domenica 2 agosto 2015

Mario Filippo Bagliani

A proposito dell'intendere la vita come un dono, come un dono eterno, ha dato esempio concreto Mario Filippo Bagliani la cui vita è stata raccontata da don Paolo Gariglio. Purtroppo il libro non si stampa più, però il suo contenuto è davvero eccezionale, da meditare e ammirare. Il libro ha come titolo “Ciao don!”, il saluto che il ragazzo rivolgeva al sacerdote che aveva chiamato e a cui aveva chiesto di accompagnarlo nell'ultimo tratto della sua giovane vita. Ne vale davvero la pena scorrere quelle pagine intrise di speranza e di eternità. E proprio oggi sia il Papa che la Madonna di Međugorie hanno affermato che la vita, la vita vera è quella eterna e tutto deve essere vissuto in funzione di essa. 
Un melanoma si è impossessato del corpo di Filippo e nel giro di due mesi l'ha consegnato alla morte... anzi, come lui diceva, il vero Inizio! Un ragazzo di diciannove anni appena compiuti, con in cuore il desiderio di vivere ancora e assaporare la gioie della vita, si deve cimentare, suo malgrado, ad affrontare un esame importantissimo, che tutti noi saremo chiamati ad affrontare: la morte.
Agli inizi, quando sa della malattia, Filippo soffre molto. Vorrebbe vivere, la sua giovane età glielo impone! Ama molto la natura e la gente e tutto ad un tratto deve abituarsi ad affrontare un destino anormale per la sua età... Oltre tutto il melanoma è lo stesso male che aveva portato via suo papà all'età di 29 anni. Filippo non può ricordare il padre, aveva pochissimi mesi quando Claudio era volato in cielo. Gli voleva bene e desiderava conoscerlo... Filippo è vissuto sempre con la mamma e la nonna, una famiglia striminzita però felice nonostante la morte l'abbia visitata più volte. Dopo l'iniziale combattimento, Filippo, ben presto, accetta la volontà di Dio nella sua vita e vive profondamente e intensamente anche gli ultimi mesi di vita, dando coraggio a tutti coloro che erano vicini a lui, la mamma, la nonna, lo zio Carlo, medico, e gli amici. Il male lo divora, ma Filippo, inaspettatamente, riesce a toccare i tre mesi... contro i due mesi che di solito concede alle sue vittime. Fino in fondo, Filippo sta accanto alla mamma e alla nonna, s'incanta davanti alla neve che gonfia fiabescamente il parco, rivede e assapora il suo mare e piano piano si spoglia del suo corpo... un vestito che gli sta troppo stretto. Prepara il suo cuore all'eternità, all'incontro con Cristo e il suo papà che desidera tanto conoscere e abbracciare. Semplicemente vive la comunione dei Santi, scritta nel suo cuore. Filippo ama, incoraggia, sorride, si prepara all'eternità, mentre veramente la morte lo sta venendo a prendere. Il suo coraggio è davvero grande. In un istante comprende che deve lasciare tutto sulla terra, le sue cose... ma anche i suoi affetti più cari... raccomanda loro di amare, di fare del bene come lui avrebbe fatto se il Signore gli avesse concesso più giorni. Sa che rivedrà i suoi cari nell'aldilà, come d'altronde anche lui si sta per unire con gli affetti che già hanno varcato quella soglia. Struggenti gli ultimi saluti prima di essere sedato, per poi morire dopo appena 36 ore... Sa che non li rivedrà più! Saluta tutti, per tutti ha delle frasi appropriate ed ironiche. Anche scritti semplicemente sul libro, fa tremare il cuore. Non è una fiaba raccontata, è una storia vera, la storia di una persona come noi, non dotata di doni straordinari! Desidero riportare solamente alcune parole del suo testamento, scritto prima di morire:
“Miei cari,
spero leggiate presto queste parole perché ciò significherebbe che le mie agonie sono finite. La nonna Miranda scrisse il suo testamento morale nel 1989 ma morì nel 2000; fui colpito da questa anticipazione di morte, ma contemporaneamente lo trovai stupendo e mi diede ispirazione per ciò che scriverò. Questo testamento lo dedico soprattutto a mia madre, donna della quale posso dire di conoscere tutto, pregi, difetti e preconcetti. Devo ringraziare mia madre (i cui pregi svettano sopra i suoi difetti) perché è stata l'unica, soprattutto in questo mio terribile periodo, l'unica che mi capiva fino in fondo e mi accettava. Soffriva per me, assieme a me, mi voleva bene con tutto, tutto il cuore per come ero, non per quello che sarei stato o per quello che gli rappresentavo; in questo era l'unica. Cara mamminetta, so quanto sarà duro sopportare tutto ciò, diciannove anni passati a sotterrare una lancia che ti trafisse il cuore {la morte del marito Claudio, padre di Mario Filippo, N.d.R} per poi essere colpita alle spalle! Mamma, prova a pensare a questa morte come una liberazione, come una Grazia di Dio Misericordioso per liberarmi dalle pene morali e fisiche e portarmi a Salvezza. Mamma, fai morire con me una parte di te, così mi sarai sempre vicina. Ma con l'altra parte lotta per salvarti dall'oblio. Lotta come hai sempre fatto nella vita, non aver paura di piangere o di sentirti bene e cerca di fare tutto il bene che puoi e che io mi ero ripromesso di procurare agli afflitti se si fosse trattato di un banale “linfonodo”:...
Passiamo alla Nonna. Sei forte e sai ottenere ciò che vuoi. Non piangere su te stessa ma aiuta e sorreggi mamminetta che, così piccola, può essere spazzata via da questa tremenda tempesta. Hai la mia completa fiducia. Non annegare in un mare di lacrime, tu sei un leone, non una pecora...
A proposito di cose e di patrimonio, aiutate i bisognosi, come avrei fatto io certamente. Dello zio Carlo ho ammirato la sua calma e flemma in ogni momento... tanto che mi faceva pensare che avesse raggiunto l'illuminazione...
Ti ringrazio per ciò che hai fatto per me in vita; mi hai seguito nella mia agonia fedelmente e sei stato di grande sostegno.

