lunedì 4 gennaio 2010

Sotto la pioggia

Che giornata! Avevo alcune pratiche da sbrigare e quindi sono dovuta uscire. Ce n'é voluta! Alla fine sono riuscita a passare attraverso quel cancello. E' stata un'impresa ma sono riuscita. Piovigginava ed un'aria pungente mi sferzava il volto. Il cielo opaco sembrava voler annunciare la neve, ma pioveva. Ho dovuto aprire l'ombrello, un funghetto nero che supera di poco l'ampiezza delle mie spalle. ma pensavo di dover aspettare poco l'autobus...Speranza vana...L'ho visto sfrecciare senza nemmeno rallentare mentre stavo uscendo dal cancello...Pazienza...Ho dovuto rallentare mentre stavo uscendo dal cancello...Pazienza...Ho dovuto aspettare 25 minuti, passeggiando avanti e indietro con il mio funghetto sopra la testa. La pioggia è aumentata, anche questo...Accarezzavo con lo sgurado quel lungo e ampio viale trafficato con le gocce che si fermavano sul nero della tonaca. Avevo fretta, molta...Ed io che non ho mai avuto la pazienza di aspettare gli autobus:::! Ma in questo caso non potevo fare come a Genova che andavo a colpo sicuro..a piedi e...se passava l'autobus, lo prendevo al volo. Le distanze qua sembrano triplicarsi. Non ho mai temuto le distanze e nemmeno (tanto meno) le salite ma qui mi sembra di non giungere mai...Meglio fare la brava, godermi la vista di qualche albero spennacchiato, della rumenta ai margini della strada e degli automobilisti nervosi che strombazzano ad ogni pié sospinto ed aspettare quel piccolo autobus che tarda a venire. Va bé...Fa freddo...Scoccano le 11 e l'autobus passa. E' vuoato: ci sono solo due persone. Finalmente ammiro le vie di Roma illuminate. Belle...Natale è passato da poco e dopodomani si concluderanno le solennità natalizie. Peccato..Non c'è traffico e in 10 minuti giungo a destinazione. Piove ancora, l'asfalto brilla e la mia mano, quella che tiene l'ombrello, è diventata gelida. Sono fiduciosa, penso di sbrigare tutta la burocrazia oggi stesso. Salto le pozzanghere fangose, marroni, e mentre cammino, anzi, corro alla "Bersagliera" come diceva don Natta, su quel piccolo nastro grigio d'asfalto, mi rimbalza all'udito un grido che mi fa sobbalzare. Due donne che passeggiavano in quel parco hanno urlato "Attento!" ad un' auto verso cui tendevano le braccia delle due donne e la sagoma di un piccolo animale a quattro zampe spuntare. Camminava senza eccessiva preoccupazione...anzi sembrava ignaro del pericolo che aveva corso. Erano più spaventate le due donne che, dopo aver salvato l'animale, seguitarono a parlare fra loro.
Tanto tempo fa assistei ad un incidente, quello di mia mamma, che il 1° novembre 1994 fu investita da una motoretta. Mi è rimbombato all'udito l'urlo di mio padre: "Cos'hai fatto a mia moglie!" Pioveva anche quel giorno di tanti anni fa. E rivedo quella scena come in un film. Non poteva accadere, non a mia mamma! Era meglio se fosse capitato a me. La nostra vita è legata ad un filo sottile, pronto a spezzarsi ed un avvenimento cambia il corso di più vite insieme. E' come quelle foglie che, scosse dal vento, si staccano dall'albero e, volteggiando, cadono a terra, dentro una pozzanghera scura e melmosa e diventa anch'essa come un pantano. Il tempo è come il vento, stacca e trasporta tante vite lontano dall'albero, le getta a terra, gioca a farle salvare, si riducono in poltiglia, confondendosi con il grigio - nero dell'asfalto. E' passato il tempo, inesorabile: adesso è mia madre che accudisce papà e non può chiedere a nessuno "cos'hai fatto a mio marito". Sarà il tempo stesso a sistemare le cose. La domanda di mio padre, vibrante preoccupazione, emerge come una sagoma scura dalla fitta nebbia del tempo...Mia mamma quel giorno aveva attraversato sulle strisce...E quante volte io avevo sfidato il "destino" senza timore da monella, andando su un cinquantino, il motorino "Sì", in due? Sì, si andava piano..non è mai sucesso nulla...ma con il senno di poi...
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