venerdì 21 ottobre 2011

La morte, riflessioni

Il protagonista, Forrest Gump, pur avendo un quoziente  intellettivo più basso del normale, è chiamato ad affrontare lungo l'arco della vita, il dolore per la morte dei propri cari: prima la mamma, poi Buba, il suo migliore amico, infine la sua adorata Jenny. Forrest dimostra la sua lealtà e fedeltà all'amore. Egli obbedisce alla mamma con una fedeltà e dedizione straordinarie e riesce ad affrontare con serenità tutte le prove della sua vita. Il suo destino sembra compiersi nella morte, nella separazione definitiva da chi ama di più. Le sue riflessioni si snodano in questo binario: ciò che lui sperimenta e ciò che la mamma gli ha insegnato.

giovedì 20 ottobre 2011

Il mistero della morte

I film, anche se non seguono propriamente i canoni della morale cristiana, possono essere occasione di riflessione. Ogni tanto mi rammento di qualche film che ho visto in passato, soprattutto alcune frasi che mi hanno fatto riflettere e sento il mio cuore farsi piccolo piccolo. All'epoca, quando avevo visto quel film, vivevo una situazione molto differente: avevo tutta la mia famiglia accanto... Mamma, papà e sorella. Il tempo poi, con il suo taglio netto, ha mutato tante cose. Il suo lento divenire ha gettato i suoi veli, ha cambiato l'aspetto della mia famiglia. Allora, avevo timore che capitasse qualcosa ai miei genitori, adesso sorella morte è entrata a prendere qualcuno della mia cerchia familiare. Sono un'altra. Il film che ho già citato, "Forrest Gump", di momento in momento lancia un messaggio speciale, che fa riflettere. Uno di questi è tratto dal dialogo di Forest con la mamma morente. Forest entra nella stanza dove la mamma è visitata dal medico. Lei ha un aspetto sereno e sorride al figlio che ha un'espressione sgomenta. "Cosa c'è mamma?" domanda il figlio. La mamma risponde che stava morendo ma che non si doveva preoccupare perché la morte fa parte della vita: tutti siamo destinati a morire. La mamma cerca di consolare il figlio per la sua morte e gli spiega semplicemente un mistero così grande con parole semplicissime. E' vero, se in fondo nella nostra venuta al mondo, hanno concorso, oltre a Dio, due persone, nel momento della morte entra in gioco solamente Dio. Anche se la morte è avvenuta per negligenza altrui, è chiaro che entra in gioco il volere di Dio. Infatti, tante persone che hanno subito incidenti gravissimi, sono sopravvissute. Sì, nella morte nessuno fa da tramite, se non Dio solo. Sì, fa parte della vita la morte. E' un atto normale a cui tutti noi dobbiamo andare incontro, ma è difficile spiegarlo solamente così, non è solamente così, ci deve essere ben altro. Il dolore per la morte di un proprio caro, è il dolore più profondo. La morte è una cosa seria, non si può spiegare solamente come una cosa normale, dev'esserci qualcosa di più. E' vero, fa parte della vita e dobbiamo essere pronti ad affrontarla: sia la nostra che quella dei nostri cari. Dio interviene quando è l'ora, ci prepara... E' un grande pedagogo!

mercoledì 19 ottobre 2011

Il bello della.... croce...

