povero ma talentuoso, poteva agevolarlo nella sua ascesa politica… Ma a quanto pare non possedeva doti organizzative e tanto meno militari che potesse suscitare ammirazione tra il popolo tedesco. La sua fu tutta un’illusione. 
Austriaco di nascita, si identificava in modo particolare con il popolo tedesco. Dopo la prima guerra mondiale, la Germania era profondamente umiliata e povera. Aveva perso rovinosamente la guerra. Hitler aveva partecipato alla prima guerra mondiale a fianco della Germania, ma non era stato coraggioso come invece lui voleva far credere. Aveva ricoperto dei ruoli per i quali non esisteva alcun rischio per la vita. Ottenne un’onorificenza, ma non così alta come lui voleva far credere. Egli si gloriava di imprese eroiche che non aveva mai compiuto! 
L’unica dote di cui si poteva avvalere era l’oratoria: insomma, era uno che con le parole ci sapeva fare! Grazie a questa dote egli riuscì a conquistare con  molta fatica il popolo, umiliato, stanco, in ricerca di un prestigio che gli era stato tolto così a caro prezzo, desideroso di riconquistare una propria dignità e potenza agli occhi del mondo. Manco a dirlo, Hitler venerava Mussolini! Lo prendeva a modello! E diventò più potente, tanto più potente di lui a prezzo di tante vite umane. 

Racconto tutto questo, ripercorro questa fase della storia, perché tante volte mi capita di avere a che fare con dei nostalgici di quel terribile regime che costò tante vite non solo agli Ebrei, Cattolici, cittadini dei Paesi occupati, Gay, malati psichiatrici e fisici, ma anche tra gli stessi tedeschi o nazisti. Forse provocherà non poca delusione il sapere che a Hitler non interessava per niente del popolo tedesco. A lui interessava solo l’odio che aveva in cuore, di essere al centro dell’attenzione e il suo regime fu tutta una farsa e non da poco! Pensare a Hitler come un possibile capo di qualsiasi nazione per risollevarla è ridicolo. Lui ha condotto la Germania all’annientamento, senza contare che l’ha aizzata ad un vero odio fratricida. Ovviamente, anche il suo degno compare Stalin, ma di lui questa volta non voglio parlare. 

Hitler era un drogato… Eppure le donne (ahimé!) ne erano fortemente attratte…. Ma chissà perché quando si avvicinavano a lui diventando sue amanti, impazzivano e si suicidavano o tentavano il suicidio! Terribile! Questo dice quale personalità complessa fu Hitler a livello umano. Egli teneva a distanza le donne, i suoi rapporti con esse erano molto freddi… Si accennava che forse Hitler era omosessuale! Ma che strano! Non era tedesco, non sapeva farci con le donne… ma come mai proprio questi erano i martiri del suo crudele regime? Inoltre era malato, la droga lo aveva consumato…. 
Ragazzi! Di questo avete nostalgia? Ridicolo!

domenica 11 giugno 2017

Charlie

Un solo nome: Charlie. Con questo ho già detto tutto. Ognuno di noi, ovviamente interpreta la questione secondo il suo carattere, la sua esperienza e il suo punto di vista. Ogni evento, ogni notizia, viene vagliato, filtrato dalla nostra intelligenza, intelligenza costituita da un vissuto personale, dalle esperienze che l’hanno segnata.
Allora ecco le varie opinioni: chi sente il peso della vita, vorrebbe che si staccasse la spina; chi ama la vita e ha speranza, vorrebbe che il bimbo vivesse; chi vorrebbe che ci fosse l’eutanasia o il suicidio assistito, desidererebbe che il caso inglese facesse breccia soprattutto in quegli stati in cui staccare la spina è ancora reato.
Il fatto è che gli psicologi dicono che i ricordi del nostro passato sono modificati e selezionati per giustificare il presente che noi viviamo.

