venerdì 25 luglio 2014

Il pessimismo

Dove sta andando il mondo? A vedere come sta andando, si sarebbe tentati di “crogiolarsi” nello scoraggiamento: guerre fratricide, vendette nazionali, omicidi efferati. Papa Francesco ci ha esortato a non lasciar morire la speranza che c'è in noi. È questo il punto principale: veniamo bombardati da numerose notizie terribili che rischiano di farci soccombere, annientati dal pessimismo, anticamera della depressione... e mentre siamo intenti alle cose negative, ci lasciamo sfuggire quelle positive delle quali abbiamo disimparato a godere. Quante volte infatti, ascoltando i ragionamenti delle persone, più è più volte si parla delle cose negative della propria vita! Così facendo la nostra vita scivola dalle nostre mani, come sabbia tra le dita, sottile, insinuante, e senza che ce ne avvediamo, quando finalmente ci accorgiamo che il nostro pessimismo sta rischiando di sommergerci, nel pugno non ci è rimasto che qualche granello di sabbia... ed è già tanto che lo notiamo.
Il problema è questo... non ci accorgiamo della fortuna che abbiamo, tanto abituati siamo a lamentarci, a pensare che la nostra situazione sia tragica. Certamente la cosa è complessa. Arrivare a vedere il positivo e il bene, è un cammino da fare, lungo e duro, ma non impossibile se fatto con Cristo. È Lui che fa la differenza. Se vorremmo affrontare la vita soli, con le nostre forze, soccomberemmo immediatamente, travolti dai marosi della vita. La vita è dura, non è un gioco e talvolta impieghiamo tutte le nostre forze per stare a galla.
Il problema del mondo è il nostro. Non dobbiamo scuoterci la polvere di dosso e dire che non è affar nostro, tanto la guerra non ci tocca... tocca, eccome, le nostre vite, perché nel momento in cui desideriamo e facciamo il male dell'altro, scateniamo una piccola guerra. L'odio è brutto in piccole e in grandi dosi. Dobbiamo ringraziare Dio del periodo di pace che l'occidente sta vivendo. Talvolta non ci rendiamo conto di quale grande dono sia la pace. Non avremmo di certo il tempo di perderci in futilità e croci che noi stessi, con le nostre mani, ci siamo costruiti per avere su di noi l'attenzione altrui... Non avremmo più paura di affrontare i piccoli dispiaceri quotidiani, perché le nostre forze sarebbero impiegate a combattere contro una precarietà che minaccerebbe continuamente la nostra vita e ancor più quella dei nostri cari. Aspettando di avere il coraggio di vivere la nostra esistenza, nascondendoci in problemi fatui, arriveremo alla tomba senza nemmeno sapere che cosa voglia dire vivere. Perso tutto, il bello della vita ci è già sfuggito dalle mani! Il brutto è che non possiamo più tornare indietro, e dovremmo gustare, questa volta davvero soli e non per una solitudine paventata, l'amarezza di non aver saputo gioire! È vero anche, che ci accorgiamo dell'importanza di una cosa, solamente quando l'abbiamo persa. Già, perché tutto ciò che abbiamo, è scontato per noi. Abbiamo poco o niente la concezione di dono. La vita non è tutto un problema, è anche gioia. C'è un detto particolarmente significativo: a tutto c'è rimedio, tranne che alla morte. Cristo ci ha insegnato che questo detto è sbagliato: anche alla morte c'è un rimedio ed è sempre quello della vita stessa: Lui, solamente Lui.
Pensando alle cose positive che abbiamo, dovremmo quasi vergognarci di averle: chi siamo noi per avere di più di quei paesi martoriati sotto i colpi della guerra? Interi ospedali, scuole, luoghi comuni rasi al suolo... una tristezza infinita...

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