mercoledì 14 novembre 2012

Polvere di fata


“Polvere di fata” è un libro per bambini a il suo scopo è affrontare una problematico molto più complessa: il trauma del figlio di genitori separati. L'autrice del racconto è, infatti, una psichiatra scozzese. È solo un libro per bambini ma è denso di possibili riflessioni. La trama, molto brevemente, è questa. Una bambina si trasferisce con sua mamma da Londra a Thisle Cottage dopo che i suoi genitori hanno deciso di separarsi. La bambina ne soffre molto. Nel paese in cui Rosie (così si chiama la bambina)si è trasferita, incontra fatine ed elfi che riempiono le sue giornate. In particolare stringe amicizia con la fatina Bucaneve e l'elfo Cammie. Bucaneve, proprio nel bel mezzo di una festa a cui eccezionalmente anche Rosie può partecipare, si ammala di una malattia assai grave, l'Oblio. La regina delle fate le chiede aiuto e le spiega che ogni fata prende vita dalla morte di un bambino. Alla morte di un bambino, infatti, rimane un fascio di gioia che una colomba speciale prende e porta nel regno delle fate dove si trasformerà in fatina vera e propria. Nessuna fata, però, conosce il nome del bambino che è morto. Rosie, dopo esser venuta a conoscenza che Sara Mc Ivory era la bambina che aveva dato vita a Bucaneve, organizza una festa a sorpresa in onore della signorina Mc Pearson, anziana vicina di casa che vede come lei le fate, scontrosa e solitaria in seguito ad alcune vicende dolore della sua vita. Lo scopo della festa è quello di riunire le coetanee di Sara e facendo parlare di lei, ridare vita a Bucaneve.  Il piano funziona: Bucaneve riprende vigore e la regina delle fate, Mae, concede a Rosie di esprimere un desiderio che non deve però  essere egoista e portare dolore  agli altri. È logico che Rosie non esprimerà il desiderio della riconciliazione dei genitori anche se è la cosa che desidera di più perché, riflettendo, si accorge di non sapere se è il reale desiderio delle due persone coinvolte nel suo desiderio; domanderà che la mamma possa vedere come lei le fate e gli elfi. “Ci sono delle cose che gli umani devono decidere da soli”. La mamma vede sì le fate e gli elfi, ma in sogno e le “predice” che non vedrà mai più le fate perché il papà la verrà a trovare più spesso, avrà un'amica nuova e la scuola comincerà presto.
Non si rimettono insieme i genitori di Rosie e il racconto termina con un certo alone di mistero: ciò che ha vissuto Rosie è fantasia o realtà? Fantasia intesa come fuga da una realtà troppo difficile da affrontare, quella della separazione dei suoi. 
La prima riflessione scaturisce dal modo in cui nascono le fate. Le fate nascono dalla morte di un bambino. Alla morte di questo, rimane un fascio di gioia. Da una cosa triste può nascerne una bella e poi... La vita ha una connotazione di gioia ed eternità e, soprattutto, nello spegnersi di una vita ancora in boccio,  come può essere quella di un bambino, si tocca questa vena di eternità che le dona vigore.
Discutibile, invece, la frase della regina delle fate che nasconde una concezione altrettanto egoistica. Il desiderio della bambina, che, cioè, i genitori si rimettano insieme, è considerato egoista mentre quello dei genitori che si separano da rispettare. È vero che purtroppo tanti bambini sono costretti ad accettare dolorosamente la separazione dei propri genitori ma ciò non toglie che la decisione dei genitori, sia estremamente egoista!!!
Il desiderio di Rosie non è egoismo, come invece lo definisce la psichiatra, perché, prima di tutto, non ha chiesto lei di venire al mondo e, avendo solo 9 anni, ha diritto ad avere tutte e due i genitori vicino! Dal racconto traspare l'idea che a 9 anni si sia già grandi e si deve accettare la decisione dei genitori... Ma, in teoria, non sono i grandi più capaci di sacrificio rispetto ai bambini, e quindi di sopportare una situazione di conflittualità?
Maria Simma, la mistica austriaca, morta nel 2004, che vedeva le anime del Purgatorio, aveva denunciato le ripercussioni negative di azioni che, al giorno d'oggi, non vengono considerate un male, come può essere il divorzio. Ella asseriva che gran parte degli omicidi nasceva da illegittime e separazioni. Non è vero? Quante donne uccise ultimamente? Sono frutto di separazioni, di gelosie nate da rapporti disordinati. È lo scotto da pagare per una libertà concepita malamente.
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