Può essere che noi peschiamo dai nostri ricordi per rendere più accettabile il presente, ma può essere anche che ricordiamo il dolore che quell’esperienza ci ha provocato e riconosciamo che, nonostante la durezza, quell’evento ha contribuito a renderci migliori. Ovviamente ciò se siamo riusciti a interiorizzarlo e a vederlo come una grande progetto di Qualcuno che ci ama profondamente. Già, perché altrimenti diventa difficile accettare una sconfitta come tale. In fondo il bambino non scorda il dolore della punizione inflitta dai genitori, ma in seguito capirà che la durezza dei genitori serviva a preservarlo o a renderlo migliore nel presente. Negando la presenza di Dio, regolandoci solamente con i dettami della psicologia, non riusciremmo ad accettarlo, faremmo come quei bambini che, per non ascoltare i rimproveri dei genitori, si tappano le orecchie ed emettono versi e rumori. Dio ci dà una chiave di lettura, un modo di vedere la realtà sicuramente diverso. 

Quando accadono fatti eclatanti come appunto quello di Charlie, l’opinione pubblica si interroga, interviene, vuole dire la propria, si formano fazioni. Ciò che è più agghiacciante, oltre al fatto che Charlie potrebbe stare meglio, è che è lo Stato che vuole decidere, scavalcando la volontà dei genitori.
È chiaro, io sono di quelli che pensano che Charlie abbia bisogno di una possibilità e di una speranza, che nessuna vita sia inutile. Ho visto che molte persone, anche menomate nell’intelligenza amano la vita più di un sano, che molto più spesso dei sani, non si piangono addosso, riescono a vedere nelle piccole cose la grandezza di Dio. 

domenica 28 maggio 2017

La Chiesa e il Papa

Essere Chiesa. Non è semplice: sentirsi parte di un corpo mistico, che non si vede, non è così facile. Ci vuole una grazia particolare, quella della fede. Eppure, l’appartenenza alla Chiesa è fondamentale. Non si tratta certamente di conformarsi passivamente a degli ideali, tutto parte dall’
incontro con una persona: Cristo. La Chiesa è la nuova Eva nata dal fianco di Cristo in croce. Credere questo è fondamentale.
Il cristianesimo non è una filosofia, è incontrare una Persona che ti cambia la vita. Il cristianesimo non è fatto di infrastrutture impossibili da sgretolare, il suo cuore è l’amore. Senza l’amore tutto è vano. 
Il capo della Chiesa attuale è papa Francesco. Quante se ne dicono, quanti siti sedicenti cristiani parlano male del papa! Ne ho già parlato in un altro post, ma è sempre bene spolverare alcune riflessioni, non è mai troppo. Prendo spunto dalla visita del Papa a Genova del 27 maggio per avviare queste riflessioni.
È un grande evento per la Chiesa di Genova. È un modo per ricordare e rinnovare la sua obbedienza al Papa… Quanto è discusso, quanto è criticato! Eppure tutto parte dal Vangelo. Anche i papi hanno i loro difetti, magari ne hanno pure tanti, non lo sappiamo. Qualche volta può essere che giunga fino a noi l’eco dei loro difetti… e meno male che è così. In fondo dobbiamo diffidare delle agiografie che ci presentano dei santi perfetti impeccabili. Per fortuna non è così: per vedere il cielo più da vicino, bisogna scalare una montagna ed è faticoso. Ci sono tratti in cui camminiamo più celermente, altri in cui facciamo più fatica e ci sentiamo spossati, quasi provati e tentati di lasciare il percorso. Nessuno nasce già santo. Ad alcuni vengono dati alcuni doni da usare per il servizio di Dio, ma non vuol dire che tali doni facciano più santa la persona. Per completare un puzzle ci vogliono tutti i pezzi che sono differenti tra loro, ma ciascuno di questi rimane indispensabile. Se questo pezzo viene a mancare, la figura non è completa. 
Si critica papa Francesco, ma anche Gesù stava con i peccatori. Dio dovrebbe incenerire tutti, non solo i grandi peccatori. Nessuno di noi è senza peccato. Gesù stava con le prostitute, con i pubblicani, ovvero coloro che speculavano sulle tasse e spesso per impinguare le loro tasche, stava con tutti i Giuda della terra. Non ha mai condannato neppure Giuda… Perché dovrebbe farlo il Papa? Peggiore di un ateo è senz’altro una Chiesa che ha dimenticato la misericordia.

