venerdì 6 febbraio 2009

Carità

Ieri, all'adorazione, abbiamo meditato sulla carità. Che bella virtù! E quanto mi manca! Anche certi gesti che paiono di carità sono conditi di amor proprio. Desidero questa virtù ma quando sembro protendere verso di essa, e Gesù me ne fa pregustare una briciola, ecco che cado. Nonostante queste delusioni, bisogna pur eseguire ciò che Gesù comandò. "Amate i vostri nemici". Scatta quasi subito un certo rancore verso chi mi percuote la guancia, eppur devo trovare la forza di purificare il cuore, perché è ciò che esce da esso che contamina l'uomo. La carità è un edificio che si costruisce sull'umiltà ed...è una parola! Umiltà non è solo una virtù soprannaturale, ma, innanzitutto umana. Non è certo il considerarsi inetto, ma è il sapersi, riconoscersi come creatura di Dio e quindi dipendere totalmente da Lui. Dico niente! E no, l'ultima parola devo certo averla io!
Lavorando con i bambini, medito spesso sul'infanzia evangelica. Gesù parlò spesso dei bambini e in modo differente. "Se uno scandalizza uno di questi piccoli, sarà meglio per lui che gli venga appesa una macina al collo e sia gettato in mare". In un'altra parte del vangelo, Gesù, sempre parlando degli scandali ma non citando i piccoli, affermò: "Se la tua mano ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala lontano da te".
I nostri atti, possiedono una risonanza nei confronti di coloro che ci sono accanto: è come se gettassimo sullo specchio dell'acqua un sassolino. Esso affonda nel liquido e l'urto produce un movimento che si espande, fino a che, giunto lontano dal sasso, si spegne nella placidità trasparente dell'acqua. Il suo cadere, però, ha increspato tutta la superficie creando vicino a sé un movimento violento. Un cattivo esempio, anche nel mondo degli adulti, può scandalizzare, allontanare da Dio e quindi portare alla perdizione l'anima di altre persone. I piccoli sono più soggetti ad essere travolti dall'onda d'urto provocata dal sasso caduto nell'acqua, perché più fragili ed anche più attenti ai gesti degli adulti. Essi, infatti, li osservano attentamente, avidi d'imparare e di trovare in loro un valido modello da poter seguire.
In un altro punto, Gesù si rivolge ai suoi apostoli che impedivano ai bambini di andare da Lui. "Non impedite loro di venire a me perché di essi è il Regno dei Cieli."
I bambini erano ritenuti inutili, nella società non contavano nulla. Gesù dicendo quella frase, afferma che è venuto proprio per coloro che sono emarginati, gli ultimi, gli ammalati.
In un certo punto ancora, afferma che solo chi diventerà come un bambino entrerà nel regno dei cieli. Il bambino prima di tutto è sincero, non riesce a mettersi maschere, e così non dovremmo fare con Dio.
Il bambino inoltre, non può sostenersi da solo, ha bisogno dell'adulto, come noi dovremmo aver bisogno di Dio. Non sta a ragionare sul torto ricevuto, ma basta una piccola cosa a far tornare il sereno nel suo cuore e a perdonare colui che gli ha fatto del male.
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