martedì 28 luglio 2015

Il Dio tollerante

Il nostro Dio intellettuale può assumere mille volti, a seconda di ciò che noi vogliamo vedere. 
Navigando per internet, oppure ascoltando semplicemente i discorsi fra la gente sulla Chiesa, o meglio, su Gesù Cristo, è facile intuire come vorrebbero che fosse Dio stesso. “La Chiesa non accetta questo... la Chiesa non accetta quest'altro.... eppure Cristo stava con i peccatori....”
È la frase più gettonata che esista! La Chiesa sostiene alcune regole che stanno strette, danno fastidio, per cui si afferma che non ha capito nulla di ciò che ha detto Gesù. 
È vero che la Chiesa sbaglia, spesso e volentieri sbaglia chi sta più in alto nella sua gerarchia, lo notiamo nella vita di tanti santi canonizzati: è arrivata persino a “perseguitarli”. Per comprendere però alcune “regole” della Chiesa, basta avvicinarsi realmente a Cristo, allora si può sperimentare la veridicità di esse. La Chiesa, la gerarchia ecclesiastica, sbaglia, quando, in nome delle regole, si dimentica la carità, l'amore, la passione di Cristo per l'uomo.

Lo abbiamo già visto nella vita di san Filippo Neri: san Filippo Neri stava con i più poveri, con i peccatori, con gli emarginati e per questo motivo la Chiesa, trincerata in una visione senz' amore, stretta nelle regole oltre le quali, secondo Lei, l'uomo perde la sua dignità rischiando la scomunica, non lo comprende e sbaglia in pieno.

Si è dimenticata la carità e l'amore del suo Fondatore, Gesù. Gesù cercava i peccatori, parlava con le prostitute e non per questo commetteva i loro peccati. Così san Filippo Neri: amava i peccatori ma non condivideva il peccato. Si ha un'idea sbagliata della tolleranza. Al giorno d'oggi tutto è lecito, vi è una confusione enorme che sta sprofondando sempre di più in un'immoralità allarmante che si cela nel pericolosissimo “tanto tutti lo fanno”! Terribile! Chi ha sperimentato anche solamente un attimo la vera presenza di Cristo nella preghiera, nello stare semplicemente alla sua presenza, comprende bene che più si stacca dai beni terreni, più s'immerge nella carità del Cristo. Tutto assume una valenza differente, e il desiderio della vita eterna, cioè del possesso di Dio, diventa preponderante. 
Per questo, possedere l'amore di Dio non significa accettare di fare un grande minestrone di ideali, di fare un'accozzaglia di immoralità e brutture, significa amare tutti i peccatori, anzi, amarli più dei giusti e desiderare che conoscano anche loro Gesù. Ecco cosa portava i missionari ad evangelizzare le terre pagane o a dare la vita per Cristo! Un amore infinito, umanamente incomprensibile!
Posta un commento