Qui ringrazia i parenti e gli amici più cari che l'hanno assistito e i medici, i colleghi di sua madre... 
Non senza una vena di humour; ad uno dice: <>.
Conclude:

Spero conserviate un buon ricordo di me. Il mio funerale sarà la mia fonte di liberazione dalle pene. Statemi certi che non vagherò nel buio ma nella Luce e con le persone che amo: nonna Miranda, nonno Filippo, il grande nonno Silvio, i grandi del Cielo e finalmente potrò abbracciare il mio papà per la prima volta e per questo saranno valse le pene che ho passato. Signore, Misericordia fammi sta Grazia.
Voglio bene a tutti!!!

Mario Filippo Bagliani”

E ancora la lettera scritta poco prima di morire:
“Carissimi tutti,

Non sapete quanto sia difficile per me buttare giù queste due righe, stanco e assonnato come mi sento ultimamente. Credo di aver sofferto abbastanza in questa vita e non augurerei all'essere più crudele esistente sulla terra di sopportare ciò che è toccato a me. È già da un po' che mi sento stufo e straziato, proprio per questo non pensate alla mia morte come ad una fine, ma come ad un grande inizio. L'inizio di una Nuova Vita dove la mia anima si separa finalmente da questo corpo ormai martoriato e devastato dalla malattia. Comunque dell'esistenza trascorsa qui non dimenticherò mai il colore mutevole delle stagioni, quello sgargiante dei fiori, il bianco della neve, i profumi, le montagne, il mio amato mare. Credo che il mio futuro sarà migliore, anche perché so che incontrerò finalmente i miei cari che mi hanno preceduto in questo viaggio e potrò abbracciare mio padre. Non posso fare a meno di ringraziare tutte le meravigliose persone che mi hanno sempre voluto bene e seguito anche nei momenti più difficili e tristi, cercate di essere amorevoli ed uniti tra voi e solidali col prossimo che soffre, anche quando non sarò più tra voi. Desidero infine dare ancora un grosso abbraccio alla mia mamma, la persona che ho amato di più in questo mondo e dirle che le sarò sempre accanto.

Arrivederci a tutti.
Mario Filippo
9 luglio 2002”

E non ci sono parole da aggiungere...

sabato 1 agosto 2015

La vita è bella...?

