martedì 2 novembre 2010

Credere nell'impossibile

Dopo la pioggia, oggi, il sole fa capolino da un cielo ancora parzialmente coperto di nubi minacciose. Oh sì, è sempre così! Dopo la pioggia viene sempre il sole. Ieri, meditando sui Santi, mi sono venute in mente cose che mi hanno fatto riflettere profondamente. I Santi, come spesso ho detto, non sono quelle persone che sono vissute nei trasporti confortanti di una fede sensibile o che sono stati circondati da ammirazione totale da parte di coloro che hanno vissuto accanto a loro. In realtà, hanno conosciuto molto spesso, la notte oscura dei sensi. Hanno sperimentato il senso di inutilità delle loro opere e l'abbandono più amaro, sia da parte di Dio che degli uomini. Mi è venuta in mente l' esperienza di san Francesco. Egli, alla fine della vita, entrò in una depressione più assoluta. Pensò addurittura che tutta la sua opera fosse stata inutile, che avesse seguito solamente la sua volontà e non quella di Dio, creando una congregazione specifica che prese in definitiva uno stampo totalmente diverso da quello che lui aveva concepito. Spesso sorvoliamo su questo punto e concludiamo che San Francesco compose il suo più bel cantico proprio quando era diventato cieco e sapeva che ormai stava per morire. Sì, tutto questo è vero, ma penso che alcune sofferenze interiori siano ancora più acute rispetto ad altre. La sua sofferenza comprendeva tutto un insieme di fattori: alla cecità si aggiungeva la crisi interiore, una crisi che è stata definita di fede. Il suo merito di santo? Quello di credere contro ogni speranza. A volte sembra pazzia, sembra pazzia anche per chi attraversa quel momento di sofferenza e di buio interiore, perché Dio si è nascosto VERAMENTE ai suoi occhi. Dio sembra essersi dimenticato di Lui. Con terrore, il credente, che ha sempre vissuto per Lui, si ritrova smarrito, in una solitudine che nessuno può sconfiggere. San Francesco aveva vissuto profondamente il momento della conversione, per cui la sofferenza intensa e lo "scoraggiamento" sperimentati alla fine della sua vita, erano in proporzione ad essi. Abbiamo un'immagine assai distorta dei santi: pensiamo sempre e desideriamo pensarlo, che siano "senza sentimenti", che sappiano superare ogni attimo di sofferenza senza che gli altri se ne accorgano... Ma non ci rendiamo assolutamente conto che, in realtà, anche Gesù non disdegnò affatto mostrare i suoi sentimenti più profondi nonostante fossero per noi, cristiani affermati, (!!!!!) negativi. Egli, infatti, pianse calde lacrime di fronte alla morte di Lazzaro. Non si vergognò per niente di mostrarle. Gesù è profondamente umano e la Sua santità, il Suo essere Dio, si manifesta nel credere e fare l'impossibile: risuscitare Lazzaro. Così San Francesco, nonostante il buio interiore, ebbe l'ardire di credere e affermare l'impossibile: "Laudato sii, o mi Signore, per sorella nostra morte...da cui nessuno può fuggire..."...
Anche santa Teresina, nell'arco della sua vita compose poesie stupende. Le sue consorelle commentavano dicendo che "doveva pur vivere nelle consolazioni"! Ma ella rispose: "Io scrivo solamente quello che voglio credere!".
Stupefacente, straordinario! Ma pure sconcertante!E...consolante! I Santi non erano già santi, ce lo dobbiamo mettere bene in testa, ma hanno saputo credere sempre nell'impossibile, nell'azione di Dio...
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