mercoledì 13 maggio 2009

Ama il prossimo tuo come te stesso


E' il comandamento per eccellenza che Gesù definì il primo fra tutti. Dio è amore e quindi dimorare in Lui vuol dire amare. Ho affrontato questo discorso anche nell'altro blog perché in questi giorni la liturgia presenta la lettura del Vangelo di san Giovanni che tratta proprio di questo. Rimanere in Lui vuol dire amare. Amare non vuol dire dare il superfluo perché sarebbe solamente un atto di giustizia, ma dare il proprio necessario...anche spirituale. Spesso si possono avere delle preferenze tra i bambini, queste sono naturali perché alcuni caratteri sono affini ed altri ci urtano maggiormente. Spalanco le braccia proprio a quelli che mi fanno esercitare la pazienza per far sentire loro che voglio quasi più bene ad essi rispetto a quelli che corrispondono ai miei gusti.

Le imperfezioni, proprio perché feriscono il mio amor proprio, sono da donare come sacrificio. Sì, devo cercare di dare in elemosina il mio interno...

Certo, il cammino è molto lungo e faticoso. Amare gli altri come sé stessi, è un impegno grande perché si stenta a considerare chi mi è vicino come un alter ego. Se io amassi l'altro me stesso, non parlerei mai male del prossimo e nemmeno penserei male. Lascerei per il mio fratello il cibo più buono, lo conforterei nei momenti di difficoltà senza giudicarlo nelle sue imperfezioni; saprei lodarlo senza remora di sorta, aiutarlo sacrificando il mio comodo. A tutti piace essere trattati bene, pochi comprendono che anche il mio fratello esige la stessa cosa. Se si ama il prossimo, si sa sorridere anche nel dolore perché a me fa piacere avere accanto una persona sorridente: pure per l'altro è così.
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