“La vita è bella”... Davvero...
Sembra una frase retorica e pure crudele pensando a quante sofferenze vi sono nel mondo. Eppure, proprio partendo da questa frase, quante riflessioni! Prima di tutto ci riporta al film interpretato da Benigni. Ambientato in un periodo più che difficile, quello della seconda guerra mondiale, esprime nella sua semplicità, ciò che l'uomo dovrebbe vivere ogni giorno: la bellezza della vita nonostante la sofferenza e le grandi difficoltà, dovute a svariati motivi, quali i limiti personali ma anche la cattiveria e l'efferatezza degli altri.
Benigni ci insegna che ne vale la pena: per amore si può vivere un momento drammatico come la propria morte come un atto estremo generoso e altruista. Si sente la paura, si è consapevoli che la vita è difficile, terribile, e che tutti siamo in viaggio verso la morte ma l'amore la colora vivacemente. È l'amore che dà un senso alla vita: quando un cuore ne è privo si lascia andare alla disperazione: quando ci si ferma in superficie, non si può capire la bellezza di un qualcosa. Ad esempio il mare: se rimaniamo in superficie siamo trascinati dalle onde, sballottati di qua e di là rischiamo di lasciarci sbattere contro gli scogli; ma se c'immergiamo, scopriamo la bellezza e la vita che brulica nei fondali... e ci accorgiamo che ne valeva la pena di non vivere superficialmente, guardando solo il nostro ombelico e il nostro dolore. Quando siamo imbrigliati nel nostro dolore, non ci accorgiamo affatto del dolore degli altri, siamo egoisti, capaci solamente di perdere il nostro tempo e di piangerci addosso.

L'esempio di Benigni l'hanno vissuto tanti santi, persone comuni che hanno sentito e combattuto contro il dolore e la sofferenza, ma che poi hanno compreso che proprio dentro di essi vi era la gioia dell'amore, del dono di sé. Ci sono arrivati tanti bambini, tanti adolescenti, tanti giovani, tanti adulti. Neanche per loro è stato facile accettare il dolore, ma hanno saputo trasformarlo in un gesto d'amore, hanno compreso che non siamo in vita per soffrire, ma siamo chiamati ad una vita che non avrà mai fine. Questa terrena è solo di passaggio! Lo hanno capito e proprio per questo hanno amato la vita terrena. Hanno compreso che andava assaporata lentamente, anche nei momenti tragici che sono anch' essi di passaggio; santa Teresa d'Avile diceva: “Niente ti turbi, niente ti spaventi, solo Dio basta”. È in questo contesto che si colloca la frase del Vangelo di oggi: “chi non ama me sopra ogni persona e cosa, non è degno di me”... Bene, quando il discorso tratta di parenti o persone, può essere accettato anche da un egoista: in fondo l'egoista tranquillamente si distacca dalle persone... ma Gesù incalza: “Chi non odia la propria vita, non è degno di me... non può essere mio discepolo!”.

La chiamata del cristiano è esigente, bisogna staccarsi da tutto e da tutti... soprattutto da come intendiamo la vita, la nostra vita. Ma Gesù intende dare anche una strada da percorrere: è Lui la strada. Se si mette Gesù al primo posto, ecco che il cammino è ben impostato, anche un po' facilitato.  Quando diamo importanza troppo a noi stessi, rischiamo di svalutarci, perdendo di vista il fatto che noi siamo eterni... che il nostro spirito è eterno: quando ci preoccupiamo di noi stessi, culliamo quella parte di noi stessi che subirà la corruzione. 

