martedì 23 agosto 2011

La carità

Ciò che rende speciale un qualsiasi nostro sentimento o azione è la carità. Essa è quel motore he fa muovere ogni cosa e che con la sua sola forza rende speciale e sacro anche le gioie! Ecco perché bisogna rivalutare in modo positivo la parola "sacrificio". Questa parola ha assunto un aspetto per lo più negativo e con ciò perché ha tali radici nel passato.
L'uomo, nel corso della storia, ha sempre offerto sacrifici per propiziarsi le divinità. Prendeva qualcosa di suo e lo offriva agli dei. Sottrarre qualcosa ai propri beni, all'epoca, era sul serio una rinuncia gravosa, un togliersi dalla bocca il pane. Ma l'uomo percepiva  assai la sua provvisorietà: la mortalità era molto alta e spesso non se ne conoscevano le cause. Era insito, nella mentalità dell'uomo che esistesse qualcuno più grande di lui che aveva in mano le chiavi della vita e della morte e si preferiva propiziarsi il favore di quella divinità sconosciuta.
Talvolta mi domando se questi uomini primitivi avevano avuto delle visioni delle anime dei morti! Non dubitavano dell'esistenza dell'aldilà! Come invero l'uomo contemporaneo dubita... Ne aveva una vaga percezione, forse qualche manifestazione ci sarà pure stata!
E non si può nemmeno dire che l'uomo primitivo fosse evoluto, imbevuto di concetti filosofici come possiamo esserlo noi. In fondo lo vediamo anche nella crescita dell'uomo. Il bambino che ha una vaga percezione della morte, non certo come l'ha un adulto, ha invece una concezione innata di Dio ed è più aperto ad un discorso religioso.
Il concetto di offrire un sacrificio per attirare la benevolenza degli dei, è presente nel profondo della psicologia umana.
"Occhio per occhio, dente per dente" vale anche per i cosiddetti favori... In fondo tutta la nostra società, nel suo complesso, è basata su questo: "Tu dai una cosa a me ed io a te".

Se riflettiamo, anche la base della primitiva economia era fondata sulla pratica del baratto. E' innato nell'uomo il concetto di proprietà e il privarsi di qualche cosa a quei tempi, era un po' come fare un salto nel vuoto, ovvero non avere più qualcosa che costituisce la vita e che l'alimenta. Il dare agli dei un qualcosa di veramente importante come può essere un animale, senza avere nemmeno la certezza di essere esauditi, era grama!

Gli Ebrei offrivano in sacrificio degli agnelli per espiare i propri peccati. In questo contesto s'inserisce il sacrificio di Cristo: offre tutta la sua vita per riscattarci. Culmine dell'offerta è la Passione, il patire gli insulti, la sofferenza fisica. Sembra un po' seguire la legge del contrappasso che Dante ha usato nella Divina Commedia: il peccato dei progenitori ha procurato loro un piacere. Per espiare il piacere, ecco che Gesù ha utilizzato la sofferenza come mezzo espiatorio e di santificazione. Il castigo è stato tramutato in strada per andare in Paradiso. Dio ci ha amato davvero tanto: con Gesù ci ha spalancato le porte del Paradiso.
Ecco, si unisce tutta la vita a quella di Cristo e quindi anche la gioia diventa un sacrificio....
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