martedì 13 settembre 2016

Io e te

“Io e te”...Strano il modo di cominciare un post!!! eppure è la chiave di questo post. “Io e te”. Ci dimentichiamo, ci scordiamo che chi abbiamo davanti non è un altro “Io”, è un “Tu”... e non è poco. Non ha i nostri stessi sentimenti, non ha la nostra stessa storia, non ha i nostri stessi pensieri: è un tesoro da scoprire, un regalo da scartare davanti al quale il nostro “Oh!” di sorpresa sarà inevitabile. Dentro ci sarà sempre una sorpresa, già solamente per il fatto che non sappiamo cosa c'è dentro. Spesso pensiamo di conoscere già l'altro, il suo modo di fare... Ma è un po' come quando si va a vedere e ammirare il mare: davanti a noi tanta acqua, come una tavola, agitata e piena di onde, luminosa di sole oppure grigia come le nuvole che vi si specchiano... Ma ne vediamo solamente una parte, il resto sta sotto, nella penombra. Dentro il mare vi è la vita, quella più intensa, e più è profondo il mare, più da sopra non ne vediamo il fondale. Ma perché tante volte noi preferiamo precluderci la grande sorpresa vera di ciò che non conosciamo dell'altro e preferiamo vedere la nostra immagine riflessa in esso, proprio come nell'acqua superficiale del mare?
Ci sono varie risposte, proviamo a valutarne qualcuna. 
La prima è che ci spaventiamo del diverso. Il diverso ci incute timore, paura e preferiamo vederlo come un altro “io”. Visione molto limitata e angusta. Non per niente l'altro ha un volto differente e santa Teresina di Lisieux affermava che vi è più differenza tra le anime che fra i tratti somatici dei volti delle persone. Tuttavia fa comodo pensarla così, ci piace avere gli altri come nostra proprietà e ci rassicura il fatto che gli altri possano commettere i nostri stessi sbagli, abbia gli stessi problemi...
Ma non è così, non è mai così. Anche se due persone sperimentano nella propria vita il medesimo trauma, possiamo notare come reagiscano in modo così differente tra loro, chi con più forza, chi con originalità... Nessuno è uguale a noi, nessuno ha gli stessi nostri problemi. Tale visione limitata oltre che essere assai angusta, è altrettanto pericolosa, perché ciò che a noi pare chiaro, non lo è affatto! Ci prendiamo a cuore il suo destino, come se fosse il nostro, scordando che invero non è il nostro destino. 

La seconda è perché vogliamo scusare i nostri errori. Capitemi bene eh? Bisogna perdonare noi stessi, guardare il nostro ombelico ci preclude la possibilità di ammirare orizzonti bellissimi e spettacolari. Non è questo però il punto. Siccome non siamo in grado di perdonarci ci fa comodo vedere negli altri i nostri stessi errori, le nostre stesse difficoltà... Ma, come abbiamo detto prima, non è mai così! MAI!!! Possono essere simili, maledettamente simili, ma avere sfumature diverse che poi fanno la differenza fondamentale!!! da qui sorge la solita frase: fanno tutti così. È un po' come voler alienare i nostri difetti, le nostre zone d'ombra per autodifesa, per rendercele più sopportabili. Ma non è questa la strada giusta. L'altro è un'opportunità, un regalo da scartare piano.

La terza è che viviamo ancora nel periodo infantile del non capire che l'altro è un altro. Il bambino acquisisce questa concezione passo dopo passo dopo la nascita, con fatica, con la ripetizione di gesti da parte della mamma. Se non abbiamo vissuto bene questo periodo, rischiamo di confondere l'altro con noi stessi. Siamo rimasti bambini, egocentrici. Ma mentre in un bambino questo fa anche sorridere, in una persona adulta è sconvolgente!
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