domenica 16 aprile 2017

Pasqua

Oggi è Pasqua di Risurrezione. Alleluia! È la festa liturgica più importante per la vita cristiana perché è il perno su cui essa ruota, i pilastri, le colonne su cui poggia. 
Per me è festa più gioiosa e straordinaria che esista. Gli inferi tremano, la morte è sconfitta. Già, mentre è più semplice credere e amare il Natale, la Pasqua tocca e affronta gli interrogativi più pressanti, più terribili dell’uomo: la morte.
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Mi piace pensare spesso alla scena del film “Gesù di Nazaret” di Zeffirelli, della risurrezione di Lazzaro. Tale scena mi aiuta a meditare anche sulla solennità del Natale. Se leggiamo l’inizio del vangelo di Giovanni, troviamo il prologo che afferma che Gesù è il Verbo. Con la parola e il soffio dello Spirito, tutto il mondo è stato creato…. Già, e proprio nella risurrezione dell’amico Lazzaro, Gesù alza la voce e gli intima di “venire fuori”…. La precisazione dell’evangelista non è casuale: “Ma Maestro, è nel sepolcro da quattro giorni e manda cattivo odore”: vuol dire che vuole far riflettere sul fatto che Lazzaro è veramente morto, non è una morte apparente, perché manda già cattivo odore. Non è un particolare da sottovalutare, le parole del Vangelo, hanno tutte un senso, un insegnamento celato. È così, meditando, rileggendo le parole dell’evangelista, ruminandole come le mucche fanno con il cibo, che ci troviamo il tesoro nascosto, la perla preziosa. Anche nelle Sacre Scritture bisogna scavare in profondità come se fosse un terreno fertile per trovare i tesori, comprendere il suo insegnamento…. E dobbiamo farlo con lo Spirito, la nostra povera mente umana limitata, non può arrivare ad assimilare certe verità. 

Ad ogni modo Gesù intima a Lazzaro di uscire dal sepolcro e quella parola gli ridona la vita. Pensiamo davvero alla reale potenza della parola di Dio?
E poi la risurrezione di Gesù, straordinaria. Non si può negare. Gesù, tradito, tormentato in vita, è risorto. Il venerdì santo racchiude il dolore più profondo dell’umanità, l’enigma che spiega il mistero di ciò che noi crediamo sia un’ingiustizia. L’uomo che ha guarito tante persone, viene picchiato, tormentato, deriso… a lui viene preferito un criminale, Barabba… Non ci pensiamo mai. Quante volte ci troviamo ad essere confrontati con gli altri oppure molto più spesso, notiamo che persone meno meritevoli di noi vengono onorati, parlando anche spiritualmente, rispetto a noi. È un dolore profondo, immenso, perché attribuiamo a Dio questa ingiustizia. Ancora una volta gli uomini “spirituali” scelgono di tenere in vita un criminale e uccidono l’autore della vita. Quanto dovremmo riflettere sulle nostre scelte, soprattutto quando decidono del destino altrui!
Ma Cristo, nonostante la sua opera abbia incontrato il fallimento, è risorto, ha trovato la vera vita...

venerdì 14 aprile 2017

Triduo pasquale

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Siamo ormai nel pieno del Triduo pasquale. In questo periodo così difficile, sono molte le cose per cui bisognerebbe pregare. Il fatto è che sono talmente tante che si rischia di metterne alcune nel dimenticatoio!

