sabato 24 luglio 2010

Incertezze


Oggi ho affrontato un argomento molto importante e complesso. Questo ha scatenato molte riflessioni. L’argomento trattato era: di fronte a certi errori, di materia grave, ma non fatti intenzionalmente, quale deve essere la reazione?
Non so, ci sono certi avvenimenti che ti lasciano perplessi. Non sai che cosa pensare, come valutarli. Un esempio: la mamma ha dimenticato la figlia dentro la macchina; la mamma ha pagato questa dimenticanza con la morte della figlia. È un episodio grave, che fa riflettere. Prima di tutto il ruolo che ricopre colei che ha dimenticato nei confronti della vittima: era la madre e aveva una certa responsabilità su di essa. Com’è possibile? Com’è potuta accadere una cosa simile? Cosa è accaduto? Una dimenticanza fatale, non è la prima volta che accade, ma questa volta è costata la vita. Una vita spezzata, fra atroci sofferenze. Però dall’altra, c’è una madre, di cui conosciamo poco e niente. Il fatto è grave, ma dentro il suo cervello cos’è accaduto? Ci sono certe priorità nella vita che non devono essere superate da altre cose, nemmeno dalla propria sofferenza. La priorità in questo caso, in ogni caso, dovrebbe essere della figlia. Qualcosa deve essere successo, per dimenticare un’urgenza così importante. Io penso che il Signore l’abbia già perdonata, nonostante la materia sia grave, forse l’intenzionalità non c’era. Certo, bisogna essere davvero prudenti quando ci vengono affidate altre vite. Non possiamo lasciarci andare alle nostre preoccupazioni, dobbiamo pensare ai bisogni dell’altro. Si può sbagliare, però in questo caso la posta è molto alta. Si tratta della vita della figlia. Sono fatti davvero che sconcertano. Tante volte si vedono queste cose con il proprio metro di valutazione, secondo l’esperienza personale del passato che ritorna, come una marea nei giudizi presenti.
Incertezze, davvero grandi. Il fatto sconcerta, disorienta, perché grave, interroga e forse suscita anche un po’ di rabbia che può influenzare il giudizio personale . Ma c’è un limite che non si può varcare. Un limite che fa comprendere sempre meglio che non si può entrare dentro la coscienza di una persona, non si può valutare né giudicare la persona. Questo vale per tutti coloro che hanno sbagliato, qualunque sia la loro colpa. Quel limite non può essere superato da nessuno se non da Dio solo.
Stasera mi ha colpito molto l’atteggiamento della mamma di quella ragazza uccisa dall’ex ragazzo trentenne. Lei aveva solo sedici anni. La mamma, intervistata, ha risposto che aveva già perdonato l’assassino e ha commentato che il non perdonarlo, non le avrebbe restituito la figlia. È un atteggiamento eroico. Il legame tra la madre e la vittima era indiscutibile e aver saputo perdonare l’assassino è davvero eroico. Questo ci esorta a non giudicare mai il peccatore, anche se ciò che esso ha fatto, ci sconcerta e disorienta, fino a chiederci fin dove può arrivare l’uomo, dov’è il confine tra sbaglio e responsabilità, dovere e malattia, errore non intenzionale e fatalità.

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