domenica 14 agosto 2011

La morte


Riflettendo seriamente sulla morte, mi assalgono alcuni pensieri contrastanti. È un evento che segna profondamente e che, comunque, interroga e scuote le coscienze degli uomini. Come poter vivere allontanando questo pensiero così inevitabile? Vorrei chiedere a colui che si dichiara “ateo”  cosa crede ci sia dopo la morte. Tante volte si risponde che è un evento naturale e, con questo pensiero, si consolano… ma forse rimangono alla superficie del fenomeno, non entrano nel suo significato profondo e nella sua essenza, con annessi cause e effetti. Rimangono in superficie senza rimirarne il fondo e quindi senza mettersi in discussione. Non avviene quella crisi così salutare che induce l’uomo a interrogarsi sul suo destino ultimo. Tutto rimane così offuscato da una sottile nebbia che non permette di entrare nel mistero e quindi al cuore di aprirsi alla fede. Il cuore rimane chiuso nel suo “carpe diem” che lo soddisfa all’istante senza preoccuparsi di ciò che potrà accadere. Ma… riflettendo… forse sto per dire delle pazzie, seppur nella natura la morte rientra in uno schema applicabile a tutto e quindi scontato, non è naturale alla mente e al pensiero dell’uomo e lo dimostra col solo fatto di allontanarne il ricordo o di rimanerne alla superficie!

Forse, inconsapevolmente, sono entrata in concetti filosofici… che, tuttavia, inducono a pensare come in realtà, la morte sia così innaturale per la mente dell’uomo, così, come è innaturale per il corpo. È facile, a questo punto, dimostrare pure, come sia naturale la resurrezione!
Siccome l’anima e il corpo sono inscindibili, anche il corpo come l’anima, è proiettato nell’idea di eternità: ciò dimostra come la morte sia entrata violentemente nel vissuto dell’uomo e come anche il corpo condivida l’anelito d’eternità che è proprio dell’anima.

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