Prima di tutto la pace. Non è da tantissimo tempo che l’Europa assapora un tempo di pace. La cosa che mi sembra chiara è che purtroppo le basi di tale pace non mi paiono tanto solide. Mi dà l’impressione piuttosto che l’Europa stia vivendo un periodo che si può definire di “non guerra”. Perché? 
Ragioniamo partendo dal nostro vissuto. Se siamo in pace con noi stessi solo quando tutto va  bene, quando siamo nel benessere, non si può definire pace. Non possiamo riporre la speranza della pace solamente quando abbiamo i soldi, quando tutto va secondo i piani che speravamo nel nostro inconscio o quando riusciamo a pianificare persino ciò che devono pensare o addirittura fare gli altri. La pace e le sue basi devono essere solide e poggiare su qualcosa che resista ai terremoti, che sappia sopravvivere ai dubbi più atroci e quando le cose sfuggono al nostro controllo. È proprio come il discorso di Gesù sulla casa costruita sulla roccia. Strariparono i fiumi, soffiarono forti venti, ma quella casa non cadde.
Ciò che resistette a tutti i terremoti, fu la Croce. 
L’Europa poggia le basi della pace sulla memoria storica di una guerra che l’ha dilaniata, non su basi cristiane, su fondamenta eterne. Mi dispiace dirlo, molti non condivideranno, ma siccome cerca la sua libertà lontano dalla religione, molto probabilmente la sua pace non sarà così duratura. Spero di no, ovviamente.

giovedì 13 aprile 2017

In nome della morte

Mai come in quest’epoca il dibattito sulla vita, è stato travisato o è andato incontro a delle contraddizioni enormi. 
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Da un lato una famiglia inglese si sta battendo per salvare la vita del loro figlioletto davanti ai medici e a un giudice, dall’altro in Italia c’è la fuga per cercare il suicidio assistito in Svizzera… delizia delle contraddizioni! 

Ovviamente il TG ha parlato solamente del suicidio assistito del secondo fuggiasco italiano. Uccidersi è diventato un diritto e molto probabilmente i media stanno premendo affinché lo Stato legalizzi anche in Italia tali pratiche. Che tristezza…
immagino la sofferenza della famiglia inglese che sta cercando di lottare per la vita del loro figlio. 
Ad ogni modo, nessuno pubblicizza il coraggio di molti che, invece di fuggire dall’Italia e dalla propria malattia, scelgono di vivere fino in fondo, che ogni giorno con tutto l’ardore dell’amore per la vita, con la fede e la speranza nel cuore, continuano il loro cammino inesorabile, abbracciando la sofferenza di ogni giorno, superando lo sconforto inevitabile e valorizzando ogni attimo della propria vita. Questi piccoli grandi eroi di ogni giorno che amano infinitamente la vita vengono dimenticati dai media… perché non abbracciano le idee moderne della fuga nel suicidio o eutanasia, aborto… eppure sono quegli alberi della foresta che crescono silenziosamente ed insieme formano una stupenda e rigogliosa foresta…
Terribile pubblicizzare la morte piuttosto che la vita.










domenica 9 aprile 2017

I crimini di oggi

Ciò che sta accadendo oggi, la Storia che si sta scrivendo oggi, non va, non va assolutamente. La Storia insegna e là, scritta tra le righe, dovremmo riuscire a trovare la nostra identità nazionale, europea, mondiale, ma non è così.
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Un tempo tutte le nazioni guardavano armarsi la Germania senza alzare un dito, così come sta facendo adesso l’Europa, sbigottita senz’altro dagli attacchi terroristici da cui ultimamente è colpita. L’America ha deciso di rispondere agli orrori della Siria con i missili, senza peraltro risolvere nulla se non sfinire ancora di più un Paese ormai collassato e annichilito. È difficilissimo trovare una soluzione, lo comprendo e non sono un politico, tuttavia capisco che stiamo rivivendo i medesimi orrori – errori della Seconda Guerra Mondiale. Ciò che sta accadendo in Siria, in Egitto, non ci deve assolutamente lasciare indifferenti e… d’altronde sono sicura che noi non sappiamo tutto ciò che sta succedendo nella politica, cosa c’è dietro tutto questo, gli interessi, la sofferenza di un popolo.

