sabato 4 giugno 2011

L'abitudinarietà... un tarlo!


Dopo aver affrontato il problema di "vivere la Messa" sorge spontanea la riflessione sull'abitudinarietà. Non bisogna darla per scontata o sottovalutarla: l'abitudinarietà è un tarlo che rode all'interno della spiritualità di una persona, fino a consumare ciò che c'è di vivo. Andare alla Santa Messa è un grande bene, ma può diventare una semplice abitudine, un habitus, un qualcosa, cioè, che si vive solo esteriormente, che s'indossa. Se il partecipare alla Santa Messa è una semplice abitudine, essa si getterà nel cumulo delle cose che non servono più, passate di moda. Anche in un rapporto di coppia l'abitudinarietà può consumare l'amore: nasce una sorta di noia, d'indifferenza e di freddezza. A maggior ragione quando si tratta di cose spirituali che abbisognano di una sollecitazione continua. La Santa Messa possiede degli schemi precisi: l'ossatura rimane quella. In tal caso è opportuno ravvivare la fede. E' un po' come il fuoco in un caminetto: se non alimentiamo la fiamma, essa langue fino a spegnersi del tutto.

Ravviviamo il fuoco della fede e della carità, in modo da non morire spiritualmente, ma dare luce e calore a chi sta accanto a noi.
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