domenica 12 settembre 2010

Incontro all'autunno

Giorni bagnati di sole dorato, un’atmosfera strana, pregna di attesa. Domani inizierà la scuola, un nuovo anno scolastico. Nelle strade si riverseranno flotte di bambini e giovani che si recheranno a scuola. Tanto tempo fa mi recavo anch’io a scuola. Avevo un grande desiderio dell’inizio della scuola, di rivedere i miei compagni delle lunghe giornate invernali. L’inverno mi è sempre piaciuto. Proprio qualche giorno fa c’è stato un nubifragio a Genova che mi ha fatto tornare indietro nel tempo. Infatti, più di quindici anni fa, vi è stato un periodo in cui ogni anno era stravolto da queste alluvioni. L’inizio fu un 27 settembre ed io mi trovavo proprio vicino al Bisagno, gonfio di acque, mormorante. Sì, l’ho già raccontato perché a distanza di anni, io stessa mi sono stupita della mia incoscienza. Non mi ero spaventata per niente e, tra l’incantato e lo stupito, io e M. ammiravamo quel torrentello mugghiante che prometteva di uscire dagli argini. Decisamente, aveva ragione mamma a dire che eravamo state senza testa. Per me, quell’alluvione, segnava solo il termine dell’estate e il tanto sospirato inizio dell’autunno. Stanche dei bagni in mare, ci sembrava la cosa più bella del mondo, ritornare tra i banchi di scuola a raccontare i nostri pensieri, le nostre aspettative ed ammirare il grigiore delle giornate che si sarebbero susseguite giorno per giorno. Ci sembrava bello iniziare anche se i pomeriggi sarebbero stati scanditi dallo studio, dalle interrogazioni e tutto ciò che ne consegue. I pomeriggi non erano solo pregni di studio. Ci trovavamo a casa sua soprattutto in occasione di qualche versione di latino da tradurre particolarmente difficile, il che capitava ogni giorno, oppure qualche cosa di algebra così complessa che ci spaccava il cervello…
Ma tra una versione di latino (odiavamo particolarmente quelle di Cicerone), un’espressione a due incognite di algebra, ci scambiavamo la nostra visione della vita, ammiravamo i cambiamenti del nostro spirito, con quell’attesa tipica degli adolescenti che, con meraviglia, s’affacciano dalla finestra della vita, e scrutano con trepidazione l’orizzonte, se per caso ci sono dei grandi mutamenti nella vita. E noi, riguardo all’orizzonte, non avevamo nulla da invidiare a nessuno. Dalla via dove lei abitava, sovrastata dai monti, si poteva contemplare la lunga linea dell’orizzonte dove spesso scomparivano le grandi navi con i loro comignoli che sputavano fumo nero. Così sembravamo noi: dei marinai che scrutavano con trepidazione l’orizzonte, in attesa della comparsa di una nave che avrebbe imbarcato i nostri sogni e li avrebbe portati lontani da noi, dove noi, invero, non osavamo sperare. Mi piacevano quei pomeriggi che si tingevano di un colore cupo, scuro. Le nuvole si ammassavano sui monti e non riuscivano a passare oltre quella barriera. Ed ecco che anche il mare, minaccioso, diventava color platino, brillava ancora specchiando le nuvole nere. Si alzava un vento sinistro che, con il suo alito, presagiva pioggia.
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