mercoledì 12 gennaio 2011

Terzo racconto: fantascientifico



Il terzo racconto è senza dubbio fantascientifico. Si parla di una famiglia, composta da due genitori e due figli, un maschio e una femmina, che vive in una casa piena di congegni elettronici. Essi non debbono fare alcuna fatica: ad ogni esigenza c'è una macchina che le soddisfa. La casa è dotata di una stanza per bambini particolare, che rende concreti i desideri più profondi dei ragazzi. In quella casa c'è tutto, materialmente parlando, ma la soddisfazione di ogni esigenza porta l'indurimento dei cuori dei ragazzi che non riescono a fare a meno delle varie comodità e dimenticano gli affetti più cari. I bambini crescono viziati, a loro viene concesso tutto, ma ad un certo punto accade qualcosa d'inatteso, I genitori negano loro un viaggio lontano da casa e questo genera nei bambini una delusione fortissima. Nascono in loro pensieri vendicativi e distruttivi che si concretizzano nella nursery in immagini dell'Africa selvaggia. Leoni affamati s'aggirano per la nursery, non ascoltando più i desideri dei genitori. Essi cominciano a preoccuparsi e ricercano una possibile soluzione. Comincia a far capolino una certa nostalgia della vita ordinaria, costellata di fatiche, ma pur sempre interessante e soprattutto salutare. La situazione diventa molto pesante fino a che giunge al culmine. I genitori pensavano di chiudere la stanza perché pericolosa. Chiedono l'aiuto di uno psicologo il quale consisglia un viaggio lontano da casa. I bambini non stanno a queste condizioni e fantasticano che i genitori vengono sbranati dai leoni. In realtà i genitori assistono già a questa scena, insieme con lo psicologo e fanno una domanda che poi scopriranno ben presto senza nemmeno usare i binocoli che avrebbero appagato la loro curiosità. Vengono infatti attirati dai bambin stessi dentro la nursery diventata teatro di una morte spietata, proprio come le nostre cronache nere ci raccontano. Infatti, l'egoismo, nei bambini, era diventato granitico e li aveva indotti a manomettere i meccanismi della stanza: fantasia horror che diventa realtà.
Questo racconto tocca il più scottante dei tasti, quello dell'educazione. Un'educazione troppo permissiva rende la persona un individuo egocentrico e quindi sempre teso a soddisfare i propri bisogni.
Tante volte capita che al bambino siano concesse alcune cose perché l'adulto non è mosso da retta intenzione ma desidera accattivarsi, egoisticamente, l'affetto.
Educare esige il distacco completo da se stessi. Chi sa educare se stesso, sa educare gli altri. Il vero educatore è umile, non impone all'educando la sua visione ma lo conduce a comprendere il suo vero bene. E nemmeno deve cercare compensazioni di vario genere nel bambino o nel ragazzo, ma essere proteso al vero bene della conoscenza vera di sé.
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