martedì 10 agosto 2010

Castità del cuore


Sembra ormai un valore perduto, una perla rara, che, per vederne una, bisogna attraversare oceani interi. È una perla davvero preziosa, così svalutata al giorno d’oggi. Proprio in questi giorni meditavo sul suo valore intrinseco. Non è solo astenersi da certi atti. È il cuore che deve essere purificato, deve essere casto. Un cuore casto è anche umile. Prima di rinnovare i voti, il mio sguardo si è appoggiato su un quadro che rappresenta Gesù con il volto sanguinante: al collo ha la fune che gli sgherri hanno usato per trascinarlo lungo le strade, furenti, perché i farisei ne volevano la morte. Ho sentito chiara questa voce, non riuscivo a muovermi più di là.
“Stai dicendo sì a questo. Tu ancora cerchi di essere ben voluta, ti spaventi delle umiliazioni, ma questo sono la strada per giungere a Me, a quel Signore che tanto cerchi. Voglio demolire il tuo “io”, perciò permetto incomprensioni, getto un velo sulla tua malattia. Non hai capito che voglio il tuo cuore? Quelle violette che sognasti un tempo, sono queste umiliazioni che sto permettendo…. E gli altri non s’accorgono nemmeno.”
La castità è avere il cuore libero, perché alcune volte ricerchiamo noi stessi negli altri e non è un affetto puro. Se vogliamo bene alle persone in modo umano, cercheremmo la stima, di essere ben voluti, faremmo di tutto per essere accettati. Gesù vuole invece che abbiamo il cuore libero per amare. Ecco la vera castità, avere il cuore impegnato solo per Cristo.
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