martedì 11 ottobre 2011

Tutto è possibile per chi crede

Il Signore compie davvero miracoli nella vita di chi si affida a Lui! Esperienza concreta! Quando sembra che tutte le risorse umane siano terminate, finalmente interviene Dio. Certo, lo fa in modo assai diverso da come attendiamo noi, ma interviene. Un po' come fece quando era nella barca con i discepoli, in mezzo alla tempesta, sballottati dai marosi, in balia del vento contrario. Pare dormire ma, ad un certo punto, ecco che si sveglia e tutti gli elementi della natura si placano. Così, nella vita, tutte le prove trovano la loro soluzione. In fin dei conti la bravura di una persona si sperimenta nello sforzo, nella difficoltà. I veri atleti si vedono quando riescono a superare i momenti difficili; un vero educatore si sperimenta su soggetti difficili! Pensiamo infatti a don Bosco, san Filippo Neri e pure a santa Virginia che riuscì a conquistare ragazze ribelli. Non sempre avviene questo. Lo vediamo nella stessa vita di Gesù con Giuda. Nonostante lo abbia amato, egli è giunto persino al tradimento. Però è importante riflettere sull'atteggiamento di Gesù che, pur sapendo che costui lo avrebbe tradito, non lo cacciò via, gli diede fino all'ultimo l'opportunità di convertirsi.
Essere umili, avere fede è importantissimo. Le difficoltà, le prove, servono per rafforzare l'amore.

lunedì 10 ottobre 2011

Preghiera e vita

Ritornando al discorso della preghiera, bisogna riflettere seriamente su che cosa realmente cerchiamo, se è la nostra consolazione o di piacere a Dio. Spesso la preghiera può essere anche non vera seppur sia presente la nostra attenzione. Ci siamo impegnati, come si può fare nello svolgimento di un lavoro, ma più del nostro intelletto non abbiamo usato altro. E' vero, quando ci è cara una persona che è ormai andata in cielo, non facciamo altro che mettere la sua immagine dove possiamo vederla in continuazione, ricordiamo gli eventi salienti che ci hanno legato a lei e quando siamo stremati, semplicemente baciamo con ardore quella foto: non abbiamo più forze, ma non smettiamo di comunicare il nostro affetto... Ci teniamo a comunicarlo. Così dovremmo fare con Dio. Semplicemente pensare a Lui, guardarlo con gli occhi dell'anima per immergersi sempre di più nella sua presenza: già, se non c'è la vita, la preghiera rimane un puro fatto intellettivo, niente di più, compiuto farisaicamente o per  ottenere un certo tornaconto... NO, questa non è vera preghiera...e, lasciatemi dire, non abbiamo compreso nulla del cristianesimo...

domenica 9 ottobre 2011

L'amore immenso di Cristo

La Croce è la massima espressione dell'amore. La morte di Cristo ha squarciato il velo del Tempio, tutto era ormai compiuto: la Rivelazione, la storia della salvezza era completa. Il volto del Padre ormai si era rivelato in Cristo. Il debito contratto con il peccato era immenso: Gesù ha patito i più acerbi dolori per riscattare l'umanità e tante volte è ripagato ugualmente con l'ingratitudine, l'incomprensione e l'incredulità.
Anche a noi Cristo ripete: "Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno". Questo ci deve consolare. Se è vero che ha salvato con la Sua Croce tutta l'umanità, è pur vero che nel momento del riscatto ha pensato proprio a me, a salvare me, perché per Lui sono unica. Egli si cura di tutte le creature come se fossero le uniche al mondo. Forse noi non possiamo fare due cose contemporaneamente come invece fa Dio, tuttavia possiamo comprendere il modo di agire di Dio pensando alla diversità del nostro modo di fare con i bambini. Sebbene vogliamo bene a tutti in egual maniera, usiamo strategie differenti a seconda del carattere e del bisogno effettivo della persona.
Nella Sacra Scrittura si legge che "Dio castiga chi ama". La correzione procura dolore ma, dopo, ci accorgiamo che essa è servita per un bene migliore. Anche i genitori e gli insegnanti castigano i bambini, non per sadismo, ma per far comprendere il male che si fa, provoca dolore, ricalcando così le dinamiche corporee che sono alla base istintiva della persona: quando infatti avviciniamo il dito alla fiamma, sentiamo un dolore intenso che, comunque, ci salva dall'ustione, ritraendo istintivamente, in seguito al comando del nostro sistema nervoso periferico, il dito. Se noi sentiamo dolore tutte le volte che compiamo il male, piano piano, seppur a fatica, ci orientiamo verso la strada faticosa del bene, finché impariamo che da essa nasce la gioia.