La vita

La vita è fatta di piccole cose e va affrontata piano piano, per gradi. Non è facile, quante volte si devono affrontare delle lotti cruente, sia nel corpo che nello spirito. Umanamente, senza fede, rimane quasi impossibile superare certi problemi. Eppure, la vita ha il suo fascino, nei suoi profumi, nelle bellezze che ci circondano, anche se ci accorgiamo immediatamente che è molto precaria. La vita terrena è un viaggio brevissimo che ci viene dato da vivere una sola volta. Ecco perché bisogna custodirla nel senso giusto e amarla profondamente. Forse non ci pensiamo abbastanza e sebbene siamo consci della presenza sinistra della morte, non lo siamo abbastanza da poter assaporare ogni attimo. Il “Carpe diem” di Orazio deve diventare cristiano, ovvero, dobbiamo abituarci a “cogliere l'attimo”, un attimo, che, se ci pensiamo bene, non ritornerà più...
Se avessimo davvero idea della morte, non ci nasconderemmo nei nostri dolori chiudendoci sempre di più a riccio, diffidenti di tutto e di tutti, ma apriremmo il nostro cuore all'amore, senza paura del rischio, ma vivendo intensamente ogni attimo. Sì, decisamente, ne vale la pena. Si perdono tante cose che non si presenteranno mai più. La vita è un rischio da correre, sempre, anche quando davanti ai nostri occhi si presentano precipizi che ci mozzano il fiato... Già, perché i cristiani hanno una certezza: la mano di Dio che li guida costantemente e... soprattutto le sue braccia spalancate pronte ad abbracciarci quando stiamo rischiando troppo. Ma aveva pienamente ragione Gesù: il Regno di Dio appartiene ai violenti e solo i forti se ne impossessano. Solamente chi rischia, chi tenta il tutto e per tutto per vivere fino in fondo, capisce la grandezza del dono della vita, una vita che non va vissuta nello sciupio dei sentimenti o nella sfrenatezza del peccato, ma nella ricerca del vero Amore. Solo così, aprendo il proprio cuore, si comprende la bellezza della vita, altrimenti accovacciati nel proprio intimo, si contempleranno sempre e solamente le pareti del proprio io e... con tutto il rispetto, per quanto possano essere belle, sono sempre più belli i paesaggi che si ammirano oltre la finestra dei nostri occhi.

martedì 28 luglio 2015

Un sentiero pericoloso


Il cristianesimo è un cammino davvero molto complesso. Solo con l'aiuto e la fiducia in Dio possiamo percorrerlo nel migliore dei modi. Se si pensa di essere il protagonista o l'autore di questo cammino, si sbaglia clamorosamente. Eppure, dopo l'entusiasmo del momento in cui abbiamo incontrato l'amore di Dio, rischiamo di entrare nel fariseismo puro, per cui si comincia a puntare troppo il dito su noi stessi e sugli altri. Sì, questo rischio è sempre in agguato, perché il sentimento svanisce, dopo Cristo conosciamo la Chiesa con tutto l'apparato del “non fare” che ne consegue e... ci si perde.... clamorosamente! Perché si inizia ad evitare il peccato semplicemente per il fatto che non si deve fare e non perché ci si sente beati nel possesso di Dio. Una  trappola orrenda che spoglia il cristianesimo del suo vero significato e bellezza e lo riduce ad un Codice di regole, fuori dal quale c'è il peccato, un Dio che punta il dito e di cui si ha tremendamente paura! E si rimane paralizzati, senza comprendere né conoscere realmente Dio.

Il cristianesimo non è tutto questo, un fare o non fare una cosa, è l'incontro con una Persona vera, affascinante che ci ama immensamente e desidera ardentemente i nostri cuori e nella via che si deve percorrere, non mette dei paletti con il filo spinato, ma mette a disposizione dei sentieri che si snodano in boschi, a volte limitano dei pericolosi burroni... e in questi sentieri non ci sono dei passamano o paletti che ci proteggano, ma solamente la sua invisibile mano che ci conduce... e dobbiamo crederlo ciecamente, perché se non lo crediamo, faremo la fine di Pietro che cominciò a sprofondare nel mare e nei suoi flutti...
Dio si conosce solamente nella preghiera e nella lettura della Sacra Scrittura...

L'inferno... non esiste!

Dall'idea di una tolleranza sbagliata, possono emergere tanti pericolosi tranelli, mai stati così prepotentemente attuali: l'idea della “non esistenza dell'inferno”. PERICOLOSISSIMA!!! perché? Perché è difficile che l'uomo riesca ad agire esclusivamente per puro amore di Dio.
Neanche il santo più perfetto è riuscito subito ad agire per puro amor di Dio! È un cammino da fare... e comunque il timor di Dio, cioè il rispetto verso Dio, è il principio della carità. Se si ha timore e rispetto di una persona perché perfetta, si imparerà lentamente ad amarla! Piano piano si giungerà a: siccome si ama quella persona, si ha paura di farle del male. Un rispetto, un timore dosato, ovviamente, non paralizzante, perché il timore l'ha più volte combattuto Gesù stesso: “Non abbiate paura, io ho vinto il mondo!”. In seguito analizzeremo quanto sia pericolosa l'idea di un Dio vendicatore o giustiziere!

