domenica 17 maggio 2009

Continuando a tuffarmi nel passato...


In questo periodo sogno spesso i miei genitori. Qualche giorno fa è successa una cosa curiosa e comica al tempo stesso. Durante la notte penso di aver sentito un rumore ma non ho capito, né mi sono interessata, da dove provenisse...Ad un certo punto comincio a sognare. Ero con papà e mamma. Papà è sano di mente, lo rivedo magro come ai tempi in cui ho professato. Vediamo che dal mare, dalle nubi addensate all'orizzonte, si forma un vortice, una tromba d'aria violenta. Essa si avvicina sempre di più. Ci accorgiamo che in realtà è un maremoto: una grande onda si abbatte sulla città. Mia mamma ed io riusciamo a scappare. Non sento paura nonostante il sogno sia drammatico, infatti mio padre rimane travolto dall'onda. Mentre io e mia madre abbiamo la certezza di essere salvate, mi sveglio. L'orologio del telefonino segna le 00.43. Vado in bagno e quasi scivolo: a terra infatti c'è un lago d'acqua...Addio sonno! Mi accorgo che l'acqua è uscita da una bacinella che si è rovesciata. Comincio a raccogliere l'acqua e risolvo la situazione in modo abbastanza veloce...Forse per i problemi familiari la mia mente ritorna sempre a mamma e papà.

Ieri poi ho trovato una cassetta che risale a ben 16 anni fa, registrata da una mia amica durante uno dei nostri pomeriggi passati insieme, il 20/05/1993....Avevo 18 anni! Bella...è di Simon Garfunkel....

Contemporaneamente, trovo un mio manoscritto dello stesso periodo, nel quale ripercorro le tappe della mia conversione, riportando anche alcune frasi tratte dal mio diario personale di quel periodo. Leggerlo adesso mi fa quasi impressione. Ne riporto alcune parti.

Lo ritrovai (Gesù) in una semplice domenica. Ero andata come sempre a Messa. Sentivo una grande pace dentro il mio cuore" Vivevo in uno stato di sofferenza estrema e spesso mi chiudevo in quel dolore, ma non persi mai una Messa in quel periodo.

E' un po' complicato da spiegare, penso infatti che abbia agito in me il diavolo che mi faceva fraintendere le parole che io leggevo nel Vangelo e interpretandole in un progetto di autodistruzione.

Il frate che celebrava la Messa, lesse il Vangelo della domenica in cui era incluso questo versetto:

Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai, eppure il Padre Celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?


Nel mio cuore ci fu una grande confusione e il mio cuore attendeva una risposta da Gesù : 'Gesù, dunque, mi parli?'

Mi parlò immediatamente. Dopo la morte, l'anima risuscitò e nel mio cuore scoppiò la gioia, bella e autentica. In quest'atmosfera di gioia, desiderai servire Dio con tutto l'ardore della fede ritrovata, diventare più piccola di quello che ero.. Sì, io vivevo in nome della mia fede, in nome di Gesù Cristo. Mi accorsi che da un bel po' di tempo, nasceva qualcosa di bello, di alto, qualcosa che io avevo chiamato 'di bianco'. Io pensavo in effetti al Regno dei cieli, alla santità dell'anima. Sapevo che la risposta era dentro di me, che tenevo l'uscio sprangato e che io solo potevo aprirlo. Desideravo servirlo e pensavo al tesoro del cielo. Sentivo l'esigenza di attuare il Vangelo e non ascoltarne solo le parole. Camminavo nella Luce del Signore, solo questo contava! Desideravo vivere ai suoi tempi, seguirlo come avevano fatto gli Apostoli. Il mio cuore era colmo di gratitudine nei suoi confronti.Mi pareva di vedere solo Lui! Ma non era tutta gioia, perché attuare il Vangelo alla lettera non era facile. Volevo perdonare, perdonare le persone che nel passato m'avevano fatto del male ma non era facile...Il mio cuore, seppur proteso verso l'infinito di Dio, avrebbe dovuto di certo affrontare i problemi che la scelta di abbandonarsi completamente alla volontà di dio, avrebbe comportato, ma per adesso volevo assaporare tutta la gioia che proveniva dall'umiltà e dall'amore verso Dio, essere sicura che la mia vocazione fosse autentica. Il 7 novembre 1993 scrissi. 'E' così bello immaginare il tuo volto ed è così dolce averti vicino in ogni istante della mia vita che non sogno più la laurea di 110 e lode, cose terrene...Ma sogno la tua gloria, la vita di consacrazione...una vita forse piena di rinunce dei piaceri terreni ma che si può chiamare VITA. No, Gesù, voglio non scordarmi mai di ciò che hai fatto per me in questi giorni: accetta la mia vita: te la donerei volentieri ma ho bisogno ancora del Tuo aiuto per vedere meglio la strada che ho di fronte. Ti ringrazio di esistere.'

