mercoledì 8 febbraio 2012

Autostima ed umiltà


Avevo meditato sulla virtù dell'umiltà in modo generale, ma vi è ancora tanto da dire. Sembra essere andata in disuso, riposta in un cantuccio del nostro cuore, perché non conforme alle aspettative del tempo in cui viviamo. Eppure, nonostante noi stiamo attraversando un'epoca particolare, Dio non ha mutato mentalità e la santità la sua sostanza. Infatti nessun orgoglioso è stato canonizzato! È cambiata la modalità con cui ci si santifica, le forme sono diverse, ma la sostanza rimane quella!
Se da una parte è importantissimo avere un grado normale di autostima, è pur vero che la psicologia moderna, in base a questo, potrebbe spronare ad una esasperata forma di realizzazione di sé per curare la bassa autostima. Purtroppo non sempre possiamo realizzarci nella vita, dobbiamo avere pazienza ed accettare i nostri insuccessi seppur brucino. Non è cosa facile, ci vuole molto esercizio e dominio di sé.
La definizione di autostima sarebbe “ciò che pensiamo di noi stessi”. Se pensiamo di essere delle inguaribili frane, abbiamo il grado di autostima sotto i tacchi. Bene, appurato questo, chi conosce la psicologia sa che vi dovrebbe essere un lavorio interiore cospicuo e impegnato, perché chi pensa in anticipo di essere una frana, è già sconfitto in partenza e non si allena nemmeno nella lotta! Medicina salutare dovrebbe essere dimostrare a noi stessi di non essere delle frane. Faccio un esempio concreto. Se noi siamo brutti di aspetto e tanti lo hanno detto e per questo ci demoralizziamo, anche se il Padre Eterno venisse a dirci che siamo belle come miss Italia, ci crederemmo! Tanti hanno detto che siamo come dei mostri di Lockness e, guardandoci allo specchio, ci vediamo brutti e basta. Se anche non lo fosse, tanti lo hanno ripetuto, non ci accettano e... addio matrimonio tanto sperato! La nostra condizione di vita, dipende dal giudizio degli altri perché, in fondo, nessuno penserà di fidanzarsi con un mostro, anche l'occhio vuole la sua parte! Se siamo davvero brutti o gli altri la pensano così, non possiamo far altro che accettare questa condizione che dobbiamo subire nella nostra pelle, in quanto vorremmo trovare la nostra anima gemella. Se non l'accettassimo ce la prenderemmo con il nostro corpo, lo martorieremmo fino a che ritorni da dove è arrivato: nella terra. Il livello al di sotto della terra della nostra autostima ci ha reso quello che noi pensavamo di noi stessi: degni di morire.
Se invece siamo convinti di essere bruttissimi e qualcuno subentra nella nostra vita a dirci il contrario e tanti altri confermano tale versione, ecco che il tasso 0 della nostra autostima si alza a livelli accettabili e ci consente di vivere normalmente con noi stessi. Si dipende in modo pericolosissimo dal giudizio degli altri: il nostro successo regola il tasso di autostima.
Non sono discorsi inutili... anche perché da questo derivano tante malattie che autodistruggono il corpo.
Il mondo di oggi c'insegna ad autorealizzarci per alzare questo tasso di autostima così importante per vivere serenamente, ma questo diventa un'arma a doppio taglio, perché una persona può essere bravissima in un determinato campo lavorativo ma non rendere quanto dovrebbe, magari per colpa di persone ipercritiche che in realtà non sanno accettare a loro volta se stessi. Il mondo di oggi sottolinea tanto l'apparenza, esaltando il corpo in modo sbagliato, in quanto esso è solo un involucro che nel tempo si dissolverà. Dio ci ama così come siamo e questo dovrebbe alzare il tasso di autostima che, se non stiamo attenti, potrebbe andare al di sotto dello zero, forse a causa anche degli altri che ci stimano meno che meno o fraintendono i nostri atti e i nostri pensieri... Ma come sbagliamo noi, sbagliano pure gli altri, non sono infallibili, non sono come il papa quando pronuncia un dogma che diventa una verità di fede. Dovremmo prendere le distanze dal risultato delle nostre azioni, la psicologia deve insegnare questo e, scusate se azzardo a dire, se si basa su concetti laici, non andrà molto lontano: i suoi tentativi di sciogliere i nodi della vita di una persona rimarranno vani. La persona ha insito nel proprio cuore che il suo corpo ha un'esistenza limitata nel tempo e se anche riuscisse a superare quei nodi che non le permettono di vivere serenamente, si troverà a faccia a faccia con quella realtà che nessuno è riuscito a sconfiggere tranne Cristo: la morte. La sua ferita, quindi, non guarirà, perché sentirà che c'è dell'altro che l'uomo non potrà lenire.
Se noi poniamo impegno nel nostro lavoro e i risultati sono scadenti, non ha importanza: dovremmo riuscire a valutare il nostro operato a seconda del nostro impegno perché Cristo ha visto il nostro cuore e ci conosce più di quanto ci conosciamo da noi stessi.
E poi, se ragioniamo con i criteri dell'autostima, un anziano, un malato grave, ne dovrebbe essere completamente privo. Gli si toglierebbe la dignità di persona umana. No,no... l'autostima deve poggiarsi su quanto Dio ci ama...
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