venerdì 19 aprile 2013

Fedeltà

Riflettiamo oggi sulla prima lettura della santa Messa. Saulo, fremente vendetta contro i cristiani, ma fedele alla sua vocazione di Fariseo osservante, ottiene talune lettere per incastrare alcuni cristiani e, mentre si recava sul posto, sulla via per Damasco, succede qualcosa che nemmeno lui si sarebbe aspettato: gli appare una luce folgorante che si presenta come Gesù che lui perseguitava. Gesù non poteva essere perseguitato perché ormai era già morto in croce e risuscitato quindi, come dice un passo della Scrittura, risuscitato più non muore. È ciò che aveva predicato in vita, la sua realizzazione: chi darà un solo bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli perché mio discepolo, otterrà la sua ricompensa e lo avrà fatto a me. Saulo perseguitava Gesù nella persona dei cristiani. Troppa era la luce che gli era apparsa e rimane cieco. Che cosa ha incantato Dio di Paolo? La sua fedeltà dirompente? E proprio su questo volevo riflettere: la fedeltà. Spesso nella Bibbia, anche nell’Antico Testamento, si cita la fedeltà di Dio nell’amore. Ci abbiamo meditato abbastanza? Forse la fedeltà si comprende praticandola, anche se, ovviamente, anche questa è un dono di Dio. Che cosa è veramente la fedeltà? Sembra che questo sia un concetto
dimenticato nei giorni nostri, come un oggetto finito tra altre virtù nel museo dell’antichità. Tutto è relativo, si fanno le cose solo se ci si sente: appena appena si avverte un po’ di dolore, si abbandona subito. Non è così. La fedeltà si vaglia nella sofferenza. Essere fedeli ad un ideale e fare di tutto affinché non si tradisca mai, nonostante il sostenimento di esso, abbia portato il nostro cuore a sanguinare è la stessa fedeltà che portò Gesù sulla croce.  Fedeltà è essere fedeli nonostante tutto a quel sì iniziale che ha compromesso l’intera esistenza: gli uomini forse non riconosceranno quel sì, ma Dio che sa tutto dell’uomo, sa quando quell’anima ritorna fedelmente al suo sì iniziale, nonostante abbia la libertà e anche la possibilità senza rischio di peccato, di dimenticare quel sì modificato dagli eventi della vita. L’anima fedele non riuscirà a dare il suo cuore ad altri se non a Dio. Non si può tradire il primo sì dato a Dio, perché quel sì era autentico. Si è conosciuto Dio, almeno un po’ e tanto è bastato per donargli totalmente il cuore. Accadde questo a Saulo. Conosciuto Gesù non poteva più tradire il suo ideale. Fedele per predisposizione, ha conosciuto il vero volto di Dio in quel momento e ha compreso che quello che aveva conosciuto fino a quel momento, non era il Dio vero. Pure nel libro di Giobbe troviamo quest’affermazione: “Ti avevo conosciuto per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono!”. Quegli occhi avevano visto Dio e quando si vede Dio si comprende la fedeltà anche nel dolore e nel tradimento. Ecco perché i santi ne passarono tante: la fedeltà è una virtù che non deve finire nel dimenticatoio, ma deve essere curata giorno per giorno, perché è la base della spiritualità solida cristiana. Allora si può comprendere quando sia grande la fedeltà di Dio nei nostri confronti: nonostante gliene facciamo tante, lui ci ama, non può tradire il suo amore…
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