lunedì 12 luglio 2010

Mezzi di comunicazione

Che grande responsabilità hanno i mezzi di comunicazione! O mass – media come vengono chiamati oggi in perfetto inglese. Non parlo ovviamente e solamente dei telegiornali, ma anche delle rubriche televisive, film apparentemente innocui che pure tante volte seminano ideologie atee e contro la vita. I telegiornali elencano notizie tragiche, un vero bollettino di guerra, magari alternandole a stupidaggini ed evidenziando solo la parte sensazionale dell'avvenimento. Le notizie vengono poi enunciate con rapidità suscitando in chi le sente una certa indifferenza. Ultimamente ho sentito dire che il contrario dell'amore non è l'odio ma l'indifferenza. Il bello è che anche il telegiornale condanna l'indifferenza che è quasi diventata un atteggiamento abituale della nostra società, e non si accorgono che è il telegiornale stesso, o meglio il modo con cui dice le notizie, che genera indifferenza a lungo andare e l'indifferenza ottenebra ancor di più dell'odio il cuore delle persone, le rende egoiste, chiuse in se stesse e ai propri interessi. Così si possono osservare persone che tranquillamente passano accanto a una persona che giace a terra senza sensi, oppure vengono commessi tranquillamente, sotto gli occhi di tutti i più efferati delitti, senza che nessuno alzi un dito. Paura... indifferenza... non ci si vuole compromettere più di tanto. Un antico detto latino: “Mors tua, vita mea.”: “morte tua, vita mia”. Certo, non è facile uscire dal guscio delle proprie paure, ma l'indifferenza è impressionante. Non ci importa più di tanto che la persona riversa per terra possa perdere la vita, ma abbiamo timore che quella ci possa rubare la nostra. Abbiamo paura, una paura folle che ci facciano del male. In fondo se ne sentono tante: facciamo del bene e l'altro per ringraziamento non trova altro di meglio che mandarci al Creatore. Telegiornale? Effetti telegiornale? Non saprei definire. L'argomento rimane molto complesso. Certo è, che Gesù non ci ha insegnato così. La parabola, quella del buon Samaritano, letta ieri, trattava proprio di questo. Accanto a quel malcapitato, spogliato, percosso a sangue, passò una serie di persone: un sacerdote...Caspita, un funzionario del Tempio, uno che offriva sacrifici a Dio per placare la Sua giustizia...Uno, insomma, che avrebbe dovuto accostarsi al Dio Santo e conoscerlo come tremendo, giusto... Come lo proclamavano gli Ebrei. Che cosa fece il Sacerdote? Bhe, non ebbe di meglio da fare, per mettere a tacere la coscienza, che cambiare addirittura strada. Passò dall'altra parte!!! altro che prossimo... occhio non vede, cuore non duole. Lo dice anche un famoso proverbio. Meglio non passare davanti alla miseria, così non ci sentiamo interpellati a fare qualche cosa e la coscienza s'immerge nel silenzio più assoluto... Forse.... Il levita.... non tenta nemmeno di far tacere la sua coscienza... Passa accanto a lui, senza degnarsi di dargli uno sguardo, semplicemente, passa oltre. Invece un Samaritano, uno straniero, di quelli considerati eretici, uno che non godeva di alcun diritto, gli passò accanto...Non cambiò strada come il Sacerdote, né passò oltre come il Levita, gli passò accanto. Il verbo usato è lo stesso, passare, ma l'avverbio usato per i vari contesti è diverso: dall'altra parte, oltre... l'ultimo, quello attribuito da Gesù al Samaritano, è accanto. Ho riflettuto molto su questa parabola. Tutti questi tre personaggi dovevano passare, cioè viaggiavano per motivi improrogabili, ma è il modo di accostarsi al sofferente che è diverso: uno passa dall'altra strada. Non vuole nemmeno incontrarsi con la sofferenza, meglio cambiare strada. L'altro, affetto da indifferenza acuta, passa oltre. Incontra la sofferenza altrui, ma non vuole mettersi in contatto con essa e preferisce andare oltre, non comunicare con essa. Ma il Samaritano, gli passò accanto, non fuggì dalla sofferenza altrui, vuole vederla da vicino, mettersi in contatto con essa. Non ha paura di sporcarsi le mani. Dopo essergli passato accanto, lo vide e quindi ne ebbe compassione. La vista della sofferenza di quel viandante sfortunato, gli procura compassione, desiderio di condividere la sofferenza. La compassione del Samaritano non è semplice pietismo. Lo vediamo infatti, accostarsi , curarlo e persino provvedere alle sue necessità. Si fa carico, insomma della sofferenza altrui. È Gesù, ovviamente, il nostro Buon Samaritano. Il Suo atteggiamento nei confronti dei sofferenti, lungo la Sua vita terrena è sempre stato quello. Lui con le parabole, ci vuole insegnare un atteggiamento di fondo, quello di avere una compassione attiva, cioè concreta, nei confronti dei nostri fratelli. Sono giunta a parlare di questo passando da una riflessione all'altra: sono uscita un po' dal seminato. Riprendo a trattare riguardo al messaggio che può dare un film. Certamente partendo dal presupposto della fede. Ecco il solito film in cui c'è la persona che si fa tutto a tutti, che prova compassione per coloro che soffrono. Sta vicino ai malati e non è solo una professione per lui ma una missione. Appare totalmente coinvolto dal dolore altrui. Ecco che in questo scenario di altruismo s'innesta l'idea dell'eutanasia. Non si può far soffrire una persona così tanto, bisogna decidere di toglierle la vita, in modo che non affronti il dolore a cui la malattia l'avrebbe portato. Oppure... coppia disperata... Poveracci, non possono avere figli ma ne vogliono a tutti i costi. La natura però non glieli concede... scene di pianti disperati, sofferenza...e alla fine ecco che è meglio forzare la natura, piuttosto che accettare i suoi ritmi. No, non si può. Definirei questa un'azione diabolica. Si riveste del bene per innestare nella mente quel germe di morte che si camuffa da vita. Non c'è nulla di più subdolo. Ed entra nelle nostre case tranquillamente, nelle vesti di un film avvincente, cosicché è più facile entrare nel modo di pensare.

Rubriche televisive...Con tanta facilità si sente parlare di cose personali anche della vita di coppia. Tutto in piazza. Non esistono remore. Tutto è lecito... e così si fa passare un atteggiamento immorale come la cosa più naturale del mondo, a volte addirittura come un comportamento indispensabile da tenere... L'inganno è proprio l'azione più subdola del demonio. Con questo ci riesce benissimo.

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