sabato 14 agosto 2010

La preghiera vocale

Il primo passo è la preghiera vocale, la più semplice. Come si fa quando si dialoga con una persona, si dovrebbe stare attenti a ciò che si dice. Le parole non devono essere svuotate di significato, ma diventare vive. È qui che la preghiera vocale diventa più difficile assumendo un impegno più serio e profondo. Il Signore ama la sincerità. Ciò che non sopportava dei farisei era proprio la loro falsità. Devo credere alle parole che pronuncio! Ad esempio quando recito il salmo: “Il Signore è mia luce e mia salvezza”, devo credere fermamente che lo è sul serio nella mia vita. Non posso svuotare la mia preghiera del suo contenuto essenziale, così come faccio con una persona qualsiasi. Se chiedo a questa un appuntamento, è perché desidero davvero vederla! Da ciò, con questi esempi banali, si comprende come anche la preghiera vocale, diventi difficile. Consci dei nostri limiti, dobbiamo unire la nostra preghiera a quella di Cristo affinché assuma un significato congruo. Nel Vangelo abbiamo infatti tanti esempi di preghiera di Gesù. Sappiamo che i discepoli, affascinati dal modo di pregare del loro Maestro, gli domandarono di insegnar loro di pregare. Forse si aspettavano da Lui chissà quale risposta, visto che molto probabilmente, Gesù mentre pregava, il suo volto si trasfigurava. Invece Gesù ebbe una risposta molto semplice: quando pregate, non sprecate parole come i pagani che credono di essere ascoltati a furia di parole. Voi, quando pregate dite: Padre nostro che sei nei cieli… Delusi? Non si sa. Si sa, invece, che Gesù voleva insegnare loro a pregare in spirito e verità. “In spirito” cioè con attenzione, con il proprio cuore; “in verità” cercando di far coincidere la verità delle parole che pronuncio con la vita che conduco. La preghiera più facile è sicuramente quella della richiesta, ma anche lì se cerchiamo di farlo seriamente, con umiltà, diventa un po’ più complicato. Dio è scambiato tante volte per un juke boxe: io metto le monetine, faccio la richiesta ed ecco che la canzoncina comincia a suonare, quella che voglio io… ma se per caso capita che il juke box si sbagli ed intoni malauguratamente un’altra canzone che a me non piace, ecco che potrei anche tempestarlo di pugni. Questo discorso va bene, quindi, per una macchinetta di cui conosco le sue funzionalità, ma non va bene per qualsiasi altra persona umana che non conosciamo i suoi sentimenti più profondi. Se pensiamo che Dio sia una persona perfetta, a maggior ragione, i suoi pensieri e sentimenti sono un po’ difficili da interpretare. Avendo fede che Lui conosce tutto di noi a maggior ragione comprendiamo che Egli, forse, sceglie il nostro bene, un bene che noi, da esseri limitati, non sappiamo del tutto. Esseri limitati? Questo può far scandalizzare qualcuno? Non dovrebbe. Il bambino sa che deve imparare dall’adulto, perciò domanda spiegazioni, si affida ai genitori o all’insegnante senza timore, senza esserne umiliato ed essere inferiore. Noi siamo come bambini nei confronti di Dio. Invece di giudicare, di farci troppe domande o sindacare, dovremmo metterci in ascolto di Lui e della Sua parola, senza l’arroganza del falso sapiente che asserisce di sapere tutto della vita ma che, in realtà, ne sa poco e niente, soggetto com’è alla legge del tempo e che quel cervello, organo umano indispensabile da far funzionare sempre, che abbiamo idolatrato con così tanta superbia, diventerà anche lui, come tutto il nostro corpo, polvere, nient’altro che polvere.
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