sabato 6 aprile 2013

Il giorno più lungo


Il giorno più lungo ed importante della storia dell'umanità è senz'altro la Pasqua. Si tende sempre a dare la priorità alle feste natalizie perché ormai hanno assunto una connotazione consumistica. Tutto si sintetizza in uno scambio di regali, in un mero desiderio di essere buoni solamente a Natale; alla fine questo si esaurisce i
n un istante, come una bolla di sapone al sole della quale non vi sarà che un vago ricordo. Il ciclo delle grandi feste liturgiche vogliono far riflettere sui grandi misteri della nostra fede e fare in modo che non si dileguino come quella famosa bolla di sapone e, siccome la Chiesa è sapiente, le ripropone ogni anno. È un po' come la faccenda di uno scolaretto che passa e ripassa la lezione: prima di interiorizzarla, farla sua ci vuole del tempo. Quante volte ci siamo accorti che alcune nozioni, apprese sui banchi di scuola, le abbiamo interiorizzate dopo anni, quando eravamo già adulti, talvolta già con i capelli bianchi! Interiorizzare non vuol dire semplicemente imparare, vuole dire farla propria totalmente, far nascere la passione per quella cosa e combattere per essa. Potreste obbiettare: “ma non sempre si può avere la passione per tutto!”.
Vero! Non si può avere la passione allo stesso tempo per la matematica e l'italiano, c'è gente che la possiede, ma non è di tutti. In questo caso bisogna avvertire la priorità di tale esigenza nell'uomo, valutare seriamente ciò che per la vita è importante. Diciamo che sapere bene la matematica o l'italiano non implica una questione di vita o di morte. Un bambino che ancora non ha studiato queste materie, vive benissimo e felicemente. Non è così per lo spirito dell'uomo. 
La mentalità di oggi è un mix di tante filosofie e tra tutte queste non prevale nessuna se non il relativismo. Questo decreta la morte della spiritualità del nostro tempo: pochi assorbono radicalmente un ideale anche buono: prende di esso ciò che più gli confà e non riflette su ciò di cui ha veramente bisogno. L'uomo vive più che altro di ciò che è invisibile, della sua interiorità. La ricerca del benessere equivale alla ricerca disperata dell'uomo d'oggi della felicità. Purtroppo comprende troppo presto che ciò non è possibile, che ciò che è materiale non lo soddisfa. È lo spirito che anela all'eternità, lo proclama pure un salmo bellissimo, il salmo 62:
“O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco, di te ha sete l'ANIMA mia, a te anela la mia CARNE.”.
Ciò che riguarda lo spirito, chiama in questione anche la carne, il nostro corpo. Non può rimanere una cosa semplicemente spirituale, ma deve coinvolgere tutto il proprio corpo... Basti pensare al dolore della Maddalena al momento della morte di Gesù e quando non riusciva a trovare il corpo del Signore. Deve esserci un equilibrio tra spirito e corpo. L'amore si concretizza con entrambe. 
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