sabato 21 novembre 2015

Terrorismo

Ieri nuovamente un venerdì di sangue, i terroristi hanno colpito ancora, questa volta nel Mali... Altre persone uccise ingiustamente. Dal 2001 è un'escalation di violenza, con episodi sempre più ravvicinati, soprattutto da quando la Francia ha risposto con le armi. Si sa, la violenza chiama la violenza e d'altronde loro non aspettavano altro. Stavano stuzzicando l'occidente attendendo una risposta significativa, che “giustificasse” i loro orridi atti di violenza.
Sui social si è spesso ripetuto che non si sono ricordati i morti del Kenia, i morti della strage dell'Università cattolica. Io li avevo ricordati, anche perché loro sono morti soprattutto per la loro fede cristiana.
Se vi ricordate, la domanda dei terroristi ai poveri malcapitati era: “Sei cristiano?”. Al loro sì la pallottola e la conseguente morte erano assicurate... e io direi anche il paradiso. Ne avevo parlato, dicendo che erano stati coraggiosi e che in quel momento in cui ti stavano puntando un fucile alla tempia, era estremamente difficile non abdicare alla propria fede. In Francia non c'è stata questa netta divisione tra cristiani e musulmani, è stato più che altro un atto per far tremare l'occidente, per non permettergli di fare sogni tranquilli e anche per colpirlo al cuore, per dichiarargli guerra, per dimostrare l' “onnipotenza” dell'Isis. Onnipotenza che prima o poi finirà, come ogni regno fondato sul male. 
Morire per la fede è stato un privilegio per quei ragazzi coraggiosi del Kenia, un grande atto di coraggio forse non ricordato abbastanza, ma la terra, che ha accolto il loro sangue ed è stato irrigato da questo, germinerà sicuramente in bene, vero bene e quelle anime, che sono altrettanto angeli come quelle francesi, hanno avuto sicuramente le porte del Paradiso già spalancate... Sono stati dei martiri, cristiani!

Nel Mali la modalità è stata praticamente più simile a quella del Kenia. Chiedevano ai poveri malcapitati di recitare almeno una sura del Corano, se non la sapevano, la morte era assicurata. Immaginiamo la paura, il timore di queste persone. Io credo che tutti noi dovremmo attuare le parole del Vangelo: Gesù esortava a prepararsi ogni giorno per il Cielo, perché nessuno di noi sa l'ora e il momento. Dobbiamo quindi essere preparati, fare del bene ogni giorno. Anche se noi non ci accorgiamo, i nostri pensieri predominanti sono guidati quasi tutti dalla consapevolezza che c'è ancora tempo per cambiare... ma immaginiamoci, visto che il pericolo è reale e possibile in ogni momento, di avere uno di questi terroristi che ci puntano un fucile alla tempia e ci domandano se siamo cristiani. Bhe... tanto per il fatto di essere occidentali, siamo già spacciati, per cui sarebbe perfettamente inutile parlare male della nostra Patria come hanno preteso da alcuni ostaggi americani e cinesi, e anche recitare una sura del Corano, visto che non siamo Musulmani. La morte, quindi, è assicurata. Cosa fai in quell'attimo, in cui sai che il tuo futuro, in un istante è diventata la vita eterna?

A freddo, ascoltando i fatti del Kenia e del Mali, avrei risposto così: conosco qualche sura del Corano, ma francamente, sono orgogliosa di essere cristiana e di professare la mia fede cattolica e, sebbene tremando, forse sforzandomi o avendo dei rimpianti del bene che non ho fatto durante la mia vita terrena, non reciterei nessuna sura ma il Padre nostro. 
Mi piace l'esempio di Quattrocchi, quel genovese che tempo fa, morì in modo coraggioso, guardando in faccia la morte e colui che gliela stava sbattendo in faccia. Vorrei prepararmi a questo modello, ad essere pronta alla morte, come anche il nostro Inno Nazionale dice e questa preparazione deve avvenire giorno per giorno.
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