giovedì 20 dicembre 2012

La fede dei Patriarchi

Questo è l'anno dedicato alla fede, ma non è semplicemente per tale motivo che tratto di ciò in questi post. Nel post precedente abbiamo trattato sul dramma della fede. Scorrendo pur velocemente, l'Antico Testamento, non possiamo non fermarci a riflettere sul Padre della Fede per eccellenza: Abramo. A lui Dio aveva promesso una discendenza numerosissima come le stelle del cielo e, alla prima occasione, ecco che gli domanda di sacrificare il suo unico figlio. Egli obbedisce a Dio, rispondendo persino al figlio Isacco che non dubitava di certo dell'amore che Abramo aveva per lui, che Dio stesso avrebbe provveduto ad ottenere l'agnello sacrificale. Sì, nella nostra vita tante volte accade così. Dio promette una cosa, ti fa comprendere che quella è la strada giusta per compiere la volontà sulla terra e poi, come ad Abramo, ti domanda di sacrificare quello che ti aveva promesso. Il dramma più profondo di questo è che talvolta non arriva l'angelo a fermarti la mano nel sacrificare quello che precedentemente ti aveva promesso, ma la scure si abbatte inesorabile. Ed è lì che davvero si prova la fede. Quando tutto va bene, siamo capaci tutti di lodare Dio, ma quando la scure di Dio si abbatte su ciò che aveva promesso e che ti sembrava davvero di aver compreso in esso il disegno di Dio, sopraggiunge una confusione totale. La volontà di Dio si offusca in modo così intenso che non sai più che passo fare. Egli tace ed il silenzio di Dio, chi l'ha sperimentato lo sa bene, è più pesante della scure che si abbatte. In questi casi si sperimenta se la casa è costruita sulla roccia o sulla fragile rena. Se tutto va bene, se splende il sole della certezza nella nostra vita, non sapremo mai se la nostra casa poggia semplicemente su cose umane e transitorie.
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