sabato 8 ottobre 2011

Riconoscere le meraviglie della vita

Tutto è davvero grazia. Difficilmente riconosciamo le meraviglie che ci circondano, siamo più portati a vedere le cose che non vanno, che non ci piacciono. Ho parlato di croce. La croce porta la dimensione del dolore nella vita, a volte con violenza, con asprezza, ma se essa si comprende nella sua essenza, si comincia ad accettare. Dal nostro cuore nasce la gratitudine perché abbiamo compreso pienamente il suo significato di redenzione. Nella croce, perciò, dolore e gioia s'incontrano: il legno orizzontale inchioda le nostre mani, ma quello verticale punta verso il cielo. 
Contemplando la Croce di Cristo dovrebbe scaturire la gratitudine del nostro spirito, come una sorgente che disseta. Nasce pure la compunzione, il pentimento. Chiunque dinanzi al Crocefisso deve sentire compunzione! Ciò che ha patito Cristo è indicibile e lo ha patito per tutta l'umanità. Perciò, anche chi non ha commesso grandi peccati, deve sentire pentimento. Apriamo perciò, il nostro cuore a vedere le piccole meraviglie della vita che si nascondono nell'ordinarietà.

venerdì 7 ottobre 2011

Gratitudine

La base di tutta la vita spirituale è senz'altro la gratitudine. Noi pensiamo che tutto ci sia dovuto... Invece quale stupore dovrebbe scaturire dal fatto che Dio ha donato la sua vita per noi! Dovremmo imparare ad avere occhi che sappiano scorgere le novità della vita e  saperle apprezzare. Purtroppo si è più propensi a vedere le cose che non vanno...

giovedì 6 ottobre 2011

Inginocchiarsi...

Numerose le "rivelazioni"o meglio testimonianze che dicono che di fronte a Dio, anche le anime dannate, che non ne resistono la visione, si prostrano...
Anna Katherina Emmerick nel suo racconto della Passione riporta che Cassio, il comandante romano a cui viene affidato il compito di colpire il costato di Gesù con la sua lancia, investito dal Sangue di Cristo in pieno viso, viene guarito: si getta subito in ginocchio per adorare quel Corpo piagato che non scende dalla croce, ma compie ancora miracoli. Questo la dice lunga: Gesù, in punto di morte, mentre sperimenta la solitudine, l'abbandono e l'odio della gente, non pensa di certo alla sua sofferenza, ma ancora si prodiga, se non può con parole e gesti, a fare del bene ai suoi crocifissori. Investito dal Santissimo Sangue, Cassio guarisce dal suo strabismo e si getta in ginocchio dimentico di tutto se non di adorare Colui che era appena spirato. Molti soldati romani erano là semplicemente per adempiere il loro dovere, colpiti dalla pazienza del Redentore, rispettosi del dolore della Madre che, invece di nascondersi, scappare dalla Croce, si getta in ginocchio ai piedi di Essa e bacia i piedi di Gesù, bagnando di sangue le sue labbra. Oh Maria... Quante volte dimentichiamo il tuo dolore! Ma noi al tuo posto, vedendo soffrire così un nostro caro, come avremmo reagito? Anche Maria, perciò, cade in ginocchio ai piedi della Croce, abbraccia quei santi piedi inondati di sangue...Ma perché noi, dopo aver ricevuto il Corpo di Cristo, rimaniamo comodi, seduti e non sprofondiamo nella gratitudine e nel dolore di aver provocato un così acerbo dolore al nostro Redentore? Ma perché?