Oltre a questo, la convinzione che l'inferno non esiste, può portare a pensare di conseguenza, che tutti vadano in Paradiso... Sembra bella l'idea, ma occulta perfettamente sotto una misericordia permissiva, l'ingiustizia terribile di un Dio simile! Ognuno nella sua vita può fare tutto ciò che vuole: ammazzare, fare del male, rubare e così via... tanto le porte del paradiso sono sempre spalancate. Non è giusto! Se uno fa del male, deve riparare, assolutamente. La misericordia di Dio nei confronti anche del più aspro assassino è che gli dà l'opportunità di pentirsi fino all'ultimo: sarà lui stesso che sceglierà l'inferno. La sua mente e i suoi occhi ottenebrati, non possono vedere Dio: i rimorsi che divorano la sua anima per tutto il male che ha perpetrato al suo prossimo, sono terribili dinnanzi alla grandezza di quell'amore sublime ed infinito che è Dio stesso. Come noi quando passiamo da una stanza completamente buia ad una luminosa, ne rimaniamo accecati, non possiamo fissare il sole... Così accade di colui che non ha cercato Dio veramente durante tutta la sua vita. Rivede tutto il male, nei suoi minimi particolari, le sue conseguenze nefaste, che ha fatto agli altri. Se non ha avuto fiducia in Dio durante la sua vita terrena, difficilmente ne avrà in quel momento assolutamente critico per qualsiasi anima che si presenta sola al suo Creatore, nuda. 

C'è qualcuno che affermava che la giustizia dell'uomo è meno rigorosa di quella di Dio. Vero, perché talvolta è facile ingannare un uomo, fargli credere il bene che volevamo in realtà fare, ma non Dio che conosce le nostre intenzioni così come sono e legge nei nostri pensieri. Ci stupiamo della durezza di padre Pio. Nessuno di noi ha le sue doti per cui non possiamo arrogarci il diritto di mandare via dal nostro cospetto nessuno perché non ne conosciamo realmente le intenzioni, ma lui leggeva nelle anime e conosceva le intenzioni, il suo grado di pentimento e di amore. Ed era un uomo.... Cosa sarà perciò Dio?

Il Dio tollerante

Il nostro Dio intellettuale può assumere mille volti, a seconda di ciò che noi vogliamo vedere. 
Navigando per internet, oppure ascoltando semplicemente i discorsi fra la gente sulla Chiesa, o meglio, su Gesù Cristo, è facile intuire come vorrebbero che fosse Dio stesso. “La Chiesa non accetta questo... la Chiesa non accetta quest'altro.... eppure Cristo stava con i peccatori....”
È la frase più gettonata che esista! La Chiesa sostiene alcune regole che stanno strette, danno fastidio, per cui si afferma che non ha capito nulla di ciò che ha detto Gesù. 
È vero che la Chiesa sbaglia, spesso e volentieri sbaglia chi sta più in alto nella sua gerarchia, lo notiamo nella vita di tanti santi canonizzati: è arrivata persino a “perseguitarli”. Per comprendere però alcune “regole” della Chiesa, basta avvicinarsi realmente a Cristo, allora si può sperimentare la veridicità di esse. La Chiesa, la gerarchia ecclesiastica, sbaglia, quando, in nome delle regole, si dimentica la carità, l'amore, la passione di Cristo per l'uomo.

Lo abbiamo già visto nella vita di san Filippo Neri: san Filippo Neri stava con i più poveri, con i peccatori, con gli emarginati e per questo motivo la Chiesa, trincerata in una visione senz' amore, stretta nelle regole oltre le quali, secondo Lei, l'uomo perde la sua dignità rischiando la scomunica, non lo comprende e sbaglia in pieno.

Si è dimenticata la carità e l'amore del suo Fondatore, Gesù. Gesù cercava i peccatori, parlava con le prostitute e non per questo commetteva i loro peccati. Così san Filippo Neri: amava i peccatori ma non condivideva il peccato. Si ha un'idea sbagliata della tolleranza. Al giorno d'oggi tutto è lecito, vi è una confusione enorme che sta sprofondando sempre di più in un'immoralità allarmante che si cela nel pericolosissimo “tanto tutti lo fanno”! Terribile! Chi ha sperimentato anche solamente un attimo la vera presenza di Cristo nella preghiera, nello stare semplicemente alla sua presenza, comprende bene che più si stacca dai beni terreni, più s'immerge nella carità del Cristo. Tutto assume una valenza differente, e il desiderio della vita eterna, cioè del possesso di Dio, diventa preponderante. 
Per questo, possedere l'amore di Dio non significa accettare di fare un grande minestrone di ideali, di fare un'accozzaglia di immoralità e brutture, significa amare tutti i peccatori, anzi, amarli più dei giusti e desiderare che conoscano anche loro Gesù. Ecco cosa portava i missionari ad evangelizzare le terre pagane o a dare la vita per Cristo! Un amore infinito, umanamente incomprensibile!