Meditai seriamente sulla mia vocazione tra molti dubbi e incertezze: la mia vocazione era alla cristianità oppure alla consacrazione nella vita religiosa? Il 17 novembre scrissi sul diario: 'Prendo la mia croce e ti seguo. Ho deciso di farmi suora.' I miei genitori non accettarono la mia vocazione ma io amavo troppo l'amore di Gesù. Non volevo far altro che la volontà di Dio, anche se mi avrebbe portato lontano dalla mia città che tanto amavo e che era piena di ricordi. Assaporavo lentamente come si fa con una caramella di zucchero, il dolce della libertà che mi aveva donato l'amore di Dio. La LIBERTA' DI VINCERE TUTTO CON L'AMORE; LA LIBERTA' SOPRATTUTTO, DI ESSERE DISTACCATA SPIRITUALMENTE DALLE COSE MATERIALI DELLA TERRA. Subivo ogni giorno la desolazione di vedere i miei genitori e mia sorella non apprezzare il valore della mia scelta, ma sempre pregavo: cercavo di essere forte nel suo amore. Ed in effetti, avevo acquistato un'assoluta forza interiore mai posseduta, che io in quel momento stavo sottovalutando.

Giustamente mia madre mi rammentava come e quanto fosse difficile la strada cui anelavo a percorrere. Ella mi elencava tutti i sacrifici, le rinunce e i dolori, a cui sarei andata incontro. Parevano quasi delle torture quelle che andava descrivendo. Ripeteva che non potevo chiamare gioia quella vita. Ma io non mi riferivo di certo alla gioia terrena ma a quella del cielo: sacrificio, dolore sulla terra, gioia in cielo. Più elencava le ristrettezze, i sacrifici, le umiliazioni che avrei dovuto affrontare, più il mio cuore si dilatava nella gioia: sì Gesù, sofferenza, sofferenza, umiliazione, per poter volare sulle onde del Tuo amore, più leggera, come un petalo di rosa...!

Mi diceva ancora: ' Non potrai uscire come tu vorrai...' Io pensavo : 'Sì, Gesù, così il sacrificio sarà più gradito ai tuoi occhi.' In realtà forse non avrei desiderato uscire: il mio cuore non era chiuso dentro la prigione del corpo ma volava lontano, lontano, fin dove l'orizzonte aveva fine...Come potevo desiderare uscire quando il mio spirito poteva raggiunger il più alto dei Cieli? TUTTO NELLO SPIRITO, NULLA NEL CORPO.

Presa coscienza del fatto che il mio non era un capriccio da adolescente, mia madre soffriva molto per la mia scelta di vita. Dentro di me crebbero degli scrupoli nei suoi confronti, mi dispiaceva che soffrisse per me, ma trovai la risposta alla mia sofferenza nel Vangelo:

Ed Egli rispose: "In verità vi dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà.

Perché tutto era in Dio, nulla nell'uomo. Il 17 dicembre scrissi:

'Buona notte Gesù Bambino...Rendimi pura ed innocente come una bambina...Io ti devo la mia vita, accetta il mio umile dono.' "

Raccontando poi di una mia esperienza di volontariato al Piccolo Cottolengo di Ge continuai a scrivere:

Dovremmo essere più attenti e vedere più la santità che l'inferno di una persona, perché se ci guardassimo attorno con gli occhi pieni di Amore, ci accorgeremmo che ci sono più santi di quanto noi potremmo pensare. Non li vediamo perché sono i più nascosti, i più raccolti nel silenzio e non sono i più potenti e i più ricchi. E' questo il bello dell'Amore...Perché è stato rivelato ai più piccoli, agli afflitti, ai derelitti.


Quando scrissi queste cose avevo al massimo 19 anni: ripercorrere la storia della vocazione, serve sempre!

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