mercoledì 23 maggio 2012

La conversione dell'Innominato


La conversione dell'Innominato... A prescindere da come si è scherzato riguardo alla scelta di Alessandro Manzoni di non rendere manifesto il nome di quel Signorotto potente, tanto temuto dalla popolazione, il racconto della conversione dell'Innominato induce alla riflessione, perché, pur essendo ambientato nel 1600, scritto nel 1800, rimane sempre attuale. I prepotenti hanno sempre la meglio sui deboli e poveri. Ma qualcosa di inaspettato, soprattutto per chi ha assistito alle scelleratezze dell'Innominato, sta per accadere: egli accetta d'impeto di aiutare don Rodrigo nella sua impresa, però sente un soffocamento interiore appena questo s'allontana da lui. L'innominato non riesce ad aggiungere questa scelleratezza alle altre. Sente un'inquietudine molto forte impadronirsi del suo cuore ed avviene una lotta furibonda tra l'uomo nuovo che sta nascendo in lui e quello vecchio che rivendica il suo onore, non vuole passare per debole. Nel suo cuore echeggia distintamente il nome di Dio... ed inoltre a questo suo rimestamento interiore, ci si mette pure Lucia a girare il coltello nella piaga, dicendogli che per redimersi, per scontare il male fatto, non ha altro che compiere una buona azione: liberarla. La cosa strana su cui riflettere è questa: l'innominato era una persona molto più cattiva di don Rodrigo. Egli aveva perpetrato i suoi crimini, godendo dell'altrui dolore senza rimorso, eppure proprio lui Dio sceglie per appropriarsi del suo cuore e compiere il bene tramite la sua persona. L'innominato è tormentato dal rimorso del male commesso e sente tanto timore del giudizio di Dio. Anche don Rodrigo in fondo allontana questo rimorso che vuole impadronirsi del suo cuore. Lo dimostra quando Alessandro Manzoni, racconta il momento in cui fra Cristoforo si reca da don Rodrigo per distoglierlo dal suo nefando proposito. Don Rodrigo lo allontana temendo di cedere al timore di Dio. Fra Cristoforo, infatti, avendo provato con le buone, non riesce più a controllare la sua natura focosa che ha incanalato nel servizio del bene e punta il suo dito accusatore su don Rodrigo ricordandogli che il male ricade su di chi lo compie, attirandosi così la maledizione di Dio. Anche don Rodrigo ha un certo fondo buono, ma ha ancora la forza per metterlo a tacere... L'Innominato tenta di allontanarlo ma non riesce, lo sopraffà e finalmente, cede, si reca dal cardinale Federico Borromeo e gli dice tutto, anche della faccenda di Lucia.
Questo ci induce a riflettere sul fatto che in ogni uomo c'è un germe di bene che va innaffiato con l'acqua cristallina della preghiera. Dio, attraverso questa, compirà miracoli che stupiranno e incanteranno.
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