Il Dio vero

Spesso e volentieri ci costruiamo un Dio differente da quello reale. Talvolta è fatto a nostra immagine e somiglianza: pensa quello che pensiamo noi; altre è un Dio che ci fa comodo perché corrisponde a quello che desidereremmo noi, in quanto quello Vero ci dà fastidio e ci interroga troppo sul nostro modo di vedere, sentire e vivere. Entrambe le visioni di Dio sono erronee e pericolose. Non è certamente facile capire chi è veramente Dio. È un cammino da compiere, un cammino di spogliazione che tutti noi che ci dichiariamo cristiani, dobbiamo fare. Nessuno di noi è arrivato e in quanto si tratta di Dio che ha l'attributo dell'infinità, non arriveremo mai in cima se non quando varcheremo la porta dell'eternità!
È un po' come scalare una montagna, non a caso l'incontro con Dio nell'Antico Testamento avviene proprio in cima ad un monte. Mentre si sale ci si accorge che il panorama cambia in continuazione: nuovi orizzonti, nuovi panorami si aprono ai nostri occhi... Nuove bellezze si presentano, ma pure dei pericoli... Ma se li superiamo, ecco che in cima si può respirare un'aria nuova e godere di un paesaggio mozzafiato. Chi pensa di essere arrivato in cima, in realtà si preclude della possibilità di vedere il “vero panorama”, quello stupendo, quello che toglie il respiro: si accontenta di un paesaggio bello, ma non corrispondente alla pienezza... e poiché non cammina più, preferisce scendere perché si è stufato!

Il vero Dio, quello del Vangelo, non corrispondente a queste due visioni, si può conoscere solamente nella preghiera. Ci illudiamo se vogliamo passare per altre strade.

martedì 21 luglio 2015

San Filippo Neri

Ieri su TV 2000 hanno trasmesso il film che racconta la vita di san Filippo Neri: “Preferisco il paradiso”.
È opportuno riflettere su alcuni punti. Il volto della Chiesa è “strano”, in mano a uomini potenti e ricchi che sembrano aver dimenticato il vero messaggio del Vangelo. La vita di san Filippo Neri dava fastidio a un ragazzo nobile, parente di un vescovo, molto probabilmente perché gli ricordava alcuni valori che lui non viveva. Il ragazzo, infatti, viveva in modo dissoluto, ma davanti allo zio vescovo, recitava la parte di quello che seguiva tutte le regole e cercava l'onore della Chiesa. Così non era: il ragazzo oltre che frequentare donne di vario genere, approfittava della sua potenza per angariare un adolescente, poverissimo, figlio di prostituta, che viveva assieme ad altri bambini con il quale condivideva la propria condizione sociale miserevole: i bimbi, costretti ad abitare nelle catacombe perché privi di una casa, soffrivano la fame.
San Filippo è convinto che il messaggio d'amore di Cristo, sia rivolto a tutti, principalmente ai peccatori. La Chiesa gerarchica è invece ancorata a un'idea assolutamente sbagliata e umana, fatta di regole ferree e divieti: di fatto il messaggio evangelico è rivolto solamente a chi vive bene, a chi non ha commesso peccati e non ai figli di prostitute. Ci possiamo domandare come questo sia possibile: in fondo Gesù è stato chiaro nel suo messaggio di salvezza! La salvezza è rivolta a tutti i peccatori e nessuno si può definire giusto davanti a Dio. La Chiesa è convinta che solamente i preti possano parlare di Dio. San Filippo è convinto invece del contrario: il messaggio è rivolto a tutti, perciò tutti possono parlare di Dio!

