sabato 12 febbraio 2011

Dal "pietà di me" al "pietà di noi"

Riconoscere i propri peccati e umiliarsi davanti a Dio è un grande dono. Bello ed edificante l'atteggiamento del pubblicano al Tempio. Il Signore ha sempre lodato gli umili: chi riconosce i propri limiti o chi ha il coraggio di bussare alla sua porta anche se ne è stato respinto. A questo proposito ricordiamo la donna Siro - Fenicia che lo supplica di liberare la propria figliola da un demonio. Gesù, a tutta prima, risponde in modo molto forte..."Non è bene dare ai cani..." non ai cagnolini! La vera traduzione riporta il termine "cani". L'atteggiamento di Gesù in quest'occasione è un po' come quando la nostra anima piomba nel buio assoluto e Dio sembra essere sordo alle nostre suppliche, eppure preghiamo, meditiamo con maggior impegno e tutto va storto, si è vittime nonostante tutto l'impegno, di se stessi, dei nostri limiti. La donna Siro - Fenicia non si scoraggia di fronte all'atteggiamento di Gesù e ha il coraggio di ribattere, riuscendo a strappargli il miracolo. Più delicato e complesso è il passaggio dal "pietà di me" ad "pietà di noi" che non è solamente vedere i difetti degli altri ma preoccuparsi della loro sorte eterna. Nonostante la preghiera, tante volte c'è un muro di separazione fra il "pietà di me" e ill "pietà di noi", muro che è quello dell'egoismo. Sì, ci s'interessa della sorte della propria anima ma non di quella degli altri.
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