venerdì 2 marzo 2012

Lo stupore


Questa vita frenetica ci ha portato a dimenticare alcune emozioni positive fondamentali come ad esempio lo stupore. Tutto sembra scontato e non è mai oggetto di riflessione. Senza dare immediatamente la colpa alla città sommersa di cemento, basta guardare noi stessi e potremmo fare una meditazione piena di stupore, lo stesso stupore che rapì colui che scrisse la Genesi. Guardiamo le nostre mani che si muovono, il nostro stesso sguardo che contempla... Sebbene siamo già “condannati a morte”, esistiamo in un tempo limitato, chiediamoci da che cosa scaturisce tale meraviglia quale siamo noi stessi! Forse non ci riflettiamo abbastanza, oppure ci disprezziamo troppo. Il nostro corpo pieno di vita, che si muove, soffre, spera e gioisce è un grande mistero e se leggiamo questa realtà con occhi di meraviglia, di stupore, non oseremmo fare del male a nessuno e nascerebbe il pieno rispetto della vita. Da ciò nascerebbe la cultura della vita e non della morte qual è quella di oggi. Infatti, la cultura del nostro tempo è mascherata da cultura della vita: tutto si fa per rispetto dell'altro o della persona, anche uccidere: pensiamo all'eutanasia e all'aborto. Ma come si possono compiere delitti del genere, senza pensare ai diritti di colui del quale decidiamo il suo destino? Forse si vuole cancellare un'angoscia profonda che non fa accettare la sofferenza e non permette di affrontarla, ma facendo tali nefandezze, lo spirito è sommerso da lotte ancor più aspre, dovute alla coscienza che non vuole e non può accettare alcun delitto. Sì, perché una persona, se conduce una vita normale e commette un aborto o pratica l'eutanasia su un proprio caro che non vuol vedere soffrire, non agisce pensando di uccidere: forse decide spinto da quella sofferenza terribile che gli lacera il cuore non pensando alle vere conseguenze che poi si faranno sentire. Ma c'è anche uno stadio in cui la coscienza diventa insensibile al male che si commette e non sente più alcun rimorso, anzi sente quasi una soddisfazione perversa che lo trascina nel baratro dell'inferno, se non quello vero, quello spirituale...
Bisogna riscoprire, perciò, alcuni sentimenti positivi e coltivarli perché la vita si assapora attraverso questi. È vero che bisogna agire tramite la ragione e la volontà, ma è pur vero che i sentimenti fanno parte della nostra vita e soprattutto quelli positivi vanno coltivati: anch'essi costituiscono la nostra realtà.
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