sabato 2 febbraio 2013

La ferita al costato

Chiesa del Gesù, centro Genova. Un museo in un edificio sacro: pitture su cui meditare, architettura ad ampio respiro per aiutare lo spirito ad unirsi a Dio. Le pitture un tempo servivano per far conoscere la Sacra Scrittura a coloro che non sapevano leggere: il vangelo durante la messa era in latino e la povera gente non comprendeva quasi nulla. Poi i cambiamenti: la lingua nazionale introdotta nella santa Messa in modo da rendere la Sacra Scrittura comprensibile a coloro che non avevano una certa istruzione. Veniva poi spiegata dal sacerdote durante l'omelia. Gli affreschi avevano quindi un carattere pedagogico. Adesso sono diventati oggetto di meditazione: le figure, i colori, le espressioni dei volti.... Ed è proprio un dipinto, seppur non propriamente appartenente all'edificio della chiesa del Gesù, ma stampato in un cartone adibito ad informazione sull'attività del Cardinale in occasione dell'anno della fede voluto da papa Benedetto XVI. Un dipinto stupendo che raffigura Gesù giovanissimo e un san Tommaso piuttosto anziano con una barba bianca, stupefatto mentre mette un dito nella ferita del costato di Gesù, segnato dalla lancia del soldato romano che voleva accertarsi della sua morte. Il segno, insomma, della sua passione. Per chi conosce la storia è automatico riconoscere nel dipinto l'episodio di san Tommaso dopo la resurrezione di Gesù. Tommaso non crede al racconto degli altri apostoli che, entusiasti, gli raccontano di aver visto Gesù risorto. “Se non metterò le mie mani nelle sue ferite, non crederò”... e Gesù che sente tutti i loro discorsi, entra nuovamente nel luogo in cui i discepoli si nascondevano per paura dei Giudei, per raggiungere il cuore indurito di Tommaso. Gli fa mettere il dito nel suo costato. Il dipinto dimostra proprio come Tommaso mette il dito nello squarcio. Già, per riconoscere Gesù bisogna rifugiarsi spesso nelle ferite della sua passione, non si ci può nascondere tra la folla che assiste ai suoi miracoli....
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