martedì 7 luglio 2015

Braccialetti Rossi 2

Finalmente dopo tanto tempo sono riuscita a vedere la seconda serie dei “Braccialetti Rossi”.  Entusiasmante, semplicemente sublime! Tocca argomenti molto forti, provocando commozione e, nello stesso tempo, non regala un lieto fine che a tutti costi si vorrebbe. 
Così è questa serie televisiva. Non è prettamente cristiana, tuttavia ha degli elementi fondamentali su cui poter riflettere.
Il tema fondamentale non è l'amicizia, come sembra, ma è l'amore in tutte le sue forme. Certo, l'amicizia sembra essere il tema fondamentale, perché essa si nutre dell'amore, cresce, sperimenta il perdono, la forza, il coraggio di rialzarsi. L'amore ha la certezza che la vita è eterna.
La serie televisiva tocca più volte questo t
ema e sembra snodarsi e prendere senso su tale convinzione. Prima la morte prematura di Davide. Davide è colui che veglia sul gruppo, che consola gli amici e li consiglia. Prende come tramite Tony. 
La vita è dura, sembra raccontare il film, tuttavia si deve avere il coraggio di vivere fino in fondo la propria vita, per trovare la felicità. Una canzone del film diceva: “per uscire bisogna entrare”. Sì, un gruppo di giovani deve affrontare la vita nella sua durezza, affrontare un destino, un dolore che tanti della loro età non riescono nemmeno a pensare. Ma è proprio là, in quell'ospedale, che si impara a vivere e a conoscere il vero amore, quello che crede possibile l'impossibile. “Da soli non siamo niente, insieme siamo tutto”...
E poi la morte di uno più grande di loro, Nicola, che aveva dato loro forza, la forza di un adulto che sa non piangersi addosso ma vedere ancora un futuro nonostante i propri sbagli.
Ecco ancora una volta la morte. Il dolore del distacco è forte, si sperimenta il dolore del tradimento, nelle amicizie che sembrano profonde, ma c'è il coraggio di continuare, di rialzarsi, di perdonare.
La vita è quell'opportunità da prendere al volo, comunque sia. L'amore, il dono di sé e il coraggio di chiedere perdono, di metterci la propria faccia, fa sì che i miracoli si compiano: chi è in coma si sveglia e chi ha perso il coraggio si rimette a combattere. Già, perché nella sua drammaticità, nonostante tutto, la vita va vissuta fino in fondo.
Leo è colui che soffre di più di tutto il gruppo, è il leader per eccellenza, la sua grandezza si mostra nella dignità con cui accetta il dolore nella propria vita, non passivamente, ma combattendo, sentendo la lotta e la ripugnanza, la paura della morte. Ha dato tutto di se stesso, era disposto a tacere il suo dolore per amore... e noi cristiani, siamo pronti a fare la stessa cosa? Chiamati ad un amore più grande, dovremmo trovare un senso ancora più immenso....
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