mercoledì 23 dicembre 2009

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Siamo un impasto di anima e corpo e quante volte il corpo, logorato dalla malattia impone i suoi ritmi, le sue esigenze ad un'anima che, come una farlfalla, vorrebbe rompere il suo bozzolo e fendere con le sue ali colorate l'azzurro del cielo... E mentre sogna un destino di cielo ed eternità, è come una bambola di pezza, così vuota, senza alcun sostegno e già, scordantesi della luce, vede solo la morte e come essa smonterà il suo corpo...
Hai sempre sognato l'eternità, hai desiderato la luce...ma ti aspettano le ombre scure, vischiose della morte, quella spirale che ingoierà la tua anima, le farà ingoiare il marrone della terra...
Ma credo, Signore...Penso al viso così bello della Madonna, ma mi appare come un volto di fumo che la mano altera e la fa scomparire nel buio. Non è che fumo e ciò che a quei tempi era la mia forza è il mio tormento...Ho immaginato tutto, io che sono solo polvere, io che ho anelato alla luce, sono solo sabbia perduta negli abissi.
Hai pensato di toccare il cielo con la tua malattia ed invece ti ho fatto vedere che questa ti può trascinare nel baratro della tue miserie. Soffri ogni giorno, erediterai il buio della notte, un buco nero nello spazio della tua anima...
Ma io non mi sorprendo, cerco di credere...credo...Le tenebre delle mie miserie fanno bene ad umiliari il mio "io" anche se fa male e geme. Ha fatto bene la mia malattia a mostrarmi quello che veramente sono. Ciò che voglio celebrare nella profondità della mia anima non è la perfezione di questa, ma la misericordia di Dio.
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