domenica 31 ottobre 2010

Riflessioni

In ogni momento della mia vita, ho occasione di riflettere. Bisogna saper accogliere questi momenti che a volte rimangono nascosti ai nostri occhi, impegnati come siamo in mille faccende, eppure Dio non ci parla sempre e solamente durante l'orazione. A volte ci raggiunge mentre saliamo le scale, oppure facciamo qualcosa in cui Dio c'entra poco. Egli sfrutta tutte queste occasioni, per regalarci le sue ispirazioni e per avviare un dialogo con la nostra anima. Bisogna avere molta attenzione a captare questi messaggi, così fugaci, simili al vento che accarezza la superficie dell'acqua increspandola. Non sono onde che travolgono con i loro spruzzi la nostra mente o qualcosa di spettacolare che attragga la nostra attenzione, è simile ad una brezza, leggera. Ho letto una frase molto bella che mi ha fatto riflettere: ecco il sassolino gettato nel lago dello spirito che ne ha increspato le acque.
"La vita non è sempre giusta, ma è sempre bella"
E' una frase vera. L'uomo nascendo, apre gli occhi ad un dramma che è la vita. Le domande che accompagnano questo atto naturale sono drammatiche. Forse noi siamo abituati a dare risposte pre - confezionate grazie alla nostra fede, ma sono del parere che bisogna sudarsele, sentire il dramma di questi interrogativi che fanno parte di ogni esistenza umana. La vita nasce all'ombra della morte. Volenti o nolenti è così. Mi piace però sottolineare una cosa interessante che ho verificato più volte durante la mia vita. Alla morte di qualcuno, succede quasi sempre la nascita di una nuova vita. Sembra quasi voler indicare la continuità della vita. Nonostante questo, nasciamo sotto questo pesante interrogativo: perché viviamo? Questa domanda è in rapporto alla morte, il vero grande interrogativo dell'uomo. Se non esistesse lo spettro della morte, nessun uomo si domanderebbe il motivo per cui vive. Assaporerebbe semplicemente, senza domandarsi null'altro, ciò che la vita le offre, vivendo d'istinti. E' questo il confine grande, immenso, che ci separa dagli animali che talvolta curiamo più delle persone: la consapevolezza della morte. L'uomo l'ha avuta da sempre. E' cresciuto con questo dramma che sconvolge ogni esistenza. Anche tra i cristiani. Leggendo qua e là uno scritto di un ateo, mi ha colpito una frase cruda ma, da una parte veritiera. "Se tutti i cristiani credessero veramente che esiste un'eternità, non avrebbero così tanta paura della morte e non si lascerebbero lusingare dalle cose terrene, come invece dimostrano di fare."
Lì per lì ho provato indignazione, ma dopo un po' mi sono dovuta ricredere. Non gli ho dato ragione in modo assoluto, però da una parte, non mi sono sentita di smentire drasticamente... Anzi, vergognosamente, ho capito che un certo fondo di verità c'è, perché anche a me talvolta sfugge l'eternità, sebbene fin dall'infanzia, come ho raccontato prima, ho sentito la precarietà della vita, facevo discorsi che bambine della mia età non facevano. Io credevo alla morte, non ho mai pensato che non mi avrebbe potuto mai toccare. Adesso che il tempo è passato, ancora di più: la morte e il pensiero della vita eterna dominano la mia mente... Non è in mio potere non pensarci. Qualche volta, come l'uccellino descritto da Santa Teresa di Lisieux, mi perdo nelle cose della terra, dilettandomi a bagnarmi le piume nelle pozzanghere, a becchettare qua e là in cerca di cibo... della terra. Eppure, posso asserire con sincerità che il mio cuore desidera l'eternità. L'ho sempre desiderata. Come ho detto un'altra volta, a 16/17 anni avevo scritto nel diario che provavo tanta sofferenza a vedere come il mondo grondava sangue e, lontana comunque dalla Chiesa, esclamavo: "Non date solo il corpo alla nuda terra, ma l'anima alla luce!" Non sapevo bene definire che cosa fosse la luce che avevo descritto. Non era strettamente collegata a Dio, che, a quell'epoca, mi aveva profondamente deluso!!!! Sembra strano, ma era così, il mio ragionamento, appunto, si basava sulla prima parte di questa frase: "La vita a volte, non è giusta".
Ma è bella, degna di essere vissuta, perché dietro le nuvole splende sempre il sole ed ogni attimo va assaporato, anche se nasconde il trabocchetto della sofferenza. Allora non comprendevo la seconda parte di questa frase: tante volte capita che la vita sia davvero ingiusta, ma tutto va letto secondo la Sapienza di Dio, a noi incomprensibile. Non secondo visioni pre - concettuali che, inevitabilmente, diventano filosofia di vita, fossilizzata entro un limite, oltre il quale non si può andare. La religione va assimilata e non vissuta tanto perché ce l'hanno insegnata o peggio ancora per abitudine.
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