mercoledì 18 febbraio 2009

Guardandoci negli occhi

Mentre sto con i ragazzi delle medie, spesso mi torna alla mente il mio passato. Mi rivedo sui banchi di scuola, china sui libri o in trepida attesa del sabato pomeriggio e della domenica. La loro età è quella in cui sbocciano i primi sentimenti e la vita sembra fiorire in tutto il suo fulgore e i suoi colori. Nostalgia? Un po', ma sui banchi di scuola bisogna sedercisi sempre, per tutta la vita. Che bello l'atteggiamento dello studente nei confronti dell'insegnante!Mi riferisco ovviamente ai casi standard, nel limite della norma e non di quelli in cui il professore deve subire la violenza dell'alunno! Lo studente sa di non sapere tutto, di dover imparare dal maestro. Penso che il vero saggio sia colui che si riconosce limitato ed ammette i suoi errori. Allora guardo negli occhi questi ragazzi...Bisogna imparare a guardarsi negli occhi, ad avere il coraggio di guardarsi negli occhi. Bisogna voler bene una persona per quello che è e non per quello che ci immaginiamo sia, o per come vorremmo diventaste. Perché solamente amandola per com'è, la persona avrà il coraggio di cambiare, in quanto non si sentirà mai sola.
Guardiamoci quindi negli occhi e chiediamoci cosa c'è dietro quell'atteggiamento ostile, quell'irrequietezza o quell'ombra che vela lo sguardo. Non aspettiamo che sorrida o che il volto diventi luminoso, amiamo la persona così com'è, con la sua ombra, perché, se sentirà che il nostro amore è puro ella comincerà davvero a sorridere.
Impariamo a guardare oltre lo sguardo e alla sua piacevolezza. Se uno si sente completamente accettato, impara a sorridere.
Stando con i bambini ho imparato molto. Si cresce insieme a loro. Dietro un loro atteggiamento ostinato, c'è sempre una sofferenza, a volte scatenata dall'inaccettazione altrui.
Mi è stato d'esempio il caso di un bambino. Codesto bambino è esuberante, tendente all'impulsività ma è di animo buono, generoso. Si lamentava spesso, già dalla scuola dell'infanzia che i compagni non lo accettavano, lo mettevano da parte. Il bambino era spesso sgridato per la sua impulsività. Con il tempo si è scoperto che davvero la classe lo emarginava perché gelosa delle sue qualità e lo prendeva in giro di nascosto. In tutto questo spiccava solo la sua irruenza e violenza...Ma dietro queste, vi era un atteggiamento sbagliato da parte degli altri. Il bambino non faceva bene a reagire così, pur tuttavia, sentendosi compreso, e soprattutto ascoltato, è riuscito a cambiare. Bisogna saper ascoltare gli altri e quindi comprenderli. E' importante andare oltre le apparenze. Gli altri, a volte, soprattutto i piccoli, sono il riflesso delle aspettative che abbiamo nei loro confronti.
E' chiaro che le nostre aspettative dovranno essere sempre buone.
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