domenica 27 novembre 2011

Un prete dannato racconta

Siamo differenti l'uno dall'altro e non a tutti il racconto dell'inferno e della sua esistenza riesce a scuotere l'anima al bene. Tuttavia siamo concordi nell'affermare che tutti noi, in pellegrinaggio sulla terra non possediamo quell'amore puro che ci consente l'entrata in Paradiso. Purtroppo i nostri atti non sono d'amore puro: c'è tanto amor proprio che si mescola a quello di Dio, per cui dobbiamo possedere almeno un po' di timor di Dio, timore che ci svela la sua grandezza e ci frena nel compiere qualsiasi peccato mortale.
Finché siamo su questa terra, la tentazione ci può far cadere anche malamente. Essere preti o religiosi non basta per non andare all'inferno. Ragioniamo spesso utilizzando la nostra corta visuale.

Un po' di tempo fa, ho letto la storia di un prete la cui anima era finita nell'inferno. Una storia drammatica che non ha altro che rafforzare alcune rivelazioni private delle anime del Purgatorio. Sembra che, pur nella distanza geografica e temporale, il cielo ci voglia comunicare qualcosa d'importante al quale vuole che noi porgiamo più attenzione. Sia che siano anime del Purgatorio o dannate, il messaggio non cambia.

L'anima del prete si è impossessata del corpo di una persona sposata, profondamente religiosa, per permissione di Dio affinché i preti vengano messi in guardia dall'inferno al quale portano tanti atteggiamenti errati soprattutto nei confronti dell'Eucarestia. Essa, menzognera per natura, è costretta dalla Madonna a dire la verità.
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