giovedì 16 febbraio 2012

Eternità o carne-vale?


Tempo di Carnevale. Una volta il Carnevale era occasione di peccati mortali: si assecondava la propria carne in tutti i suoi desideri, si commettevano persino omicidi, si attuavano vendette cruente, frutto di ubriacature e stordimento. Di tutto questo è rimasta un'ombra: ormai non si aspetta più Carnevale ma ogni momento è buono per dare sfogo alle proprie passioni che tormentano il cuore. Qualcosa, ad ogni modo, è rimasto. I cosiddetti carri mascherati talvolta rappresentano il corpo come oggetto o si ci lascia andare a manifestazioni di satira che comunque danno fastidio, offendono ed umiliano. Per non parlare poi del grande spreco che comporta l'allestimento dei carri composti di soli fiori come è tradizione fare a Sanremo. Infatti, dopo la sfilata, i fiori finiscono nel cestino e i fiori, si sa, costano parecchio... E la guerra di arance? No, davvero, uno spreco enorme: c'è gente che muore di fame, ci lamentiamo della crisi e della disoccupazione che sono ormai una realtà ma non ci preoccupiamo di evitare questi sprechi. È per tutta questa serie di motivi che a Carnevale si usavano fare le Quarant'ore in riparazione dei peccati che si commettevano. E non è tempo sprecato nemmeno adesso, possiamo mancare e compiere peccati in vari modi e forse più facilmente rispetto ad altri periodi dell'anno. E che cosa curiosa... dopo Carnevale inizia la Quaresima, tempo di penitenza e di preparazione alla Pasqua, al grande evento che ha cambiato la storia dell'Umanità intera. La vita terrena è un grande pellegrinaggio verso l'eternità. Siamo tutti in cammino, tutti protesi verso quella meta. Guardando le cose in questa prospettiva tanti nostri comportamenti sembrano assurdi e la sofferenza, sebbene sia grande, si ridimensiona: essa, infatti, è transitoria come tutte le cose terrene. E che cos'è un attimo dinanzi all'eternità? Nulla... solo che noi, viviamo con i piedi per terra... il nostro corpo ci trascina inesorabilmente nella corruzione e nel peccato. L'anima ha sete di eternità. Trascinata dal corpo, tante volte si trova a seguire ciò che le suggerisce la concupiscenza e comprende maggiormente le cose caduche che quelle eterne, tuttavia, la grande sete di eternità fa parte della sua essenza e non fa altro che evidenziare le innumerevoli contraddizioni della nostra esistenza: trascinati dalla concupiscenza, desideriamo ardentemente l'eternità. La cerchiamo dove non c'è, aneliamo profondamente ad essa: ci dibattiamo come degli uccellini legati al laccio del cacciatore. Un piccolo spago ci trattiene inchiodati e, nello stesso tempo, facciamo sforzi disperati per liberarci e quindi volare nell'immensità del cielo. È un po' come il lungo pellegrinaggio nel deserto del popolo ebraico: luce e tenebre si alternano indicandoci la strada da percorrere. La sofferenza, la malattia, ci fanno sperimentare profondamente la precarietà della nostra esistenza terrena. Tuttavia anche questi attimi ci servono, ci educano, ci spingono a gettarci nelle braccia amorevoli del Padre, nelle quali non abbiamo più nulla da temere, convinti che non ci potrà accadere nulla di male: se ci abbandoniamo a Lui non ci farà accadere nulla di male che ci conduca alla perdizione eterna. Egli farà di tutto affinché noi giungiamo felicemente alla beatitudine eterna. Ci farà incontrare le persone giuste che ci indichino il cammino giusto da percorrere e permetterà che ci accadano alcuni avvenimenti per attrarci a Lui... Basta saper leggere gli eventi attraverso le lenti dell'amore che Dio ha per noi. Basta... sì, certo, non è così semplice. La nostra anima è racchiusa in un corpo che ne delimitano i confini contro i quali il nostro ego ci sbatte miseramente la testa, ma Dio ci ha dimostrato che per Lui nulla è impossibile e che è Lui che regola le leggi della natura, è Lui il Creatore. Esiste un'altra dimensione oltre a quella terrena  che risponde ai nostri desideri d'immensità: è quel soffio di vita che ha innestato nel nostro corpo.
È proprio vero che tutto è transitorio tranne ciò che riguarda la propria anima. Anche il nostro corpo lo è, quindi è pressoché inutili avere atteggiamenti puramente esterni di devozione in quanto essi subirebbero la medesima fine del nostro corpo. Avrebbero la consistenza della polvere e quindi può essere portata via dal vento. Per questo motivo i farisei hanno perso il loro tempo curando solamente gli aspetti devozionali esteriori trascurando la parte vera dell'uomo, quella dell'anima che vive in eterno.
Posta un commento