sabato 2 gennaio 2010

Carissima amica...

Carissima amica, questa sera ti penso...Ti penso in questa sera che, dopo giorni di pioggia, ha un cielo turchese, ripulito da un vento rabbioso. Ma sì, ti presento i miei pensieri, i miei sogni, così confusi e così strani, sembrano stelle in un cielo scuro che vogliono tuffarsi in mare per lavarsi dalla stanchezza e dalla noia e brillare...Piccoli fuochi nel cielo della mia anima...quanti interrogativi, quanti sogni. Cosa mi aspetto quest'anno? Sai, non lo so...Non si può prendere e stringere l'oceano in una mano...E' un po' come la storia dell'anno nuovo, qualcosa mi aspetto ma so dirti cosa...E come se mi trovassi di fronte ad un tramonto, a quei tramonti sanguinanti, di Corso Italia...Tramonti che mozzano il fiato e fanno aleggiare nel cielo dell'anima sentimenti radi e trasparenti come il fumo che danzava sopra le castagne che scoppiettavano agli angoli delle vie...Così, vacuo, ondeggiante ed incerto alla fredda luce del sole invernale. Accarezzava con il suo tepore la pelle del viso e, disperatamente, ti faceva tirare su con il naso. Così, questi sentimenti aleggiano sornioni nella mia anima...Piccole dita evanescenti sfiorano i mio cuore... Ti domandi quali sentimenti agitano il mio cuore? Perché, puoi contare le gocce d'acqua che sono nel mare? Hai sentito il linguaggio delle onde? Hai percepito il loro lamento? Come quella notte che a Quarto ammirammo il mare: un'enorme massa scura, mormorante, più scura della notte...e poi quante volte l'ho visto punteggiato di lampare, sole, piccole isole luminescenti come i sogni dell'umanità in un cielo piatto, senza confini, dove le gocce diventano bianca come spuma. Sì, carissima amica, abbiamo grandi aspirazioni che, come piccole lampare nella notte, navigano in un'ignota tavola d'acqua scura. Navigano nel mare aperto gettando i loro riflessi sullo specchio del mare...Ma, poi, alla luce del giorno, ecco che scompaiono, le onde mugghianti ci spaventano, vediamo la vastità del mare...
Sogni? Sai, la notte trascina la nostra mente nella dimensione dei sogni...In fondo è più facile fissare le stelle più opache, che non feriscono come i dardi infuocati del sole. Il sole fa brillare, ma ferisce lo sguardo.
Anche la santità può essere solo un sogno...Una stella che brilla nel cielo...Ti ricordi cosa disse di Marinella De André: il vento che la vide così bella, la prese e la portò su una stella...E' vero, la santità non è un sogno, deve essere un progetto di vita ma spesso bisogna fare i conti con se stessi e piangiamo spesso miseria. In questo campo piangiamo sempre miseria, siamo come quei tipi che hanno le tasche bucate: i nostri propositi cascano spesso a terra e il loro rumore ci fa male, più male di un taglio sulla carne perché ferisce l'anima, la taglia, la fende...
Sai, penso che tremiamo di fronte a noi stessi. Abbiamo paura di noi per cui non ci fidiamo degli altri. Eppure viviamo con noi stessi 24 ore su 24. Sì, ci coccoliamo, ce le diamo sempre vinte perché sappiamo che dentro di noi c'è un mondo che nemmeno noi conosciamo...Sono gli altri che ci aiutano a conoscerci, rimestando involontariamente nei nostri sentimenti e...Mentre lo fanno, ecco che noi tremiamo per noi stessi ma è più comodo mordere gli altri e fare come il bue che dice all'asino: "Cornuto!"Ecco, l'abbiamo detto, adesso sanno chi siamo...Ma con le pive nel sacco ci accorgiamo di aver vinto come Pirro, una vittoria vana che ci lascia l'amaro in bocca.
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