Bhe, il detto comune era: il bello della vita è che non sai mai quello che ti capita.... Ricordo di aver visto, parecchi anni fa, il film "Forrest Gump" che raccontava l'esperienza di un ragazzo con il quoziente intellettivo poco più basso del normale. Con un po' d'ironia, tratteggiava la drammatica storia di chi nella vita non ha avuto più di tanto, ma è riuscito a superare la sofferenza con la maestria di chi la conosce bene fin da bambino. La sofferenza è una maestra di vita: insegna ad essere forti, a sviluppare la volontà di riuscire comunque nonostante i fallimenti e gli ostacoli. In quel film la mamma diceva al figlio che la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita.Questo talvolta spaventa: la vita è imprevedibile. Capita di prepararsi ad affrontare una determinata croce ed invece ecco che se ne presenta un'altra, che non ti aspettavi e a cui non eri preparato. La vita tante volte sembra tingersi di una certa monotonia: sempre le stesse cose... ma ad un certo punto ti accorgi che quella stessa cosa che si fa, si presenta in modo diverso, che i sentimenti che l'accompagnano o il contesto è cambiato. E' un po' come un palcoscenico: gli attori sono gli stessi ma la scena cambia. Tale sembra la vita: si tinge, nella sua monotonia, di colori diversi, variegati. Allora comprendiamo, riflettendo su questo, che dobbiamo adattare i nostri schemi mentali, a questa nuova dimensione della vita che si presenta. Il bello della croce... è questo: si presenta sempre in modo differente, ti chiede una risposta particolare, diversa, ti costringe ad analizzare, a trovare soluzioni sempre più adeguate, mentre scava dentro il cuore, muta la fisionomia di esso, rafforzandolo, mettendolo anche alla prova. E' un po' come salire sulle montagne russe: è un gioco che sembra pericoloso e suscita dentro il cuore alcune sensazioni contrastanti: paura ma nello stesso temppo piacere.... Ecco, la vita sembra così...

martedì 18 ottobre 2011

Il Celebrante

                                                        
Il celebrante quindi, non è tenuto a inventare chissà che cosa per attirare la gente. Egli deve far comprendere l'importanza del sacrificio Eucaristico e non può aggiungere qualcosa di sua iniziativa, cambiare qualche formula. Egli deve saper indicare Cristo e la sua presenza reale.

lunedì 17 ottobre 2011

La Celebrazione Eucaristica

Come avevo detto, prendo spunto da un discorso di don Guido Marini, Cerimoniere del Papa, per commentare alcuni aspetti della celebrazione della Santa Messa. Si deve riflettere davvero sull'autentico valore della Santa Messa, cosa essa significhi e quali siano i suoi frutti.
Purtroppo, di questi tempi, troppe volte vediamo chiese sempre più vuote, disertate soprattutto dai giovani. Allora, per attirare le nuove generazioni, ecco che si pensa di cambiare qualcosa nella Santa Messa, pensando che bisogna renderla più moderna, magari al tempo di rock. Troppe volte scordiamo che il protagonista vero e proprio della Santa Messa è solamente Gesù Cristo presente nell'Eucarestia e che se cerchiamo altro, rischiamo di spostare il nostro interesse in cose che servono solo come contorno.

domenica 16 ottobre 2011

Che cosa chiede il Signore?

Il cristiano vero non è colui che ama vivere sulle nuvole ma chi vive profondamente, fino in fondo la vita, con tutte le gioie e i dolori. Anche le gioie vanno assaporate con gusto: esse sono un dono di Dio. Non lasciamoci sfuggire tutte le opportunità: la vita è breve e quando meno ce lo aspetteremo, Egli ci chiamerà a sé. Non fermiamoci alle esperienze dolorose: esse come tutte le altre, anche le più belle, passano. E' vero che lasciano cicatrici abbastanza profonde sulla nostra pelle, ma esse possono essere il segno dell'amore, l'amore di una correzione lì per lì dolorosa ma necessaria. Allora, vivere la vita intensamente, assaporandone i profumi e gli aromi. La gioia si nasconde nelle cose più semplici e ordinarie: nella luce del sole e delle stelle, nel baluginio del mare, nel sorriso di chi ci è caro... E' questo che il Signore ci chiede, altrimenti non ci avrebbe donato i sensi.... Essi non esistono infatti solo per essere mortificati, soprattutto quando ci portano a lodare e ringraziare Dio.

sabato 15 ottobre 2011

Avere un sogno

L'uomo ha bisogno di possedere un sogno, dei valori su cui fondare la propria vita. Il sogno è la speranza per il proprio futuro, il desiderio profondo di raggiungere la felicità per la quale è fatto il cuore dell'uomo. Il sogno per eccellenza dell'uomo è Dio, possedere in sé quella fiamma d'amore che lo proietta nell'eternità. Il sogno è la buona notizia che questa vita è eterna e non ha mai fine.