mercoledì 5 ottobre 2011

Eucarestia, centro e culmine

Ritornando al film "The Passion" di Mel Gibson,esso fa riflettere su come sia importante meditare sull'istituzione dell'Eucarestia. I feed back che durante la crocifissione, ritornavano al momento dell'Ultima Cena, sono veramente meravigliosi. Essi mostrano come Gesù, nell'Ultima Cena, offrisse davvero il Suo Corpo ed il Suo Sangue. Questa era un momento molto solenne, che forse gli apostoli non comprendevano ancora pienamente, ma ne sondavano con la loro sensibilità la profondità e l'intensità. Era un Gesù calmo, disposto a bere il suo calice fino in fondo. Finalmente durante la passione, nella drammaticità degli eventi che incalzavano inesorabili, Giovanni comprese le parole pronunciate da Gesù in vita. Esse ritornano alla sua memoria, come un film di cui si sta scorrendo la pellicola.
La mia riflessione allora scorre al momento attuale, quando sull'altare, durante la Messa, si consacrano il pane e il vino... "Questo è il mio Corpo"... "Questo è il mio Sangue"... E'... è davvero Corpo e Sangue di Cristo... Quello stesso Corpo che viene innalzato sulla Croce, sanguinante, scosso da convulsioni. E' davvero il Sangue di Cristo, quello che sgorga copioso dalle numerose piaghe di Gesù.... Ma abbiamo la consapevolezza di tale immenso segno del Suo amore...? o troppe volte ci accostiamo all'Eucarestia con molta freddezza oppure con formalismo, tanto per compiere un dovere giornaliero?
Nell'Eucarestia, non scorgiamo il sangue colare: è un sacrificio incruento... Ma ancora Gesù sanguina per le nostre infedeltà, ancora trafiggiamo il suo Cuore preziosissimo... Egli ci ha acquistato a prezzo del Suo Sangue... E se san Paolo pronunciava queste parole avendo ben chiaro il supplizio della Croce a cui era stato sottoposto Gesù, è pur vero che noi non abbiamo idea di che cosa subì il nostro Redentore. E' lontano dalla nostra idea la condanna a morte di Croce. Ciò che subì Gesù, poi, fu maggiore rispetto a qualsiasi condannato a morte... Ma come fa a non inchiodarci al Suo Cuore, il ricordo della Sua passione? No, Signore, non sono davvero degna di partecipare alla tua mensa.... ma una tua parola... può salvarmi....Ecco perché tutto deve vertere nell'Eucarestia che deve essere il Centro e il Culmine della vita cristiana, perché là, è realmente presente il Corpo e il Sangue di Cristo! A Lui si deve l'adorazione... pieghiamo le ginocchia...

martedì 4 ottobre 2011

Nella Passione di Mel Gibson

Nel famoso film che ha suscitato numerose polemiche, osservazioni positive e negative, "The Passion" di Mel Gibson, è riprodotta, così come fu vissuta da Gesù, la sua Passione. E' un film cruento, ma veritiero. Non possiamo nasconderci, non voler vedere: Gesù ha sofferto tremendamente. Non possiamo sapere le motivazioni per cui il regista ha deciso di riprodurre solamente il tratto finale di vita di Gesù, possiamo però criticarne il contenuto. Un film veritiero, che riproduce senza poesia, la sofferenza cruda di Gesù. Il film si contrappone notevolmente al Gesù dolce di Zeffirelli che giunge ad essere inchiodato sulla croce con solamente qualche graffietto qua e là. Gesù fu invece flagellato, fustigato violentemente, senza pietà. Bellissima anche la figura di Maria che non si lascia andare ad atteggiamenti di accasciamento e grida, ma sta davvero sotto la Croce, forte, piena dell'amore di Dio e desiderosa di vivere fino in fondo il progetto di Dio. Bellissimi anche i flashback che durante la Passione, riportano alla vita passata di Gesù, soprattutto i riferimenti all'Ultima Cena. Il film, al di là del suo essere sanguinoso, dà un messaggio di fede vero e profondo....

lunedì 3 ottobre 2011

Preghiera...fare?

