martedì 22 dicembre 2009

L'insegnamento

Sto leggendo un libro che tratta dell'insegnamento e delle sue problematiche. L'autore parte dalla sua esperienza come studente e racconta poi come è giunto alla pratica del mestiere dell'insegnante. Inutile dire che anch'io sono tornata indietro nei panni della studentessa delle scuole medie. Come forse ho raccontato già, ho avuto gli stessi insegnanti di mia sorella, tranne due o tre...Veramente la scuola ha avuto una certa importanza nella mia vita, ma non intesa come apprendimento di nozioni o nella sua struttura di interrogazioni e compiti in classe. No, la scuola ha avuto un'importanza strategica nell'intessere rapporti umani, anche con l'adulto. Quello per me era importante. Dicono che è brutto avere gli stessi insegnanti che ha avuto la sorella maggiore perché inevitabilmente, essi ci confrontano con loro...Questo valeva per me ed anche per alcune mie compagne...Soprattutto una...con cui condividevo il banco: S. Allora come adesso, se scoppiavo a ridere non c'era nulla da fare, nessuno mi poteva fermare. La mia compagna, molto timida..ahimé, rischiava di essere trascinata dal mio cattivo esempio...Devo dire che sono un'insegnante faceva continuamente confronti fra noi e le nostre sorelle...quella di matematica...Era già di una certa età e i cinque anni che separavano me e mia sorella, non l'avevano cambiata: le labbra erano colorate di un rosso acceso; le ciglia rifinite con il rimmel si aprivano e chiudevano su degli occhi azzurro pallido, alta, magra... Camminava ancora partendo da destra verso sinistra e da sinistra verso destra, oscillando pericolosamente sui tacchi vertiginosamente alti...Mia sorella dopo le medie aveva cominciato a frequentare il liceo scientifico. Io avevo già chiaro in mente ciò che avrei fatto nella mia vita: volevo diventare infermiera o assistente sociale o...se nel frattempo inserivano anche a Genova l'università di psicologia, avrei frequentato con passione quella. Non avevo la minima intenzione di seguire le orme di mia sorella e rinchiudermi in una scialba e fredda università di fisica, pur avendo propensione con i numeri i quali mi affascinavano, ma mai quanto il contatto umano e l'interiorità. Di matematica ero brava ma quando la prof. di matematica disse questa frase, ondeggiando paurosamente sui tacchi, si riferiva al comportamento: "Le vostre sorelle erano molto più buone di voi!" e ci puntò il dito accusatore ornato di un'unghia smaltata. Io smisi per rispetto di ridere, anche se non riuscii a soffocare del tutto il sorriso e il suo dito accusatore si fermò sotto il mio naso, perché la mia compagna aveva già capito l'antifona e, abbassando lo sguardo, stava già per piangere. Della sua minaccia e confronto me ne feci un baffo: sapevo benissimo di essere diversa da mia sorella che aveva interessi femminili come mia mamma, mentre io preferivo passare le mie giornate, palleggiando, andando in bici, e così via...E quindi non seppi soffocare del tutto il mio riso...Bhe, forse aveva ragione questa mia prof perché mentre mia sorella continuò nelle superiori ad avere 9 o 10 in condotta, io ebbi per tutti i quattro anni, appena un 8 stiracchiato.
Questa frase, però decretò tante cose: la prima l'allontanamento di questa mia amica per paura del mio contagio e la seconda la mia consapevolezza di essere realmente diversa da mia sorella e quindi la rinuncia da parte di mamma di femminilizzarmi a tutti i costi. Ero una frana ad andare con i pattini, non avevo grazia in ginnastica artistica, ma sapevo fare goal alla perfezione...passo da bersagliere, insomma, come diceva il famoso don Natta, cappellano dell'Andrea Doria e che di militari se ne intendeva.
Soltanto per il primo quadrimestre del primo anno dell'Istituto Magistrale riuscii a conservare 9 di condotta e fu anche il miracolo più grande perché in realtà ero riuscita a malapena a fuggire ad una minaccia questa da parte di una prof di francese che mi beccò mentre stavo disegnando, come un novello Strozzi, la sua caricatura!!! Ma non potevano far nulla: avevo un 10 tondo di matematica, un 8 d'italiano e latino...
Non mi sono mai preoccupata di apparire buona e a lasciare l'esuberanza fuori dalla porta, ma qualche volta desideravo quel dieci di condotta che fu assegnato a qualcuno...
Non mi scorderò mai una mia insegnante fiorentina, madre di Enrico Ghezzi, che scrisse anche un libro sul nostro conto, che cominciava a spiegare il Padre Dante in corridoio. Ho incontrato la mia prof d'italiano, già suora, ed esclamò: "Tu sei sempre stata brava in italiano!" L'abito aveva cancellato d'un colpo il mio 8 stiracchiato di condotta.
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