martedì 3 dicembre 2013

Umiltà

Questa domenica è cominciato l'Avvento, il periodo in preparazione al Natale. Così come la Quaresima, l'Avvento ci esorta ad esercitare e coltivare le virtù, soprattutto la regina di tutte: la carità. Non dobbiamo dimenticare, però, che la carità trova terreno fertile in un cuore umile. L'umiltà è una virtù umana e “divina” insieme. Al giorno d'oggi è stata relegata nel museo del tempo andato, in mezzo a cianfrusaglie, piena di polvere. Dovremmo riscoprirla e darle il posto che le compete, ovvero tra le virtù fondamentali per il cammino personale verso la perfezione. I grandi filosofi, cristiani e non, hanno affermato che non esiste la staticità, che tutto si muove, si evolve. È vero. Anche san Paolo in una lettera aveva osservato che tutto è in divenire: da adulto si abbandonano certi atteggiamenti aventi da bambini, sarebbe stupido mantenere un comportamento infantile! Può anche darsi che alcuni aspetti del nostro carattere siano rimasti infantili, ma questo non vuol dire che sia giusto. C'è poi l'infanzia spirituale di cui ha parlato pure Gesù. Non vuol dire che dobbiamo rimanere o ridiventare come eravamo da bambini! Tutto subisce un'evoluzione, che lo vogliamo o no. Basta osservare la natura: il tempo, che pure è una cosa astratta, è una realtà determinante della nostra vita. Essa fa in modo che il creato subisca la corruzione o evolva. Niente rimane stabile, tutto è soggetto alla precarietà. Ciò emerge continuamente nella nostra stessa storia: nasciamo che non sappiamo fare altro che piangere quando abbiamo fame o sete, dormire quando ci sentiamo stanchi e ci ritroviamo da adulti ad essere capaci, nei limiti della sopravvivenza, ad essere capaci di comandare ai nostri bisogni e istinti primari. Ecco perché la maturità umana è trovare un'armonia tra tutti i nostri bisogni, ciò che noi vogliamo e quello che possiamo realmente fare. Non possiamo dare libero sfogo a tutte le nostre esigenze, bisogna in qualche modo saperle discernere, comandare, altrimenti diverremo schiavi del nostro corpo. Qualche volta non sono i più acerrimi nemici a renderci schiavi, ma è il nostro stesso corpo. Bisogna amarlo veramente, perché tempio dello Spirito Santo, non bisogna maltrattarlo, ma educarlo sì. Non lasciamo i bambini fare tutto ciò che vogliono quando li vediamo in pericolo, ma facciamo capire loro ciò che è il vero bene per loro che tante volte non corrisponde al suo volere... Anzi, il più delle volte è sempre il contrario. Così accade a noi. Il nostro vero bene non corrisponde a ciò che noi vorremmo. Non si può passare il Vangelo attraverso il setaccio dei nostri capricci. Quando Gesù affermava che per entrare nel Regno dei Cieli bisogna entrare per la porta stretta, intendeva proprio quello. Il Regno dei Cieli e addirittura la sua comprensione, non è di tutti; è riservata a coloro che possono e sanno intendere. Non è Lui che fa le selezioni, siamo noi stessi, quando ci opponiamo ai suoi voleri. Ha poi detto: “Chi non diventerà come un bambino, non entrerà nel Regno dei Cieli”. Del vangelo spesso prendiamo ciò che noi vogliamo, desideriamo un Gesù sdolcinato... ma non lo era. Gesù possedeva un grande equilibrio e in certe cose, quelle che riguardavano il Padre, era intransigente. Aborriva prima di tutto la superbia ed è per quel motivo che si scagliava contro i Farisei, gli Scribi e i Dottori della Legge, ma apriva le braccia a coloro che erano palesemente dei peccatori: adulteri, pubblicani... Però dobbiamo convenire sul fatto che qualcosa nella vita di questi peccatori, una volta che incontravano Gesù, cambiava. Ricordiamo Zaccheo: quando si arrampicò sul sicomoro per vedere Gesù, era ancora peccatore... ma quando Gesù mise piede in casa sua, la sua vita cambiò... “Restituirò tutti i soldi che ho rubato!” affermò Zaccheo. Non si può incontrare realmente Gesù e rimanere uguali! Umiltà è verità. Facciamo verità dentro di noi e non vittimismo... La Madonna gioì nel Signore quando nel Magnificat esclamò: “Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome”
Maria non dice che Dio ha fatto un gran pasticcio nella sua anima! Non può dirlo perché ciò non corrisponderebbe a verità... Però afferma che è il nome di Dio ad essere santo e che lei è solamente il riflesso della sua santità.
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