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Ma chi pensa che pregare implichi sempre un fare? Chi crede sia così, ancora non ha compreso che il vero protagonista della nostra vita spirituale, non è il nostro "io", ma è Dio che agisce in noi, pure nelle nostre debolezze, nei nostri tradimenti. E' Lui che agisce. Noi pensiamo che la preghiera esiga la nostra attenzione e che mediante questa, possiamo unirci a Dio, scordando in realtà ciò che veramente siamo. Certo che dobbiamo mettere tutta la nostra buona volontà per risvegliare la nostra attenzione, affinché il nostro spirito si metta in sintonia con Dio, però, se proprio non riusciamo... perché vogliamo a tutti i costi ottenere il frutto della preghiera? Chi ama non aspetta mai il contraccambio. Il genitore si diletta sempre a contemplare la fisionomia del suo neonato, magari senza pronunciare parola, immerso nello stupore del prodigio della vita, nello stupore di vedere incarnato il loro amore coniugale. E, a sua volta, il neonato non riesce nemmeno a dire al genitore che gli vuole bene... Ebbene, il suo amore sarà meno ricambiato? No, affatto! Il genitore è sempre di più attratto dalla piccolezza del suo figlio. Allora, no, decisamente, nella preghiera non dobbiamo cercare le consolazioni... Nemmeno Gesù durante la Passione, ha pronunciato tante parole. Il tempo della predicazione era finito: non aveva la forza di pronunciare sillaba. Erano i suoi silenzi, la sua pazienza, il suo consegnarsi a parlare. Pochissime parole ha pronunciato, eppure, con la sua Passione ci ha salvato dalla morte del peccato. Perciò, non cerchiamo preghiere sublimi, semplicemente, adoperiamoci di stare come Maria ai piedi della Croce. Anch'Ella non disse una parola, attanagliata dal profondo dolore, eppure ha partecipato alla nostra redenzione. Sulla Croce della nostra stanchezza, dei nostri piccoli limiti, non possiamo fare grandi discorsi, dobbiamo far nostro il silenzio della Passione. Sulla Croce, nell'amore, ci facciamo preghiera... E croce, significa non avere più forze, abbandonate ai nostri limiti....senza consolazione...

domenica 2 ottobre 2011

La dimensione della Croce:dolore e gioia

Chi ha contemplato veramente la Croce non come semplice simbolo, ma come tragedia accaduta realmente, percepisce nel suo cuore un dolore intenso ma pure una gioia immensa. Infatti, il Crocifisso, (e meno male) ci accompagna in ogni luogo, è diventata un'abitudine vederlo. I Vangeli raccontano in maniera scarna gli eventi tragici e orribili della Passione, volutamente scritti senz'alcun commento perché potrebbero presumere un atteggiamento di parte, un desiderio inespresso di portare alla fede le persone che leggono. Gesù, però, non ha sofferto nel trasporto dei sentimenti, ha sofferto nella solitudine completa se si eccettua la Madre che lo ha seguito fin sotto la Croce.
La contemplazione del Crocifisso non deve fermarsi alla frase banale e scontata che tutti sanno:"Con la sua Croce ci ha salvato"... Cosa c'è dietro quella Croce... Bisogna entrare nelle piaghe di Cristo, comprendere che noi realmente non meritavamo di essere salvati, ma Lui, con grande amore, ci ha redenti. Ha sofferto pene indicibili....Che nessun uomo avrebbe potuto sopportare... Oltraggiato, nel pieno della sofferenza, Egli perdonò l'umanità...