venerdì 6 agosto 2010

Riflessioni sulla sofferenza


In questi giorni stavo ripensando alla biografia di Chiara Badano che ho letto recentemente. Riflettevo sul valore della malattia nella propria vita e come viverlo il più serenamente possibile. La malattia è la prova del nove della nostra fede, perché mette a nudo l’uomo, lo spoglia di tutti i suoi orpelli, il suo orgoglio. Riflettevo anche sul modo di viverla. È fondamentale. Una persona che sa accettare la malattia è generosa. Spesso si pensa che essere generosi, voglia dire saper dare agli altri le proprie cose. Non è specificatamente così. Il vero generoso è colui che sa sacrificare la propria vita, quindi la salute, il proprio tempo, il proprio onore. Non si vive male con una malattia, anche se porta tanti inconvenienti e tante incomprensioni. Come dicevo in un altro post, non è che automaticamente ti considerino santa se soffri. E, in effetti, è così. Non sempre la malattia porta alla santità. Alcune anime del Purgatorio hanno asserito che il loro purgatorio si è allungato proprio a causa di una malattia non accettata. Sì, perché abbiamo il difetto di pensare che si santifichi chi più soffre. Non è così. La malattia è senz’altro un’opportunità in più, preziosissima, che il Signore ci dona per santificarci…Ma per santificarci, dobbiamo accettarla con amore. È quindi l’amore che ci santifica, non è la sofferenza. Tutti, anche i sani, hanno delle opportunità durante il giorno, di poter offrire qualcosa, con amore, al Signore. Bisogna saper custodire e amministrare bene, il tesoro del nostro Signore.
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