mercoledì 8 settembre 2010

La sera della vita

Dalla finestra guardo la sera che silenziosamente scende sui palazzi i cui tetti sono accarezzati dal vento. Il silenzio cala. Ascolto la musica perché mi concilia la meditazione, la mia anima si eleva, vede la passione di Cristo. Scende davvero il silenzio nella mia anima. Comincio a pensare alla sera della vita. Non è destinata a morire nella notte, è destinata ad esplodere nel fulgore dell’alba. L’azzurro del cielo è solcato dalle luci di un aereo che assomiglia ai pensieri dell’umanità: veloce, fugge verso un porto sicuro, dove può finalmente riposare e affidare alla terra tutte le vite che ha custodito nel volo. Stanca, l’umanità si affanna. La vedo che corre, che fugge, che preferisce affogare i suoi pensieri, i suoi problemi, nel tumulto delle auto che sfrecciano, rombando. Consuma la sua vita nelle preoccupazioni senza pensare alla sera della vita, mentre, tristemente, il mare continua a lambire languidamente le coste ed i monti ad innalzarsi verso l’infinito del cielo, cristallizzandosi nel buio. La vita continua a pulsare, per alcuni senza un ritmo particolare, sordamente, tra sofferenze atroci. Bisogna ricordare quest’umanità, senza pregiudizio, senza condannarla con le nostre infrastrutture della fede. O com’è vero che la lettera uccide! Gesù non si spaventava assolutamente di fronte al peccato, non indietreggiava, non accostava giudicando la persona, sapeva ascoltarla, così dovremmo fare anche noi, spalancare le porte ai fratelli, senza paura, senza desiderare di difendersi. Spalanchiamo le porte alle loro sofferenza, sperando di poter dare ad essa un balsamo, che possa lenirla…
Se non desideriamo questo, non possiamo essere cristiani davvero.
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