venerdì 14 ottobre 2011

La potente intercessione della Madonna

Un'altra testimonianza, simile a quella di Gloria Polo, racconta del giudizio di Dio e del suo rigore, ma anche della potenza dell'intercessione della Madonna. Questa volta il protagonista di quest'esperienza è un uomo, anzi, un sacerdote il quale, in seguito ad un gravissimo incidente stradale, viene sottoposto al giudizio di Dio, severo: Dio gli dice tutta la verità sulla sua anima e perciò questa merita di andare nell'inferno. L'anima del sacerdote non obbietta nulla, non si ribella, perché sa che Dio sta dicendo il vero e che quella destinazione è ben meritata. Alla voce di Dio si alterna una voce femminile che lo difende, funge da avvocato: è la voce della Madonna. All'obiezione di Maria che Padre Steven è stato un sacerdote, Gesù risponde che è vero che è stato sacerdote ma per se stesso e non per Dio...
La Madonna ha chiesto una nuova opportunità per l'anima del sacerdote e l'ha ottenuta.
Ho riportato questa testimonianza per affermare il rigore del giudizio di Dio ma anche la potenza della Madonna e della sua intercessione presso suo Figlio. Preghiamo perciò la Madonna che salvi le nostre anime e ci liberi dai pericoli della vita dai quali non scampiamo anche se indossiamo un abito o abbiamo un ruolo di rilievo nella Chiesa: il giudizio di Dio nei riguardi della nostra anima è vero e giusto.

giovedì 13 ottobre 2011

La preghiera più difficile

Al termine della Santa Messa nella lingua latina si diceva: "Ita Missa est". Infatti la preghiera non si esaurisce con l'atto liturgico ma si rende concreta nella vita, nel rapporto con i fratelli. E' la preghiera più difficile. E' facile sostare sul Tabor...Ma Gesù stesso invita immediatamente a recarsi a Gerusalemme dove subirà la condanna a morte attuatasi con la penosa via crucis. Interessanti i documenti scritti dal Cerimoniere Pontificio, don Guido Marini, che trattano sulla liturgia secondo il Concilio Vaticano II, di cui sono venuta in possesso. Essi fanno riflettere sul nostro modo d'intendere la liturgia e su come viverla. Essa deve sapersi incarnare nella vita, così come il Verbo di Dio si è incarnato per svelare agli uomini il volto del Padre. Ne parlerò in alcuni post traendo dai documenti le parti su cui intendo riflettere maggiormente. La carità di cui ci si nutre durante la preghiera, deve incarnarsi nel fedele.
La vita deve diventare una preghiera continua! Mi ha fatto vergognare un bel po' quando sono venuta a conoscenza del modo di vedere le cose degli Ebrei. Gli Ebrei, infatti, ringraziano Dio per ogni cosa: per la pioggia, il sole... Per tutto c'è una preghiera di ringraziamento. Tutto è visto attraverso la lente della fede.Dovremmo fare anche noi così. Lo dice anche san Paolo, vero fariseo: "ringraziando continuamente Dio cantando inni e cantici spirituali".
Si deve trasformare la propria vita in un continuo inno e cantico spirituale. Noi Cristiani siamo fortunati: abbiamo lo Spirito di Dio, Colui che ci ha insegnato a vivere come Dio... Perché quindi aver disimparato a ringraziare? Certo, la riconoscenza deve possedere radici molto profonde nel nostro spirito e deve assorbire la nostra vita e nutrirci di essa...

mercoledì 12 ottobre 2011

Abbracciare la croce... nel silenzio della morte

Atto significativo di Gesù durante la passione fu quello di baciare la sua Croce. Baciare la propria croce non ha nulla di poetico, nemmeno assume la parvenza di poesia. E' molto difficile baciare la propria croce, la propria sofferenza, eppure necessario. Baciare la croce essendo consapevole che essa porterà alla morte, si vive in modo drammatico e cocente. Chi non soffre di fronte all' agonia dei propri cari? Baciare la croce, sanguinanti, doloranti capendo che l'epilogo di essa sarà la morte, è dura. Parlare di croce e vivere la croce, è tutta un'altra cosa.