giovedì 25 agosto 2011

La santità è vivere la propria vocazione


Santa Teresina di Lisieux aveva usato un’immagine pratica per rappresentare la realtà del Regno di Dio: l’aveva paragonata ad un grande giardino composto da una grande varietà di tipi di fiori. Tutti possiedono una bellezza particolare che è propria. La violetta non ha nulla da invidiare alla rosa. San Francesco di Sales aveva parlato senza metafore: ognuno ha la sua vocazione e per santificarsi deve viverla in modo profondo. Una mamma non può santificarsi stando ore ed ore in chiesa trascurando i suoi doveri familiari; così come una monaca di clausura non può attendere alle cose del mondo! Verissimo! Io, però, a questo aggiungerei il fatto che ognuno deve santificarsi con il suo carattere e i suoi modi di fare. Il prete che non appartiene a nessuno Ordine, e quindi è detto secolare, è tenuto ad organizzare la parrocchia, a stare anche con la gente, a partecipare ad alcuni intrattenimenti mondani, però non assolutamente eccedere, ma richiamare la gente a Cristo e dare un’immagine di sé sobria, da uomo di Dio.
Sarebbe bello che il prete avesse la talare. Non è così giusto che adduca come scusa il fatto che per evangelizzare deve farsi pari dei laici. Il prete possiede un carattere unico ricevuto nel Sacramento dell’Ordine. Deve perciò riappropriarsi della sua identità.

È vero che tutti i fedeli devono partecipare al sacerdozio di Cristo come ha detto un documento del Concilio Vaticano II, ma il Sacerdote ha ricevuto un potere che è suo, esclusivo: rimettere i peccati e consacrare il pane e il vino.

Ugualmente i consacrati, non devono conformarsi alla mentalità del secolo, ma devono essere segni efficaci della realtà escatologica nel vivere i tre voti più pienamente possibile e testimoniare la carità.
Si racconta di tanti preti e frati che vanno in discoteca per motivi di apostolato. Bisogna valutare se questa non sia una scusa, o sia motivo di perdizione. È vero che i più grandi santi hanno cercato i più poveri e miseri e hanno condiviso con loro la sofferenza, e la più grande povertà del mondo occidentale è l’ateismo, la ricerca sfrenata del piacere e divertimento… Ma si deve essere onesti con se stessi: riesco a fare quell’apostolato?

Spesso mi sono giunte parecchie critiche riguardo a questo nuovo papa, soprattutto di chiusura, di essere retrogrado. Non condivido queste polemiche. Penso che ciascuno abbia il suo carattere e non deve imitare quello degli altri, deve usare il suo per santificarsi. Benedetto XVI ha dimostrato una grandissima umiltà, in quanto non ha cercato di imitare il suo Predecessore, ma si è mostrato nella verità, quello che veramente è. Perciò, anche noi, non dovremmo mai fare confronti, dobbiamo rispettare i vari caratteri senza desiderare modificarli. Questa è volontà di Dio e santificarsi con gli strumenti che lui stesso ci ha donato.

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