domenica 22 febbraio 2015

Deserto


Entriamo nel deserto. È cominciata la Quaresima, si deve entrare nel deserto. Basta preghiere piene di parole, di ragionamenti. Proviamo a fare semplicemente silenzio e ci accorgeremo che il tempo che dedichiamo alla contemplazione di Dio non ci basterà. Le parole stancano, ma il silenzio dilata i nostri sentimenti, l'immergono nell'infinito, ci fa comprendere che esiste davvero una dimensione in cui il tempo non esiste. Ecco... proprio in quel momento, sei vicino a Dio. È il tempo di ascoltare, di perdersi in Dio, della vera preghiera. Siamo sul monte Tabor. Ma la prova della nostra fede avverrà dopo. Se abbiamo sperimentato la vera presenza di Dio, dovremo subito scendere dal monte e scontrarci con le piccole contrarietà della vita. Capita sempre così quando la preghiera è vera!

Se si sperimenta la vera contemplazione usciremmo con l'espressione un po' impaurita, un po' sorpresa, un po' estasiata di Pietro: “è bello per noi stare qui, faremo delle tende e dormiremo qua!”.

Ed è in quel momento che Gesù compare davanti a loro nuovamente come un semplice uomo, per far comprendere loro che la contemplazione deve essere incarnata nella quotidianità, dove tutto sembra insipido, insapore, eppure si nasconde il grande e stupefacente evento della trasfigurazione.

Entriamo nel deserto, luogo dell'incontro con Dio... Ma ricordiamo che là, proprio là, Gesù incontrò la tentazione, pesante, cocente, allettante. Se si vuole entrare in contemplazione, aspettiamo anche il momento della tentazione.
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