sabato 21 febbraio 2015

Quaresima


Mercoledì scorso è iniziata la Quaresima, tempo forte liturgico in preparazione alla Pasqua. Nel mio spirito si sono affollate numerose meditazioni, assieme alla voglia di ascoltare maggiormente il Signore, pregare di più e finalmente, convertirmi seriamente al Signore. Tanti propositi sono talvolta destinati ad essere acqua che passa sotto i ponti, ma tale osservazione dovrebbe stuzzicare il nostro spirito su che cosa deve essenzialmente basarsi la nostra vita cristiana. Ancora una volta ci viene incontro il Vangelo, le stesse parole pronunciate da Gesù.

Il tempo di Quaresima è il tempo per eccellenza per stare con Gesù. Tante volte cerchiamo di cambiare semplicemente le nostre azioni esteriori, il più delle volte facendo fiasco. Non siamo contenti delle nostre azioni, in cuor nostro sappiamo cosa dobbiamo fare ma non riusciamo a farlo. Questo non dovrebbe stupirci più di tanto, visto che anche san Paolo aveva esclamato nel furore della sua battaglia interiore: “Faccio il male che non voglio e non il bene che vorrei”. Dobbiamo però riuscire a cambiare piano piano il nostro cuore, a non limitarci a una vita fatta solamente di dogmi, di atti meramente esteriori da seguire, da fare a tutti i costi, fuori dei quali noi sentiamo un'inquietudine tale che ci ruba la serenità. Con ciò non voglio assolutamente dire che non bisogna più recitare le preghiere prestabilite o vocali, ma che bisogna mutare lo spirito interiore che ci muove a fare queste cose. Il tutto è racchiuso in una parola: “Amore”, ma un amore speciale non solamente umano, un amore da “Dio”, da Spirito Santo. In questo passaggio s'inserisce la spiritualità di papa Francesco, sovente travisata in un buonismo eccessivo o in un suo desiderio recondito di distruggere la Chiesa Cattolica e la sua tradizione.

L'amore di Dio non è nessuna delle due affermazioni, basta leggere il vangelo, capire le parole di Gesù per entrare pienamente in tale discorso e nella spiritualità di papa Francesco.

L'atteggiamento di Gesù talvolta rasenta la durezza, una durezza che noi preferiamo evitare. Tale atteggiamento è riservato proprio ai Dottori della Legge, a coloro che avevano fatto della Legge di Dio un elenco sterile, vuoto di piccole leggi umane, tradizioni da usare che, al tempo in cui vennero stilate, possedevano un valore enorme per gli Ebrei sparsi a causa della diaspora che rischiavano di dimenticare le loro origini, la loro fede e le loro usanze, ma che poi sono diventate un giogo terribile, che nessuno riusciva a portare avanti e che aveva provocato in tanti spiriti la nascita della superbia, dell'osservanza sterile, senza amore, di coloro che si battevano per essa. Anche noi Cattolici possiamo essere soggetti a questo. Nello stesso tempo, però, un ateo non può accostarsi al vangelo e scoprire i segreti di Dio senza amarlo. Leggendolo può incorrere in ribellione verso certi atteggiamenti di Gesù (la cacciata dei dottori dal tempio, le invettive che lancia loro, i momenti in cui parla dell'inferno...). Sì, per comprendere davvero Dio, bisogna stare accanto a Lui, saperlo ascoltare, fare silenzio dentro il proprio cuore. È contemplando Dio che lo si conosce e si impara veramente ad amare.
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