martedì 20 luglio 2010

Cosa significa dialogare


Dialogare è un’arte. Non è, infatti, così semplice. Ciò implica il possedere una serie di virtù non facili da acquistare. Ad esempio l’umiltà. E’ l’era della Comunicazione, ma spesso si fa fatica ad ascoltare gli altri. L’ascolto… bisogna avere tempo per ascoltare. Non si può correre. Ed ascoltare non è sentire. Ascoltare significa rompere i propri schemi mentali, per comprendere quelli degli altri. Disfare e rifare uno schema mentale su misura per gli altri. Ciò non significa necessariamente abbandonare le proprie idee, ma comprendere il prossimo per non giudicarlo, per non condannare i suoi atteggiamenti. Tanti atteggiamenti, infatti, provengono dalle esperienze vissute nel passato, scaturiscono da ferite che ci portiamo dall’infanzia e che conosciamo relativamente. Difficile conoscersi profondamente. Alcune cose rimangono nell’ombra. Talvolta cerchiamo di sezionarle, ma ci perdiamo nel bosco delle nostre sofferenze che emergono dall’ombra dei nostri ricordi senza possedere un’identità precisa. E questa identità non precisa genera paura, insofferenza, come tutto ciò che è ignoto. Un po’ come la paura del buio dei bambini. I bambini spesso asseriscono di aver timore del buio e se si chiede loro il motivo, rispondono che pensano che, dietro quel sipario scuro come l’inchiostro, si nascondano mostri indecifrabili che possono attentare alla loro vita. Non sanno esprimersi con concetti plausibili, raccontare i propri sentimenti come l’adulto e quindi definiscono l’ignoto come un mostro. Quello che non si conosce fa paura, anche all’adulto. L’adulto maschera questa paura con l’aggressività e, in certe situazioni, nemmeno lui sa definire ciò che lo turba. Il suo bagaglio di esperienze, negative e positive, lo disorienta. Gli sembra che quella tal emozione emerga da una data esperienza negativa, ma ecco che tutto ad un tratto, comprende confuso, che non è così. Ricomincia a rimestare tra i vari ricordi del passato, ma vede che non riesce. Avere le idee chiare, non è davvero così semplice come sembra. Anzi, chi riesce ad avere subito le idee chiare, secondo me, dovrebbe entrare nel guinness dei primati, più di quello che sa sollevare il peso di una tonnellata! Fare chiarezza dentro di sé diventa un lavoro improbo, proprio da primato. Chi non fa chiarezza sembra raccontare bugie, ma non è proprio così. Magari non ha fatto chiarezza dentro di sé e nemmeno lui sa raccontare la sua verità interiore. Certamente, esige tanta concentrazione sui propri sentimenti e capacità di analisi. Un processo di guarigione abbastanza articolato e complesso, ma, da una parte, necessario per tutti, non solo per chi si è impegnato nella propria santificazione. Anche chi è ateo, dovrebbe comprendere che è necessario modificarsi per andare incontro all’altro, altrimenti si apre sotto di lui il baratro della solitudine, non lasciandogli scampo.

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