venerdì 18 marzo 2011

Credo, perché...

Navigando per internet, mi sono imbattuta in un post, che spiegava il motivo per cui l'autore di esso si dichiarava ateo. Singolare, bello, con una capacità introspettiva straordinaria, aperto al dialogo, non attaccava la Chiesa come spesso accade in chi vuole dimostrare a tutti i costi che Dio non esiste. In esso stillava la tristezza di un lutto incomprensibile alla ragione umana perché prematuro. Ma la cosa che mi ha maggiormente colpito, è che l'autore di questo post ha detto che a 16 anni si recava in chiesa alla Santa Messa per criticare. Con il tempo egli ha compreso che il suo atteggiamento non era giusto: non smise di essere ateo ma nemmeno di varcare di tanto in tanto la soglia di una chiesa, non più per prendere in giro, ma per vaga curiosità. Osserva poi, che, rivolte alcune domande ai credenti che tornavano appena dall'aver ricevuto la Comunione, ne uscivano le risposte più disparate che facevano inorridire, come ad esempio che l'Eucarestia era solamente un simbolo. L'autore ha chiamato queste persone, fedeli della domenica. Ed ecco che san Paolo aveva ragione a dire che dobbiamo saper esporre le ragioni della nostra speranza.
Non siamo automi che aspettano l'imbeccata del Papa e quindi fare i pecoroni... Io non intendo affatto il cristianesimo in questo modo. Io sono cristiana e cattolica perché un giorno ho incontrato Cristo...e non è stata la Chiesa ad insegnarmi che la vita è preziosa, o il valore della purezza, perché ne ero lontana. E' stato l'amore per Cristo ad insegnarmi che quando si entra in Chiesa bisogna adorare Dio con la genuflessione; è stato Cristo che ha rapito la mia anima e, volendo il cuore tutto per sé, mi ha insegnato il valore della purezza. Solo allora mi ha fatto comprendere che ero figlia di un Corpo Mistico, la Chiesa che aveva un suo capo, vicario di Cristo in terra, che concretizzava ciò che avevo già appreso in Cristo e che l'espressione della mia fede era nella Chiesa Cattolica. Liberamente ho scelto, dopo esserne stata lontana, di rientrarvi e di farne parte a pieno titolo. Chi accetta passivamente i concetti e le leggi del Cristianesimo, perché gli è stato insegnato così dai genitori... o dall'abitudine, è uno di quei fedeli della domenica, così come gli autisti della domenica guidano solo di domenica per non perdere la mano e sceglie giorni deserti. I "fedeli della domenica" vanno per far tacere la propria coscienza o adempiere le leggi dell'educazione ricevuta.
Faccio un altro esempio a questo proposito anche se, ovviamente, va preso con le molle in quanto la fede è "diversa" dal concetto di Patria, però da una parte rende l'idea.Non ho scelto di nascere in Italia, ma questo ha comportato delle conseguenze: sono italiana, ho una Patria, l'Italia, verso cui ho dei doveri e diritti.Ho detto che mi hanno educato all'amore per la Patria, ma è anche vero che anche amare la propria Patria è una scelta, ci sono tanti italiani che sono tali, solo perché nati in Italia. Sono nati in Italia, hanno studiato le poesie patriottiche, ma non hanno scelto di amare la propria Patria. Io ho scelto di conoscere meglio la storia dell'Italia e a 18 anni mi sono assunta l'impegno di essere una vera italiana, di fare il mio dovere, votando, anche se la delusione ti farebbe fare un gran voltafaccia... 
Così dovrebbe essere per chi riceve un'educazione religiosa: un giorno o l'altro devi incontrare Cristo veramente, non solo attraverso le nozioni date dai genitori o scuola...una serie di comportamenti per diventare persone dabbene..., incontrarlo, conoscerlo e quindi sceglierlo. Non si può essere cristiani e non conoscere Cristo!
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