Il volto di questa Chiesa è il volto di chi ha dimenticato il vangelo. Nessuno dice che bisogna vivere in modo dissoluto, senza regole e facendo ciò che si vuole, però la Chiesa non deve accarezzare la ricchezza e giudicare qualcuno escluso dal messaggio evangelico. L'amore di Cristo deve abbracciare tutti. Gesù stava con tutti e ha insegnato che il Padre amava soprattutto gli esclusi, voleva dimostrare che la mentalità di Dio è diversa da quella degli uomini. Sembra che la Chiesa, dopo che si è affermata come istituzione, abbia dimenticato questo messaggio essenziale per Gesù e abbia costruito delle infrastrutture che offuscano l'amore di Dio, un amore universale... L'amore di Dio non è assolutamente legato a regole umane, ma è cieco!

martedì 7 luglio 2015

Braccialetti Rossi 2

Finalmente dopo tanto tempo sono riuscita a vedere la seconda serie dei “Braccialetti Rossi”.  Entusiasmante, semplicemente sublime! Tocca argomenti molto forti, provocando commozione e, nello stesso tempo, non regala un lieto fine che a tutti costi si vorrebbe. 
Così è questa serie televisiva. Non è prettamente cristiana, tuttavia ha degli elementi fondamentali su cui poter riflettere.
Il tema fondamentale non è l'amicizia, come sembra, ma è l'amore in tutte le sue forme. Certo, l'amicizia sembra essere il tema fondamentale, perché essa si nutre dell'amore, cresce, sperimenta il perdono, la forza, il coraggio di rialzarsi. L'amore ha la certezza che la vita è eterna.
La serie televisiva tocca più volte questo t
ema e sembra snodarsi e prendere senso su tale convinzione. Prima la morte prematura di Davide. Davide è colui che veglia sul gruppo, che consola gli amici e li consiglia. Prende come tramite Tony. 
La vita è dura, sembra raccontare il film, tuttavia si deve avere il coraggio di vivere fino in fondo la propria vita, per trovare la felicità. Una canzone del film diceva: “per uscire bisogna entrare”. Sì, un gruppo di giovani deve affrontare la vita nella sua durezza, affrontare un destino, un dolore che tanti della loro età non riescono nemmeno a pensare. Ma è proprio là, in quell'ospedale, che si impara a vivere e a conoscere il vero amore, quello che crede possibile l'impossibile. “Da soli non siamo niente, insieme siamo tutto”...
E poi la morte di uno più grande di loro, Nicola, che aveva dato loro forza, la forza di un adulto che sa non piangersi addosso ma vedere ancora un futuro nonostante i propri sbagli.
Ecco ancora una volta la morte. Il dolore del distacco è forte, si sperimenta il dolore del tradimento, nelle amicizie che sembrano profonde, ma c'è il coraggio di continuare, di rialzarsi, di perdonare.
La vita è quell'opportunità da prendere al volo, comunque sia. L'amore, il dono di sé e il coraggio di chiedere perdono, di metterci la propria faccia, fa sì che i miracoli si compiano: chi è in coma si sveglia e chi ha perso il coraggio si rimette a combattere. Già, perché nella sua drammaticità, nonostante tutto, la vita va vissuta fino in fondo.
Leo è colui che soffre di più di tutto il gruppo, è il leader per eccellenza, la sua grandezza si mostra nella dignità con cui accetta il dolore nella propria vita, non passivamente, ma combattendo, sentendo la lotta e la ripugnanza, la paura della morte. Ha dato tutto di se stesso, era disposto a tacere il suo dolore per amore... e noi cristiani, siamo pronti a fare la stessa cosa? Chiamati ad un amore più grande, dovremmo trovare un senso ancora più immenso....

sabato 4 luglio 2015

Abbandono in Dio

Siamo tutti un po' come bambini nella vita spirituale, ma non nel senso che Gesù intende. Gesù ci esorta a diventare bambini, anzi, non solo, dice che chi non diventerà come bambino, non entrerà nel Regno dei Cieli. Ma cosa intende esattamente? Significa affidarsi completamente a Dio e al suo volere. Da bambini si è convinti che i genitori non sbaglino mai. I nostri genitori non sono infallibili, nonostante la convinzione... Ma Dio lo è, conosce il nostro vero bene e lo vuole con cuore di Padre, senza limiti e egoismi che noi umani abbiamo. Ma quanto è difficile abbandonarsi in Dio! Siamo abituati, proprio come i bambini a voler essere i protagonisti di tutto... Siamo proprio dei bambini capricciosi! Il problema è che a noi sembra giusto così! Siamo egocentrici sia nei rapporti con Dio che con gli altri.