mercoledì 13 ottobre 2010

Entrare nel deserto

Entrare nel deserto, nel silenzio più totale, negli abissi insondabili della prova interiore, nella solitudine più estrema, nella sofferenza dei propri limiti. Si sente la propria anima gemere, come un animale ferito. Avrebbe voluto raggiungere l’apice del rapporto con Dio, ma ella si trova nell’abbandono più totale…
Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio.
Tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca: dove sei, o Dio?
L’aridità del deserto: si avanza senz’acqua. Il freddo penetrante della notte sembra calare come un macigno sulle membra intorpidite. Come per arsura d’estate, inaridiva il mio vigore. Un’agonia lenta. Gli errori… Come sabbie mobili che non perdonano, si avvinghiano, come mani invisibili, per trascinare l’anima e il corpo nell’abisso profondo dell’ “inferno”.
Una profonda angoscia, un silenzio totale, sibilante, sofferente. L’assenza di ogni suono che genera interrogativi angoscianti.
Ma no, Signore. Nonostante il peccato, nonostante il silenzio terribile della mia anima, la solitudine più profonda e lacerante, SO che il tuo bastone mi sostiene. Ti vedo mentre spalanchi le tue braccia. No, davvero, non sono gli errori che ti fanno scandalizzare. Il tuo cuore ha posto per tutte le miserie, purché ritorni a te, fiduciosa nel tuo perdono, nel tuo amore senza limiti che accoglie tutti. Via, davvero, ogni traccia di orgoglio, anche sul lato spirituale. È questo che vuoi, ma è tanto doloroso.
Un vento sibilante e gelido, entra nelle fessure della mia anima. Un abisso, Signore, ma è l’ inferno? Ciò che veramente temo?
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