Oggi come allora le immagini ci giungono con il contagocce. So che concretamente non possiamo fare nulla… ma so anche che non possiamo rimanere indifferenti… ancora una volta, complici di crimini che ci toccano solamente quando accadono vicino a casa nostra...

La chiave di Sara

“La chiave di Sara”… Un film commovente e profondo che induce a riflettere, a mettersi in discussione… un film fatto bene, capace di intrecciare il presente con il passato formando una trama precisa, ben composta. Il film lascia intuire che il passato non deve essere scordato, ma con la sua potenza mnemonica e interrogativa, deve migliorare il presente, sconvolgerlo facendolo uscire dalla routine comoda in cui talvolta rischia di rimanere invischiato.
Non so se ne avevo già parlato, ma penso sia fondamentale riflettere su di esso soprattutto di fronte agli scenari storici che si stanno presentando repentinamente ai nostri occhi. Affrontiamo brevemente la trama.
“16 e 17 luglio 1942, gli ebrei parigini vengono arrestati dalla polizia collaborazionista francese. Fra di loro c'è anche Sarah Starzynski, una bambina di dieci anni che ha nascosto il fratellino Michel in un armadio chiuso a chiave per non farlo prendere da i soldati. Sessant'anni dopo la giornalista Julia Jarmond, americana ma da tempo residente in Francia dove ha sposato l'architetto Bertrand Tézac, deve realizzare un servizio proprio su quel rastrellamento. Coincidenza vuole che Julia, il marito e la figlia si stiano trasferendo in un appartamento al 36 di rue de Saintonge, dove i nonni di Bertrand hanno abitato fin dall'agosto 1942. Al Mémorial sulla Shoah Julia apprende che in quella casa viveva la famiglia Starzynski: i genitori sono morti nel campo di concentramento di Auschwitz, ma nulla si sa dei figli Sarah e Michel. Convinta che Sara sia sopravvissuta allo sterminio, Julia ne insegue le tracce consultando archivi, intervistando i testimoni e cercando i sopravvissuti. 
Molto commoventi alcune scene, ne cito alcune. 
Sara e una sua amica riescono a scappare dal campo di concentramento dove erano state rinchiuse, grazie all’umanità e al buon cuore di un poliziotto francese. La sua amica, però, non riesce a sopravvivere e muore di difterite dopo essere state accolte entrambe da una coppia. 
Altra scena commovente è l’amore di questa famiglia che accoglie la superstite Sara come una loro figlia e come sfidino la polizia che le intima e le fa notare il pericolo che corre qualora nascondesse veramente una bambina ebrea. Di fatto Sara si salverà grazie a questa famiglia che l’aiuterà a tornare a Parigi per vedere se il fratellino era riuscito ad uscire dall’armadio nel quale era stato rinchiuso.
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Commovente, anzi straziante, quando Sara riesce ad entrare nell’appartamento, ad aprire l’armadio: troverà il corpo decomposto del fratellino.
Il senso di colpa per ciò che è accaduto al fratellino è immensa e nulla riuscirà a cancellarlo. Sara aveva compreso che lasciando aperto l’armadio, avrebbe dato un’opportunità in più al fratellino. Il fatto è che lei aveva agito d’impulso senza pensare che non sarebbe più potuta tornare in tempo. Voleva salvarlo dagli obbrobri che sentiva raccontare sui campi di sterminio.
 Il punto su cui riflettere è l’atteggiamento di Julia. La vicenda di Sara le tocca profondamente il cuore, non rimane insensibile, nonostante si parli di eventi storici passati. La Storia, quella con la S maiuscola, le cambia la vita, la trasforma, l’interroga, cambiando il presente, dando l’opportunità ad una bimba che custodiva in grembo e che il padre data l’età non più giovanile, non desiderava. 
Non credo sia una combinazione che La 7 abbia dato in onda questo film in questo periodo critico della nostra Storia.